È morto Jürgen Bartsch, fondatore dei Bethlehem e pioniere del metal estremo
Il musicista tedesco Jürgen Bartsch è morto a 55 anni stroncato da una lunga malattia: con i Bethlehem aveva segnato per diversi anni il black metal
Il mondo del metal piange Jürgen Bartsch, fondatore e unico membro costantemente presente in formazione, fin dalla nascita del gruppo, dei Bethlehem, band tedesca che negli anni Novanta ha contribuito a plasmare un sottogenere noto come DSBM (Depressive Suicidal Black Metal).
La notizia della sua morte è stata ufficializzata mercoledì al termine di una malattia che non è stata resa pubblica. A rendere la notizia ufficiale la cantante del gruppo Yvonne “Onielar” Wilczynska.
La morte di Jürgen Bartsch
Con un post su Instagram, Onielar ha ricordato il musicista con parole commosse e di grande cordoglio: “Dopo una grave malattia che ha affrontato con grande spirito combattivo, il nostro amato amico e fondatore dei Bethlehem Jürgen Bartsch ci ha lasciati. Nel nome di Bethlehem, non ti dimenticheremo mai”.
Il ricordo dell’etichetta e dei fan
Alla notizia della scomparsa si è unito anche il cordoglio di Martin Koller, fondatore della Prophecy Productions, che ha pubblicato gran parte della musica dei Bethlehem: “Sono ancora sotto shock. È difficile descrivere cosa Jürgen rappresentasse, sia come artista che come persona. Ora siamo uniti solo dal dolore”.
Sui social i fan hanno tributato a Bartsch messaggi di ringraziamento e gratitudine per “gli album incredibili, i suoni inquietanti e i testi astratti” che hanno segnato la sua carriera.

I Bethlehem e l’eredità del Dark Metal
Bartsch fondò i Bethlehem nel 1991, diventandone subito il principale compositore. Bassista, autore di quasi tutte le canzoni della band, fu anche il primo cantante della band. Con il loro album d’esordio del 1994, intitolato profeticamete Dark Metal quasi a volere definire l’etichetta stessa della musica che li avrebbe caratterizzati, la band definì un suono unico che univa doom e black metal, segnando un nuovo percorso per la scena estrema europea. L’anno successivo arrivò Dictius Te Necare, altro disco fondamentale che consolidò lo stile cupo e decadente del gruppo.
Considerati i padri del depressive suicidal black metal, i Bethlehem hanno ispirato numerose band successive con la loro commistione di sonorità feroci e testi intrisi di disperazione esistenziale.
L’uomo dietro la musica
Nonostante la fama di musicista legato a tematiche oscure e molto cupe, Bartsch amava ricordare come la sua vita personale fosse ben diversa dall’immaginario estremo che evocava nei testi.
In un’intervista rilasciata lo scorso anno a Chaosphonia, Bartsch spiegava: “Non mi prendo troppo sul serio. Nella vita privata io e i miei amici ridiamo molto. La depressione e il suicidio sono solo una faccia della medaglia che abbiamo affrontato e analizzato con la nostra musica. Ma non c’è alcuna esaltazione da parte nostra a tutto questo. Fortunatamente la vita ci offre anche molto altro”.
Parole che rivelano la complessità di un artista capace di trasformare il dolore e le inquietudini esistenziali in arte, senza mai perdere il contatto con l’ironia e con la dimensione più umana della sua esperienza.IUl leadser