The Doors, Feast of Friends: John Densmore celebra la band con un dvd inedito

"L'alchimia che si crea in un gruppo è dovuta a una sorta di comunione di spiriti" racconta il batterista a Repubblica.

Si chiama Feast of friends ed è un docu-film completamente inedito, realizzato durante il tour del 1968 dei Doors dalla band stessa.

Il gruppo cominciò a girarlo e a produrlo, ma il progetto fu interrotto a causa delle vicende legali di Jim Morrison.

Completamente rielaborato ed arricchito di ulteriori contenuti inediti, il film vede la luce grazie all'iniziativa del batterista John Densmore che ha ritenuto il dvd il miglior modo per omaggiare la band che ha perso i suoi componenti (Morrison nel 1971, Ray Manzarek l'anno scorso).

E' un vero e proprio spaccato sulla vita artistica della band in tour: dai filmati dei concerti a immagini inedite girate direttamente dai Doors. La colonna sonora è stata curata e rimasterizzata da Bruce Botnick, con cui spesso hanno collaborato. Il video, in dvd e blu-ray, uscirà l'11 novembre.

Intervistato da Repubblica, Densmore ha così spiegato com'è nato questo film:

Quelle registrazioni non nacquero per caso. Jim e Ray si erano conosciuti alla scuola di cinema, avevano entrambi un grande amore per le immagini, e anche a me e a Robbie piaceva l'idea di raccontarci in un film. Feast of friend è nato così: un pomeriggio mentre facevamo le prove ci siamo detti che sarebbe stata una buona idea filmare quel che facevamo. Siamo stati i primi, e ancora oggi vado fiero di quel lavoro.

Naturalmente sono immagini che gli fanno un grande effetto, infatti dice:

Per forza, vedere Jim e Ray vivi fa un effetto strano, e mi commuove. Eravamo ragazzi, facevamo grandi cose. Questo film, con il suo bianco e nero, mostra quel che eravamo e non tornerà mai più. Ci sono le nostre performance, la nostra giovane esuberanza, l'entusiasmo. E grande musica.

Alla domanda su cosa ci fosse alla base della grandezza dei Doors, il celebre batterista ha le idee chiare:

L'alchimia che si crea in un gruppo è dovuta a una sorta di comunione di spiriti. Avevamo caratteri molto diversi, in qualche maniera rappresentavamo bene il melting pot culturale dell'America: io arrivavo dal jazz, Robbie aveva un forte background nel flamenco e nel folk, Ray era radicato nel blues ma aveva avuto un'educazione musicale classica, e poi c'era Jim, colto e passionale, al quale uscivano le parole anche dalle orecchie. Era eccessivo e potente, ma anche dolce e gentile. Questo miscuglio era la grandezza dei Doors.

Un successo senza tempo quello della band che ancora oggi è tra le più amate di sempre dagli intenditori di buona musica. Densmore delinea così il segreto del successo:

Il successo è fatto essenzialmente di tre componenti. La prima, inevitabile, è la fortuna, anzi il "timing", come quello di un buon batterista: essere al posto giusto nel momento giusto. La seconda è la testardaggine, l'impegno, che fa da collante tra la prima e la terza, che è il talento. E l'ordine d'importanza è davvero questo, lo dimostra il fatto che tanti artisti hanno successo senza talento, così come tantissimi hanno talento ma non il successo. Il mito dei Doors resiste perché la nostra musica parla ancora a chi l'ascolta.

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Fonte: Repubblica

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