Marco Mengoni, #prontoacorrere - La recensione

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Marco Mengoni è tornato e nel modo migliore possibile. Un singolo apripista perfetto per le radio, una ballad che ha trionfato anche a Sanremo 2013 e scelta per partecipare -nella sua versione inglese- alla prossima edizione dell'Eurovision Song Contest.

A distanza di settimane dalla sua vittoria al Teatro Ariston, L'essenziale è costantemente alla numero uno della classifica dei singoli più venduti. Proprio con il brano che, alla vigilia, sembrava essere meno forte rispetto all'altro pezzo, Bellissimo, scritto da Gianna Nannini. Ma il televoto e la giuria così hanno deciso nella prima serata e così ha voluto anche il sabato sera, quando Luciana Littizzetto proclamava a voce alta il suo nome sotto l'entusiasmo e gli applausi del pubblico presente in sala.

Oggi, ad un mese dalla fine del Festival, è uscito il nuovo album di Marco, #Prontoacorrere, con quindici pezzi nuovi, a distanza di due anni da Solo 2.0 e dopo la meritava rivincita sanremese. Clicca dopo il salto per leggere la recensione:

Si parte con L'essenziale e il celebre inizio "Sostengono gli eroi", pezzo scritto da Roberto Casalino, intensa ballad di un amore "che non segue le logiche, ti toglie il respiro e la sete". Avvolgente e talmente efficace da rimanere subito impressa in testa. Non me ne accorgo sposa l'energia e ricorda a tutti -per chi lo avesse dimenticato- la voce camaleontica del cantante in un sound più elettronico e un ritmo più incalzante ("Non ti chiederò permesso, preferisco bruciarmi da solo che assecondarti adesso").

Non passerai è una confessione che ricalca gli standard dell'amore, tra ricordi, porte chiuse e una presenza che non c'è più. E, nonostante il tempo che passa, l'accettazione di capire che non passerà ("E non c’è niente che resiste al mio cuore quando insiste perché so che tu non passerai mai, che non passerà, (non passerai), non mi passerai non passerai"). Perfetta colonna sonora per chi soffre di 'mal d'amore', scritta da Tobias Gad autore in passato anche per Alicia Keys e Beyoncé, Un'altra botta gioca e ama non prendersi troppo sul serio ("Entri ed esci dal mio cuore con un click, dalla mia testa vuota come un trip, ti porti via di tutto poi mi lasci qui, ti porti via di tutto e poi mi lasci ancora qui"), alleggerisce le atmosfere intense del precedente pezzo. Se prima ci si mostra fragili, in questo caso la passione è gestibile, è quasi -appunto- un trip mentale spiazzante.

La vita non ascolta è un urlo per prendere il comando della propria esistenza, pigiando il piede sull'acceleratore del ritmo, tra batteria, sound elettronico e una vera e propria esplosione nel finale con un chiaro invito ("Lancia tu la sfida e dai grida adesso grida, vada come vada prendi tu la guida e grida adesso grida"). La titletrack Pronto a correre si apre immediatamente con la voce potente di Marco, mantenendo il ritmo del precedente brano con un efficace ringraziamento spiazzante ("Grazie per avermi fatto male non lo dimenticherò") ma senza autocommiserazione. Non c'è spazio, fino ad ora, per compatirsi. Anzi, dal dolore c'è il chiaro volere di ripartire

E' il momento di Bellissimo, il brano scritto da Gianna Nannini. Il ritmo e il sound è evidente fin dal primo ascolto, una vena rock che incuriosisce anche nell'ipotesi di poterla sentire cantata dalla sua autrice. Marco la interpreta al massimo ma si sente la sua firma. La valle dei re è stata scritta da Cesare Cremonini, un brano dal sapore onirico, citazione (in)volontaria in onore del Re Matto. Mengoni ha ammesso di essere quasi invidioso del lato autoriale di Cremonini ("il suo modo di scrivere, comporre e portare su disco delle fotografie precise con pochissime parole, ma che arrivano diritte al cuore come spade. E' molto di stomaco").

I got the fear, dal respiro internazionale, è cantato totalmente in inglese ed è la risposta (efficace) a chi chiedeva proprio di poter ascoltare il vincitore di X Factor e Sanremo, cimentarsi con dei pezzi in lingua straniera. Un pezzo pronto ad esplodere durante i concerti, adrenalinico e da cantare a squarciagola. Avessi un altro modo rallenta il ritmo, con una voce quasi sussurrata e bisbigliata di chi si trova solo in una casa e parla alla propria metà lontana, tra promesse d'amore, di intimità passionale a duro contatto con la realtà effettiva ("Avessi un altro giorno per guardarti lo farei, avessi una ragione per fermarti proverei a volare piano, ad andare lontano e ritrovare tutto"). L'emotività si scontra contro l'irrealtà e i sogni di un futuro diverso.

Evitiamoci (La solitudine) riprende quota, con un sapore più rock. Questa volta l'invito è quello della distanza, di stare lontani per non perdersi senza paura del tempo. E' la volta di 20 Sigarette, pianoforte e voce in evidenza. La storia ormai è conclusa, il ripercorrere i momenti, le speranze che l'amata sia felice, tra il desiderio di camminare e quella sensazione di un qualcosa di poco importante nel mondo. Un pezzo intenso e commovente ("Non c'è niente di speciale su nel cielo, solo un aquilone che resiste al vento gelido se a portarlo ero solo io come sai non è per sempre, per sempre"). Meravigliosa.

Spari nel deserto è stata scritta da Ivano Fossati ("L’ho conosciuto al suo ultimo concerto al Piccolo di Milano e qualche tempo dopo mi ha contattato. Aveva pronto un pezzo per me e ho sudato freddo per l’emozione"), un brano maturo e ben reso dalla voce di Marco. Con Una parola strizza l'occhio alle atmosfere dance, con una voce volutamente quasi robotica. L'album si chiude con Natale senza regali, malinconico e una festa che provoca l'esplosione dei ricordi e della solitudine tra luci nelle strade, un buio dentro se stesso e un amore finito ("Evito di guardare il mio riflesso sulle vetrine, sono già spento così")

Con Solo 2.0 Marco Mengoni aveva spiazzato, puntando ad un livello di qualità decisamente alto, con un sound diverso da quello che l'aveva portato ad esplodere nei piani alti delle classifiche. Personalmente l'avevo trovato anche un ottimo prodotto. Un coraggioso passo in avanti, un interessante sperimentare. Ha avuto meno fortuna del precedente e, probabilmente, ne avrà meno anche di #Prontoacorrere. Ci sarà sicuramente chi criticherà il nuovo sound, perché meno 'inusuale' rispetto al disco del 2009. Originale? Più 'commerciale'? Un album meno rischioso? Ha poca importanza questo paragone, perché ogni lavoro, teoricamente, dovrebbe evitare paragoni simili. C'è crescita? C'è. Come la voce, sulla quale è superfluo commentare la potenza, nota fin dal talent show -ai tempi- targato Rai. Marco Mengoni è tornato con dei brani convincenti, con pezzi che conquistano e questo è ciò che conta. E se questo nuovo sound musicale punta ai primi posti delle charts, ben venga, se è ciò che occorre per poter continuare ad ascoltare una delle nuove voci italiane più interessanti degli ultimi anni. L'album merita. Marco è pronto a correre, ha le potenzialità per farlo e il pubblico non sarà da meno.

Voto: 7,5

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