Yesterday compie 60 anni: il lampo che cambiò per sempre la canzone pop
Sessant’anni dopo, “Yesterday” resta il paradigma della perfetta ballad pop: nata in sogno, registrata in solitudine, consacrata da record e innumerevoli riletture. Ecco perché quel brano del 1965 continua a parlarci oggi.
La leggenda vuole che Paul McCartney si sia svegliato per quattro-cinque notti di fila con una melodia già formata in testa durante un periodo passato nel suo appartamentino di Wimpole Street, a Londra. Una volta in studio la registrò con un registratorino portatile, mugolando una frase musicale ma senza parole. La prima versione era di strofa ponte e ritornello: un minuto e quaranta in tutto.
Quando Yesterday era Scrambled Eggs
Prima di trovare le parole definitive, per mesi la canzone circolò con il titolo provvisorio “Scrambled Eggs”, – uova strapazzate – un promemoria ironico che McCartney giustifica con la sua colazione quotidiana e testimonia quanto la musica fosse arrivata molto prima del testo.
Nel 1965, quando i Beatles pubblicano “Help!”, uno dei loro capolavori assoluti, quel tema sognato diventa “Yesterday”: una riflessione tersa e malinconica sull’assenza, composta su una progressione armonica classica ma sorprendente per la scrittura del gruppo.
La rivoluzione di un quartetto d’archi
La canzone arriva in studio finita ma incompleta. L’ultima rilettura critica è quella di George Martin, il quinto Beatles, produttore e arrangiatore. Era l’uomo che si metteva davanti allo spartito e traduceva in note e colori tutto quello che i ragazzi – che per loro stessa definizione erano degli analfabeti che sapevano suonare ma non sapevano scrivere la musica – provavano in studio.
Impossibile passare a dei professionisti le intuizioni di Lennon e McCartney. Martin scrive la partitura e chiama un quartetto d’archi classico a sostenere voce e chitarra acustica di McCartney. Niente batteria, niente cori, nessun altro Beatle in sala: un gesto radicale per una band che, fino a quel momento, si era definita attraverso l’energia di un quartetto elettrico.
La scelta — registrare Paul in presa diretta e poi di sovraincidere gli archi — inaugura un’idea di produzione che aprirà strade nuove all’orchestrazione pop, influenzando decenni di cantautorato.

Yesterday dalla tv ai vertici delle classifiche
“Yesterday” viene presentata al grande pubblico televisivo nell’estate del ’65 e, pubblicata come singolo negli Stati Uniti, scala rapidamente la Billboard Hot 100 fino al primo posto, dove rimane per diverse settimane. In patria, il brano resta inizialmente un album track: il singolo nel Regno Unito arriverà solo più tardi, segno anche della particolarità del pezzo all’interno del repertorio beatlesiano.
È il primo brano dei Beatles che tradisce la band e i suoi fan: completamente diverso da tutti i precedenti e che fa da spartiacque con quella che sarà la band che verrà… “Era la canzone in cui dicevamo che eravamo diventati grandi, e che avevamo contenuti e argomenti che potevano essere di spessore….” avrebbe detto Paul McCartney della sua canzone anni dopo.
Il brano più reinterpretato (e trasmesso)
Nei decenni “Yesterday” diventa una sorta di standard contemporaneo. Le fonti internazionali la indicano stabilmente tra le canzoni più reinterpretate della storia della musica registrata, con migliaia di versioni ufficiali all’attivo, e i report delle collecting societies hanno certificato milioni di passaggi radio-televisivi solo fino allo scadere dello scorso millennio.
Il brano è stato eseguito in moda e forme diverse, dal jazz alla bossa nova, dal soul al rock da camera. La melodia di McCartney attraversa generi e continenti: un banco di prova che artisti diversissimi hanno scelto per misurarsi con la semplicità apparente e la difficoltà reale di un tema “perfetto”.