Stefano Filipponi sul palco nei panni di Arcadia, Taxi Driver è il suo brano d’esordio: “E’ un iter umano e artistico. X Factor? Un’esperienza traumatica”

Stefano Filipponi sul palco nei panni di Arcadia, ecco l’intervista su Soundsblog.it: il nuovo iter artistico e un bilancio su X Factor

E’ disponibile in rotazione radiofonica “Taxi driver”, brano d’esordio di Arcadia disponibile su tutte le piattaforme di streaming.

Scritto dallo stesso Stefano Filipponi con la produzione artistica di Gaetano Guardino e Giuseppe Lipari per l’etichetta Quelli come noi SRL di Simona Ubbiali, “TAXI DRIVER” è il primo brano di ARCADIA, cantante e queer performer che inaugura il suo percorso solista con un brano di stampo fortemente autobiografico.

La traccia squisitamente catchy e scandita da ritmate sonorità pop ripercorre il percorso di Arcadia e mostra come lei, attraverso delle ciglia finte e un po’ di make- up, abbia trovato la sua voce e la sua personale magia per trasformare le lacrime in una manciata di glitter. Spiega Arcadia a proposito del suo primo inedito:

«Dopo dieci anni da X Factor, posso comunicare il mio mondo in totale libertà, spogliandomi di ogni maschera e indossando quella di Arcadia! La mia è la voce di una drag queen che canta di periferia e di dolore, tra una manciata di glitter e una linea di eyeliner!».

Il videoclip ufficiale di “Taxi Driver”, diretto da Enea Colombi, è volutamente spoglio e maestoso per dar spazio ad una visione sognante e ad un’eleganza senza tempo. Come in un tableau vivant, il vuoto spaziale della stanza conferisce iconicità̀ ad Arcadia, che diventa quasi una statua, un simbolo. Potete recuperarlo cliccando qui.

Ed ecco, a seguire, la nostra intervista.

Quando è nata Arcadia come tuo alter ego e quando è nata la decisione di seguire questo percorso artistico con un brano ufficiale?

Arcadia è nata durante un attacco di Stendhal. Ero rimasto letteralmente ipnotizzato da un dipinto di Dante Gabriel Rossetti, la Veronica Veronese. Stessi capelli rossi, stessa profonda malinconia e stessa febbricitante accettazione. “Arkadia” è anche il nome di un centro commerciale di Varsavia, una delle città più belle in cui io sia mai stato. Appena vi entrai, ebbi un’epifania: l’esagerato sfarzo, le vetrine con le torte, l’estetica sovietica. Ho scelto di togliere la “K” perché Arcadia è italiana! Poi ho scelto questo nome perché, per me, tutto deve nascere dalla poesia. L’”Arcadia” è un’accademia letteraria, fondata nel 1690 in Italia, in cui ogni partecipante doveva assumere, come pseudonimo, un nome di ispirazione pastorale greca e io ho scelto proprio il nome di Arcadia. Il mio percorso musicale e artistico è coinciso perfettamente con quello umano, quando ho compreso e accettato le mie diverse sfumature sono riuscito a superare i tanti ostacoli che mi ponevo da solo, quella parte auto-sabotante che proveniva proprio dalla mia mente. Arcadia è nata anche per questo, soprattutto per facilitare la mia comunicazione sul palco. Indossando una maschera ci si sente meno nudi, si percepisce di meno il peso della propria vulnerabilità. È come avere una corazza addosso e, allo stesso tempo, essere sé stessi al cento per cento. Non ho scelto di creare Arcadia per l’esigenza di vestire dei panni femminili, ma per creare un mondo immaginario legato alla libertà e alla fantasia, in cui rifugiarmi quando ne ho bisogno. Sul palco nei panni di Arcadia. Fuori dal palco nei panni di Stefano. La decisione di far uscire un primo brano è stata la naturale e spontanea conseguenza di questo iter umano e artistico.

Che ricordi hai dell’esperienza di X Factor? Hai ancora seguito le ultime edizioni? C’è qualcuno che ammiri o segui particolarmente?

Devo essere sincero, per me quell’esperienza è stata davvero traumatica e, forse, è arrivata prematuramente. Non avevo le spalle abbastanza larghe per affrontare una simile pressione. Mi ci è voluto parecchio tempo per metabolizzare quei tre lunghi mesi, per comprenderne i benefici. Sia a livello umano che artistico sono cresciuto molto, anche grazie ad X Factor. Mi ha buttato prepotentemente fuori dalla mia zona di comfort e mi ha fatto capire che se si vuole far sentire la propria voce, bisogna lottare. Di X Factor ho pochissimi ricordi, del palco e delle esibizioni ho rimosso quasi tutto. Come dei flashback di una vita passata. Unico goal: nel loft dove eravamo reclusi ci si poteva abbuffare di qualsiasi tipo di cibo, come essere in crociera! Non ho seguito le ultime edizioni, ma mi è capitato di vedere qualche esibizione. Gli artisti che calcano quel palco sono tutti eccezionali e Mahmood è l’esempio del connubio perfetto tra talento e passione.

Ci saranno anche altri brani di Stefano, paralleli, o intendi seguire questo nuovo percorso artistico?

Credo proprio che ci saranno altri brani di Stefano (che strano parlare in terza persona!) paralleli a quelli di Arcadia, che è un personaggio di fantasia e ha il suo percorso.

Come hanno reagito i fan e che rapporto hai con i social?

La maggior parte dei miei fan hanno accolto Arcadia a braccia aperte e questo mi ha sorpreso positivamente. Posso comprendere anche quei pochi che non hanno abbracciato questa mia sfumatura, ognuno ha le sue personali motivazioni. Questo step però era indispensabile per farmi conoscere nella mia totalità. Con i social ho un rapporto un po’ ostico, in realtà, non sono molto confident nell’espormi costantemente. Mi piace comunicare attraverso l’arte e sto capendo come adattare le mie modalità di espressione a questi nuovi contenitori, per me è una sfida e sono felice di coglierla al 100%!

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