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Soundsblog intervista Carlo Alberto di Amici 2012: “Non mi sento mai arrivato. La felicità? E’ effimera, rincorro la serenità”

Carlo Alberto di Micco è il concorrente che si è classificato terzo di Amici 2012: Soundsblog lo intervista in occasione dell’uscita dell’album “Controvento”

pubblicato 25 Ottobre 2012 aggiornato 30 Agosto 2020 12:56

Chi ha seguito l’edizione 2012 di Amici si ricorderà sicuramente di Carlo Alberto.

Classificatosi terzo nella finale all’Arena di Verona, il ragazzo, appena 19enne, aveva convinto anche la Giuria al punto da assegnargli il premio della Critica. Nel corso delle puntate si era distinto per la sicurezza della sua voce, sostenuto da sempre dalla sua insegnante Grazia di Michele.

E dopo il singolo “Il sole cade” è il momento del primo album “Controvento“, anticipato dal secondo brano estratto “Tutto parla di te” -in radio dal 23 ottobre- una ballad sulla mancanza di una persona cara che non c’è più. Abbiamo incontrato Carlo Alberto per un’intervista prima dell’uscita fisica del suo album (il 30 ottobre prossimo): le sue prime impressioni su un Lp che è già entrato nella top ten iTunes, il racconto della sua esperienza nel talent show e l’umiltà di non sentirsi ancora arrivato ma di essere affamato di esperienze e di poter imparare sempre qualcosa in più

19 anni, terzo classificato ad Amici, premio della giuria: tutto questo accadeva circa cinque mesi fa. E adesso eccoci qui… come vivi tutto questo?
In realtà devo dire che sono volati questi mesi e ancora di più se penso all’inizio, a tutto il percorso di Amici: i provini, il programma, il serale, l’Arena, ho iniziato a lavorare al disco e non me ne sono quasi reso conto perchè è stato tutto veloce. Mi sento molto cresciuto in questi mesi: la mia vita è cambiata perchè rispetto a prima ci sono stati dei cambiamenti, ma sono riuscito abbastanza bene a starci dietro. Ho ancora tanto da imparare, da scoprire, avere il mio primo disco tra le mani è un’emozione impagabile per me.

Ci sono due pezzi: “Another Day in Paradise” di Phil Collins e “Crazy” di Gnarls Barkley che non sono cover ma reinterpretazioni. Ci parli di questa tua scelta, sulle canzoni e su questa rivisitazione?
Sì, sono due brani che amo molto, mi piace questa cosa che hai detto tu, che non sono cover ma che sono reinterpretati. In realtà prendono un’altra piega, sono quasi capovolti rispetto a quelle che sono le versioni originali. Penso che quando uno come Phil Collins canta una canzone del genere e io faccio “una cover”, ovviamente io ‘sparisco’ in confronto a lui. Di conseguenza abbiamo cercato di portare una interpretazione di quello che è il brano: penso sia questo il senso di una cover. Se canti un pezzo che un altro ha scritto e interpretato prima di te e se non trovi la tua strada, il paragone non porta a niente di nuovo. Abbiamo lavorato proprio come se fossero degli inediti: Crazy è venuta molto più armonica e meno ritmata, Another Day in Paradise esattamente il contrario, un suono molto sporco nella voce, delle sonorità un po’ americane, r&b di strada

Tu hai detto “La felicità è una gioia effimera… io rincorro la serenità”. Che cos’è la serenita per Carlo Alberto?
La serenità credo sia una condizione dell’anima, non un’emozione. Io penso che ci siano degli attimi in cui uno è felice, ma non penso che sia costante, nessuno lo è sempre. Rincorro la serenità perchè è importante per me, alla sera, andare a letto sapendo di essere in pace con me stesso e con gli altri, rispettandomi nel rapportarmi con gli altri. Voglio rispettare i valori che la mia famiglia mi ha dato e in cui credo molto: l’onestà, la schiettezza. Possiamo anche discutere, litigare, avere idee divergenti ma non sarò mai una persona falsa che ti fa del male. Questa per me è la serenità: un equilibrio con quello che si ha intorno.

Mi dici una canzone che ti ricorda la tua infanzia e che ascolti molto adesso?
(ride) Si intitola “Le ragazze” dei Neri per Caso. Quando ero piccolo forse è stata la prima canzone che ho cantato, mi mettevo in sala a casa mia, con il telecomando del televisore. Chiamavo mia mamma e mio papà sul divano, dovevo avere un po’ di pubblico! Io ero in piedi su un tavolino e cantavo questo pezzo, è la prima volta che mi sono sentito un cantante (sorride). Adesso ascolto tanto il mio disco, sono molto critico e voglio sentire ogni singola sfumatura. Amo molto “Madness” dei Muse, la ascolto cinquanta volte al giorno!

Dovessi presentare ai lettori di Soundsblog il tuo album “Controvento”, come lo racconteresti?
Penso che sia un album che ruota intorno alle sonorità soul e pop. Sono due generi diversi ma nel vero significato, il soul è anche l’anima, un modo di porsi rispetto alla musica, un cercare di far uscire quello che senti dentro con la voce. Il pop, invece, è la musica “di tutti”, popular. Siccome ognuno di noi ha un’anima, il soul e il pop si incontrano e in questo disco cerco di dare qualcosa a tutte le persone, non solo a chi ama un genere particolare. L’unica matrice è quella del soul, anche per la mia voce, per il mio modo di cantare, ma poi ci sono tante cose che insieme sono legate al mio modo di interpretarle. Mi rispecchia molto e mi ha fatto crescere, è un’esortazione ad andare proprio ‘controvento’. Non solo di cerare di farsi la propria strada da soli, controcorrente: anche se forse -oggi- visto il desiderio di tutti di esserlo, è diventata quasi la normalità delle cose. E’ come quando magari sei al mare e senti il vento fortissimo contro, fai quasi fatica a camminare ma poi quando arrivi, più hai avuto difficoltà, più è grande la soddisfazione. Ho sempre creduto nel sacrificio per ottenere quello che ho sempre sognato.

Direttamente in top ten su iTunes: quando lo hai saputo come hai reagito?
Stranissimo! Poi io devo dire che a queste dinamiche io voglio sempre essere esterno, non voglio farmi prendere da ansie e cose di questo tipo. Sono contento del lavoro che ho fatto. Oltre alle vendite, se qualcuno ascolta il mio disco e si riconosce quello che faccio -che sia uno, che siano un milione- non cambia per me. Il mio scopo l’ho ottenuto. Certo che se lo ascolta un milione di persone è meglio! (ride). Spero di salire pian piano, anche se si scende e si sale sempre, sono comunque molto felice

La canzone “Tutto parla di te” è molto personale… Ce ne vuoi parlare?
Siccome non credo tanto nel destino quanto nei segni, sono molto legato alle energie, quando mi è arrivato questo pezzo, in inglese come quasi tutti gli altri brani, ho pensato subito ad un certo tipo di tematica, quella che si è poi sviluppata. Quando abbiamo vagliato i testi, uno diceva esattamente quello che io avevo pensato al primo impatto. L’ho immeditamente fermato. L’abbiamo limato per farlo entrare meglio nella canzone. Parla di una mancanza, sia di chi non c’è più che di chi fisicamente non ti è vicina. Penso che l’unico modo per risentire determinate emozioni sia ricordarle nella sua totalità. Mi guardo sempre molto intorno cerco di fissarmi i profumi, la musica che c’è, il mio stato d’animo di quel momento per ricordarle bene. Si parla di questo tema: la mancanza viene equilibrata dal peso del ricordo.

TI sei iscritto a giurisprudenza, giusto?
Sì, da quando ho finito Amici, per via del lavoro, ho perso un po’ il contatto con la realtà. E’ un lavoro molto divertente, lo faccio con passione e mi regala molte soddisfazioni ma ti impone comunque tante cose. Ho scelto di iscrivermi all’università per stare con i miei coeatanei che hanno i miei stessi interessi. Perchè oltre ad essere “il cantante che ha fatto Amici”, “il cantante che ha pubblicato il suo primo album” sono anche Carlo Alberto persona. Non sono un personaggio, ho bisogno di prendere la mia vita da dove l’ho lasciata un anno e mezzo fa, prima di iniziare a fare i provini. Avevo finito il liceo, mi ero già allora iscritto all’Università a Ferrar. Non ci sono mai andato e venendo vivere a Milano, mi sono iscritto qua.

Aspettando Amici su LA 5: com’è stato essere “esterno” questa volta?
E’ stato strano tornare, pensa che ho dormito nell’albergo dove ho dormito per otto mesi e nella mia stessa camera! Era stata un po’ casa mia, tornando ho rivisto tutti i professori, la scuola… vedere questi ragazzi che hanno le stesse speranze che avevo io un anno e mezzo fa -e che ho ancora perchè non mi sento arrivato e c’è sempre bisogno di fare nuove esperienze- è stato strano e divertente anche la collaborazione con Jonathan Gerlo e Diana Del Bufalo. Ero in veste di “conduttore” e non ero più nell’altra parte come intervistato ma come colui che intervistava. Molto bello!

Grazie a Carlo Alberto per la sua disponibilià e in bocca al lupo da Soundsblog!

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