Home Interviste Rossana De Pace: “In ‘Diatomee’ ho trasformato le piante in musica per raccontare come i piccoli gesti cambiano il mondo” | Intervista Esclusiva

Rossana De Pace: “In ‘Diatomee’ ho trasformato le piante in musica per raccontare come i piccoli gesti cambiano il mondo” | Intervista Esclusiva

Esce oggi il nuovo album di Rossana De Pace, nato da quattro residenze artistiche tra Val Pellice, Lunigiana, Torino e colli parmensi: “Le diatomee sono microalghe minuscole che producono il 25% dell’ossigeno. Mi hanno fatto riflettere su quanto le nostre azioni individuali possano influenzare tutto ciò che ci circonda” I

30 Gennaio 2026 11:48

Esce oggi “Diatomee”, il nuovo album di Rossana De Pace distribuito da Universal Music Italia e co-prodotto con Taketo Gohara. Il titolo fa riferimento a quelle microalghe antichissime che, trasportate dal vento dal deserto del Ciad fino all’Amazzonia, rendono possibile la vita in ecosistemi distanti migliaia di chilometri. Un movimento invisibile ma vitale che la cantautrice di Mottola ha scelto come metafora musicale di interconnessione e comunità.

“Sono alghe unicellulari minuscole ma fondamentali per la vita sulla Terra, producono dal 20 al 25% dell’ossigeno e sono alla base della catena alimentare marina – spiega la cantautrice – mi affascinava il fatto che delle cose così piccole potessero influenzare così tanto il mondo. La riflessione per me è stata: quanto io con la mia individualità e i miei gesti posso influenzare il mondo? Quanto lo possiamo fare insieme e quanto il mondo ci influenza?”.

Quattro residenze per catturare i suoni dell’ambiente

Con questa domanda come punto di partenza, Rossana De Pace ha intrapreso quattro residenze artistiche in luoghi diversi – Val Pellice, Lunigiana, Torino e colli parmensi – per esplorare il senso della comunità. “Ho scelto dei luoghi vissuti da comunità di persone che li gestivano insieme, perché avevo bisogno di raccogliere frequenze delle piante da mettere nel disco, ma anche campioni dell’ambiente”, racconta.

Il processo creativo si è trasformato in una vera caccia al suono: “Sono stata in Val Pellice al Passel, questo circolo culturale gestito dai miei amici, e ho registrato le casse delle batterie in modo davvero atipico, picchiando i miei pugni su una piscina gonfiabile che avevano lì. Si è creato un suono incredibile. Andavo in giro con il microfono a registrare cose e suoni che mi facessero venire in mente qualcosa da inserire nel disco: dai ghiri in amore – che comunque sono abbastanza fastidiosi e ho scoperto di odiarli – agli uccelli, ai fiumi”.

Quando le piante diventano musiciste

L’elemento più innovativo di “Diatomee” è l’utilizzo della tecnologia PlantsPlay per catturare gli impulsi elettrici delle piante e trasformarli in suono: “Volevo mettere assolutamente le frequenze delle piante nel disco e tutto il concetto di connessione con la natura – spiega Rossana De Pace – alle piante basta affidare una nota con degli elettrodi e loro producono un suono. La pianta decide il volume, l’intensità del vibrato, era il momento di farle diventare protagoniste”.

Questi impulsi elettrici sono stati trasformati in bordoni eterei, synth pulsanti e archi vibranti negli arrangiamenti, creando un tessuto sonoro dove natura e tecnologia dialogano. Portare tutto questo dal vivo rappresenta però una sfida particolare: “La cosa più difficile da portare dal vivo musicalmente sono proprio le piante, perché sono campioni che ho raccolto in determinati posti che suonavano così proprio in quello che era il loro ambiente. Ed è bello che abbiano suonato così solo nel loro ambiente. Quelle piante e i loro suoni hanno senso soltanto lì dove li ho registrati”.

Rossana De Pace
Rossana De Pace presenta il suo nuovo album Diatomee – Credits Ufficio Stampa (Soundsblog.it)

Un disco come percorso di decostruzione personale

“Diatomee” non è solo un esperimento sonoro, ma un vero viaggio interiore. “Questo disco ha proprio un ordine di scoperta – racconta la cantautrice – parte con una canzone che si propone di spogliarsi delle proprie convinzioni per iniziare un viaggio. Racconto di una tartaruga che ha un guscio pieno per cui non riesce a spiccare il volo e decide di svuotarlo in modo da potersi alleggerire e partire per questo viaggio e riscrivere la sua identità. Anche noi spesso viaggiamo con peso eccessivo che ci impedisce di spiccare il volo. E non parlo di valige e di zaini…”

Le undici tracce – da “Vorrei che fosse voglio” a “Alternativa” – raccontano come il mondo, la società e l’educazione plasmino l’identità personale: “Canzone per canzone si va a capire come si è stati condizionati dal mondo e dalla società, decidendo cosa lasciare e cosa portare con sé, fino ad arrivare alla fine del disco con un’identità più forte, una voglia di prendere posizione che c’è in ‘Magna Grecia’ e poi anche il fatto di poter credere in un’alternativa”.

Il brano finale, “Alternativa”, chiude il cerchio in modo circolare: “Ho pensato di metterlo all’inizio in verità, come apertura, perché è un pezzo un po’ suite. Però abbiamo deciso di metterla in chiusura, perché ha molto senso: se metti in dubbio le tue convinzioni per provare ad aprirti al mondo, il punto di arrivo è credere che ci possa essere un’alternativa a tutto quello che non ti va bene e che tu possa creare il tuo spazio lì dove manca”.

Brillare insieme: la lezione del collettivo Cantafinoadieci

L’esperienza con il collettivo Cantafinoadieci – fondato insieme ad Anna Castiglia, Irene Buselli, Francamente e Cheriacre – ha rafforzato in Rossana De Pace la consapevolezza del valore della cooperazione: “Le diatomee viste dallo spazio quando sono vicine brillano, mi piaceva l’idea che anche noi, insieme e in comunità, possiamo brillare – sottolinea – Cantafinoadieci mi ha insegnato che quello che possiamo raggiungere in tante difficilmente si può raggiungere quando sei da sola. Le cose si smuovono insieme, bisogna uscire dall’autoreferenzialità”.

Una filosofia che applica anche al suo lavoro: “Ho sempre voluto fare questo nella vita, ho sempre coltivato soltanto la musica da quando ero molto piccola. Cerco in tutti i modi di mettere davanti la musica, il messaggio che devo mandare davanti a me come persona. Mettere davanti troppo il proprio ego e la propria personalità è un freno tremendo, crea una fragilità gigante che non ti permette di affrontare con lucidità ogni sfida”.

Questo approccio le ha permesso di affrontare con sicurezza palchi importanti, dal Maradona a San Siro aprendo per i Negramaro: “Sono stati anni preziosi e di grande esperienza con il tentativo di mettere davanti sempre un messaggio chiaro che volevo mandare davanti a me stessa. Prendere questo lavoro con molta responsabilità ma soprattutto vederlo proprio come un lavoro. Un lavoro che implica anche una fortissima emotività, sicuramente, ma la mia fortuna probabilmente è che riuscendo a sfogare tutta la mia emotività nella musica, poi nella vita riesco ad essere lucida a gestire le priorità e a fare delle scelte consapevoli”.

Rossana De Pace
La foto di copertina di Diatomee di Rossana De Pace – Credits Ufficio Stampa (Soundsblog.it)

Rossana De Pace: dai premi ai concerti con le piante del pubblico

Il 2024 è stato un anno di riconoscimenti importanti per Rossana De Pace: la vittoria del Musicante Award – Premio Pino Daniele a settembre in Piazza del Plebiscito a Napoli, il premio Music For Change con “Pelle d’oca” per il tema migrazioni e popoli, e l’esperienza negli opening act dei concerti dei Negramaro negli stadi Maradona e San Siro reinterpretando le opere di Pino Daniele.

Per i live di “Diatomee”, la cantautrice ha pensato a una soluzione originale che mantenga vivo il dialogo con la natura senza forzature eccessive: “La mia idea era quella di invitare le persone ai concerti a portare una loro pianta e magari fare un momento durante il live dove io possa cantare con lei, dove sia io ad accordarmi a lei per creare un momento di improvvisazione tra pianta e voce. Penso che quello sia un momento più autentico che forzare le piante a stare in un arrangiamento live strappandole dal loro habitat in natura”.

Un approccio coerente con la filosofia di un album che, come le diatomee che lo ispirano, celebra l’interconnessione tra esseri viventi e la consapevolezza che anche il più piccolo gesto può avere un impatto enorme quando si è parte di una rete più ampia e condivisa. Perché a volte basta essere minuscoli, invisibili, ma nella direzione giusta, per cambiare un intero ecosistema.

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