Rob Halford si è sposato: nozze intime e un messaggio social… “Sono gay e felice”
Il popolarissimo frontman dei Judas Priest ha rivelato di aver sposato il compagno Thomas in una cerimonia semplice e privata. Tra emozione e franchezza, le sue parole su omofobia, libertà e il peso simbolico di un amore durato tre decenni e nascosto per moltissimo tempo
“Ci siamo sposati a dicembre, più o meno un anno fa”. Con la naturalezza delle cose importanti, Rob Halford – leggendario cantante dei Judas Priest – ha raccontato le sue nozze con il compagno Thomas: una cerimonia minimalista, a bordo piscina, con l’officiante e due amici storici (tra cui l’ex tour manager della band Jim Silvia) come soli testimoni.
Una vera svolta che arriva a pochi mesi di distanza dal dall’outing di Halford, uno dei primi musicisti metal a rivelare ai fan la sua omosessualità, ormai quasi trent’anni fa.
Rob Halford, nozze arcobaleno
Halford ha raccontato di avere impiegato molto tempo per convincere il suo compagno Thomas, americano originario dell’Alabama, “molto conservatore” e non troppo convinto di voler fare il grande passo. Poi la svolta è arrivata… “durante una passeggiata notturna – racconta Halford – siamo rientrati a casa e visto che mi aveva detto ‘d’accordo, facciamolo’ ho pensato che era il caso di non perdere troppo tempo e di cogliere al volo l’occasione. Ho chiamato il pastore, due amici e e il rito è stato celebrato quasi all’istante”.
Una scelta anti‑spettacolo che racconta perfettamente la coppia: pochi fronzoli, molta sostanza.
Halford, Judas Priest: “L’America è ancora incredibilmente omofoba”
Halford ha rivelato alcuni dettagli delle nozze in un divertente dialogo con Jake Shears, il cantante degli Scissor Sisters, al podcast Queer the Music. Il cantante dei Judas Priest, 74enne, ha aggiunto un pensiero chiaro sul clima culturale americano: “Nonostante i progressi, l’America è ancora incredibilmente omofoba. Nell’arena metal certi riflessi resistono: Sento dire… ‘Sono fan dei Priest, ma non sono gay’, come se l’appartenenza a una comunità potesse contaminare la potenza della proposta musicale”.
Halford dopo il suo outing ha anche ricevuto molta solidarietà e tanti appoggi: “Da anni sostengo che l’unica risposta sia amare tutti, non giudicare, lasciare che le persone vivano come credono. Non dovrebbero esserci regole su come guardi, parli o ti vesti: l’amore è un libro aperto”.

Judas Priest: dal coming out del ’98 alla piena legittimità
Halford ricordava anche il suo coming out “spontaneo” in tv nel 1998, durante la promozione del progetto 2WO: una frase detta quasi d’istinto (“Parlando da uomo gay…”) e la sensazione, di aver fatto la cosa giusta. Da allora il “Metal God” ha incarnato un’idea di libertà che ha fatto scuola, senza perdere un’oncia di credibilità sul palco. La consacrazione nella Rock & Roll Hall of Fame e l’abbraccio generazionale dei fan hanno suggellato una normalità che, nel rock duro, non è stata sempre scontata.
I Judas Priest in tour (e un futuro senza etichette)
Mentre i Judas Priest proseguono il tour nordamericano d’autunno (con Alice Cooper) il 2026 si profila di grande impegno per la band che ha annunciato un tour d’addio dal titolo Breaking The Law. Le date non sono ancora state ufficializzate: ma in alcune città la band si esibirà con gli Iron Maiden che l’anno prossimo saranno la prima band metal a suonare a San Siro.