Pamela Prati, Mariposita: “E’ dedicata a mia madre, un inno alla vita. Non mi sono data alla canzone, canto da sempre”

Pamela Prati, Mariposita è il nuovo singolo: leggi l’intervista alla showgirl su Soundsblog.it. tutte le dichiarazioni

Pamela Prati ha rilasciato il suo nuovo singolo, Mariposita, con un video ufficiale che potete recuperare cliccando qui. Abbiamo intervistato Pamela per farci raccontare dell’uscita del brano e ne è nata una chiacchierata, con riflessioni che spaziano tra presente e passato, in una carriera (tra tv, teatro e anche musica) che difende e sostiene con orgoglio.

“La mia Mariposita sta andando bene, piace tantissimo, è una canzone positiva, ci voleva in un momento difficile come questo. Un inno alla vita che dobbiamo apprezzare ogni giorno, ogni secondo. Dobbiamo lasciare da parte le cattiverie, i rancori, gli odiatori del web. Pensare all’amore, a questa Mariposita che porta fortuna. Non bisogna arrendersi mai”

Nella cover c’è la citazione proprio della farfalla e ci sei tu con una chitarra…

Esatto. Questa canzone nasce perché quando ero piccola mia mamma mi chiamava Mariposa, Mariposita, in Sardegna. Mia madre oggi non c’è più, sono tuttora affezionata a lei, averla persa è stata la cosa più brutta nella mia vita. La vita ci ha separate dall’infanzia, quando avevo 10 anni ‘ho ritrovata. Quando era anziana la vita me l’ha portata via. 4 mesi fa è arrivata una farfalla, questa mariposa, sulla mia mano. Io l’ho fotografata e me la sono tatuata sul braccio. Da lì parte la canzone. Sono gli angeli che ci vengono a trovare, ho sentito la sua carezza sulla mia mano. Da quel momento ho iniziato a scrivere la canzone, l’ho scritta e riscritta. Volevo fosse un brano allegro, che facesse pensare e che desse un messaggio importante. E’ dedicata principalmente, comunque, a mia madre. Mi diceva sempre che quando una mariposa prende il volo è perché i desideri si realizzano. Nel video, dentro questo canneto di bambù c’è la rinascita. Ti racconto questa cosa: dopo vent’anni, domenica scorsa, ho ripreso una vecchia borsa e dentro ho trovato un bigliettino, quello dei Baci, che parlava proprio della rinascita di una farfalla. Tutto torna, mai niente al caso. Mariposa porta i sogni, i desideri e la forza. Io ogni giorno vivo il giorno come fosse l’ultimo e quello dopo rinasco.

Quanto è importante per te la musica? Hai scritto anche diverse canzoni nella tua carriera…

Io canto dall’87. Pensa che ho avuto l’onore di avere nel mio primo 45 giri scritto da Cristiano Malgioglio, la grande Giuni Russo. Mi faceva i cori. Da ragazza, l’agente Christine Leroux mi voleva distribuire. Era l’agente di Lucio Battisti nel mondo. Non mi sono data alla canzone, canto da sempre. Poi posso piacere o non piacere, quello è un gusto personale. Se uno è intonato e ha un messaggio da dare ha vinto. Essendo anche una ballerina, non sono Carla Fracci, ma due passi li so fare. Le mie sigle sono le più belle e “Que te la pongo” la voglio remixare (presto faremo una raccolta delle mie più belle). Due di queste me le ha scritte Donatella Rettore: Tamurè e Mocambo strambo a La sai l’ultima. Ballavo cantando. In Italia è soubrette, nel mondo si dice showgirl.

C’è una sorta di pregiudizio in Italia che se fai una cosa non puoi saper fare l’altra?

In America se non sai fare tutto, non sei niente. Ho avuto difficoltà in Italia perché ti vedono come un clichè. Jennifer Lopez ha fatto dei film molto carini, lei balla, canta. E’ uno dei miei miti. Pensa che quando uscì Chicago hanno detto che Catherine Zeta Jones era una Pamela Prati gallese. E il Daily Mail mi ha notata 4 anni fa. Mi aveva dato 30 anni. Ne avevo 59.

A maggio è uscito “Come una carezza”, il tuo libro…

Stiamo vivendo un momento difficile, il messaggio principale è l’amore, l’amore assoluto sotto ogni forma. La gente si è incattivita di più, purtroppo. Trova il tempo per criticare. Ci passo sopra e so che sono persone che soffrono in modo diverso. Il mio libro è una rinascita, “Come una carezza”, quella che mi dava mia madre. Leggendo la mia vita sai con chi stai parlando. Parlo io in prima persona. Se vuoi sapere di me e di certi atteggiamenti, nel libro è perfettamente spiegato in tutto. Parlo di tutto quello che mi è successo, Roma, Milano, il palcoscenico. Io sono diventata Pamela Prati a 36 anni, non a 20.

Hai accennato al teatro, volevo chiederti cosa ne pensi del Salone Margherita che ha chiuso i battenti…

Io sono il Bagaglino, è la mia Accademia. Debuttai con Gabriella Ferri e Oreste Lionello. Trovo vergognoso che un teatro come quello, un diamante unico nel suo genere, sia chiuso alla muffa, ai topi, alla decadenza. Il Salone Margherita ha fatto sognare gli italiani nei momenti più difficili della storia. Deve riaprire le porte. La Banca d’Italia si deve mettere una mano sulla coscienza e deve far riaprire il mio teatro, il nostro teatro, il teatro degli italiani.