Motta presenta l’album Semplice: “È un cercare di arrivare all’essenziale. Mi sono concentrato sulle cose importanti”

Motta ha presentato il suo terzo album di inediti, dal titolo Semplice, disponibile a partire da oggi, venerdì 30 aprile.

A partire da oggi, venerdì 30 aprile 2021, è disponibile il terzo album di inediti di Motta, dal titolo Semplice.

Il cantautore toscano ha presentato l’album nel corso di una conferenza stampa alla quale eravamo presenti anche noi di Soundsblog.

Semplice arriva a tre anni di distanza dal precedente Vivere o Morire, premiato con la Targa Tenco come Miglior Disco in Assoluto. In mezzo ai due album, è arrivata la partecipazione al Festival di Sanremo 2019 con la canzone Dov’è l’Italia.

Motta ha cominciato a lavorare al nuovo album circa tre anni fa. Nelle sue dichiarazioni iniziali, il cantautore si è soffermato su come la pandemia di COVID-19 abbia influito su alcuni contenuti del disco nati prima dell’emergenza sanitaria:

È un lavoro iniziato 3 anni fa, alcune canzoni l’ho scritte durante il periodo di Dov’è l’Italia, prima di Sanremo… Mi sembrano passati 25 anni… Dopo un po’ di anni, per la prima volta, ho avuto tanto tempo per stare dietro alle canzoni. Alcune canzoni sono nate prima della “fine del mondo”… Alcune canzoni non hanno retto il colpo, non ce l’hanno fatta, non perché non erano strettamente legate alla realtà. Questo disco è nato come un cercare di arrivare all’essenziale, al semplice ma non al minimale, non è un disco minimale, è un disco corposo. La cosa difficile nell’arrivare alle cose semplici è capire cosa togliere di superfluo. Mi sono concentrato sulle cose importanti. Poi, c’è stata una pandemia mondiale e abbiamo rimesso tutto in gioco. Ci sono canzoni in cui accetto di dire “qui va tutto bene”. Non solo non me ne vergogno ma sono molto attaccato alle cose che vanno bene.

Per quest’album, Motta ha scelto di avvalersi di collaboratori fidati, da Mauro Refosco a Bobby Wooten, passando per Taketo Gohara e Carmine Iuvone:

Nel 2020, a gennaio, andai a New York a vedere un concerto di David Byrne. Lì incontrai Mauro Refosco, feci delle riunioni con lui nel suo studio: l’idea iniziale era fare una jam session con Bobby Wooten. Questa cosa non accadde ma portò un’organizzazione del disco di cui sono particolarmente contento. Rispetto a Vivere o Morire, Mauro ha lavorato di più sulle canzoni. Con Carmine Iuvone, ho trovato un modo di concepire gli archi in maniera diversa rispetto a quello che ho sempre fatto. Sugli arrangiamenti, abbiamo dedicato tantissimo tempo. L’album è come un racconto che ha un inizio, uno svolgimento e una fine. L’inizio con gli archi rappresenta una rinascita. La fine è un po’ “nera”, forse nel prossimo disco potrei ripartire da lì. Anche in una traccia strumentale, c’è racconto. Prendo sempre come esempio il Bolero di Ravel. L’anno scorso, ho sentito molto la mancanza delle persone. Ho sentito la mancanza della band. Appena abbiamo potuto, a settembre, ci siamo rivisti. Questo è stato uno dei punti focali del disco. In questo disco, le canzoni che ho fatto nel disco sono molto simili a come le farò dal vivo. È difficile ricreare, in un disco, questo aspetto “da band”. Sulla scrittura, mi ha dato una mano Pacifico. Per la prima volta, in questo disco, ho lavorato con persone con le quali avevo già lavorato, come con Taketo Gohara.

Nell’album, è presente un duetto con la sorella Alice Motta nella canzone Qualcosa di normale, un duetto dove c’è anche la mano di Francesco De Gregori:

Una volta ho fatto un sogno assurdo con De Gregori. La mattina dopo, sentivo che questa canzone doveva passare da lui, ho sentito un’urgenza etica. Lui è stato gentilissimo, mi ha scritto una mail bellissima e mi ha suggerito di cantare questa canzone con una donna. E io ho pensato: “Ma chi?”. Una delle voci che mi piacciono di più è quella di Alice. Volevo una persona scelta nel profondo, è una scelta che si sposa bene con il concetto di semplice.

Per spiegare al meglio il titolo, Motta ha citato Italo Calvino:

Al titolo del disco, ci sono arrivato alla fine. Ad un certo punto, mi sono accorto che era quello il focus del disco, il fil rouge delle canzoni. Ho letto le Lezioni Americane di Italo Calvino sulla leggerezza. Calvino dice che la leggerezza non è una piuma che cade ma l’uccellino che batte le ali per rimanere su. La leggerezza è una conquista, è faticosa, non è un punto di partenza.

Anche la scelta di una copertina essenziale, con il titolo dell’album e nient’altro, fa parte di una precisa necessità di lasciare spazio unicamente alle canzoni, togliendo tutto il superfluo:

Su questo album, sono venuto particolarmente bene in copertina! Ho scelto di non apparire e, anche in quel caso, ci sono arrivato alla fine. “Per te che è semplice anche l’amore”, ci sono voluti tre anni e dieci canzoni per dire questa cosa qua. Per la copertina, avevamo altre idee e anche più complicate. Ho visto questo “manifesto” e mi sono detto “Non servo”. Se dobbiamo togliere il superfluo, allora mi tolgo anch’io, contano le canzoni. Questo passo indietro, per me, era fondamentale. È la copertina più punk che ho fatto.

Durante la conferenza, infine, non poteva mancare una domanda sull’agognato ritorno alle esibizioni dal vivo. Motta ne ha in programma due, uno a Milano e una Roma (rispettivamente, il 21 luglio al Carroponte e il 10 settembre all’Auditorium Parco della Musica):

Quando torneremo sul palco, ripartiremo da noi. Partirà tutto da un sorriso. Questo non deve far sì che, allora, ci si debba nascondere per forza dietro un sorriso. L’anno scorso si diceva “Andrà tutto bene” e non è andato tutto bene niente. Ciò mi porterà un sorriso perché mi sento fortunato ma sarà un sorriso a metà. È tanto che non vedo la gente. Mi devo porre il problema di dove ci siamo lasciati e come ci ritroveremo. Menomale che quest’estate si suona perché non ce la facevo più.

Motta – Semplice: la tracklist

1. A te
2. E poi finisco per amarti
3. Via della luce
4. Qualcosa di normale (feat. Alice Motta)
5. Quello che non so di te
6. Semplice
7. Le regole del gioco
8. L’estate d’autunno
9. Dall’altra parte del tempo
10. Quando guardiamo una rosa

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