Lele Sacchi, Burning Babylon è il suo nuovo singolo (intervista)

Lele Sacchi, Burning Babylon è il suo nuovo singolo: ecco l’intervista su Soundsblog.it, come è nata la canzone e i prossimi progetti

Burning Babylon è il nuovo singolo di Lele Sacchi, disponibile su tutte le piattaforme digitali per l’etichetta dei Soul Clap, duo di dj americani fra i più stimati nella scena house internazionale.

Lele Sacchi torna con una  traccia house che unisce il vocale dal tocco dub reggae alle influenze del morbido ma allo stesso tempo carico sound dalle influenze french touch anni ’90. Prima di uscire per la label americana il brano è stata anticipato (pre lockdown) nei vari dj set live con grandissimi feedback e in particolare è stata la traccia più ricercata del set che ha visto Lele protagonista di Boiler Room a Milano.

Questo singolo arriva sull’onda di una serie di importanti pubblicazioni fra cui il remix ufficiale del tema della serie tv GOMORRA in onda su Sky sulla label britannica Crosstown Rebels, il remix per l’etichetta berlinese di culto !K7 del talentuosissimo jazzista Gianluca Petrella, la ristampa per la immortale Nervous di New York di “Dreaming won’t do” e l’ultimo sensazionale singolo “New soul sensation” uscito per la Snatch! del dj Riva Starr.

Abbiamo fatto alcune domande a Lele in occasione del suo nuovo brano. Ecco cosa ci ha raccontato:

Mi racconti come è nata BURNING BABYLON?

E’ nato in due diversi momenti: il primo è sulla base del riff principale, trovato su una vecchia traccia disco degli anni ’70 che mi sembrava perfettamente adatto a una riedizione house moderna e il secondo è sulla scoperta del vocale ‘rasta’ integrale che a fine anni ’90 era stato parzialmente utilizzato da Etienne De Crecy. In studio poi è venuta fuori l’alchimia perfetta. Questo tipo di musica elettronica / dance se parte da un’idea di un loop, di un campionamento, può portarti in un tunnel senza uscita dove perdi ore dietro a un’idea che hai in testa ma che non trova il centro, la magia, oppure in poco tempo può esprimersi quasi da sola, trovare un’amalgama che si trasforma nel groove ideale. Burning Babylon fortunatamente è stata così, una magica e abbastanza veloce fusione di elementi.

Hai anticipato il pezzo durante alcune serate prima del lockdown. Mi racconti come hai vissuto quel periodo, le settimane prima e la quarantena?

Sì a partire dalla prima grande anticipazione nel mio dj set per Boiler Room dove è stato uno dei pezzi più cercati da chi ha visto la diretta e il video su youtube (clicca qui, a fine 2019) l’ho suonato praticamente in tutti i dj set fino al 23 febbraio, primo lockdown dei club a Milano. Ogni volta ha creato un’attenzione che è andata anche oltre alle mie previsioni! Il periodo pre lockdown per me e per chi lavora nei club è stato come sempre: quello di una completa libertà, la felicità di potersi esprimere in un ambito che non solo soddisfa le proprie ambizioni artistiche ma che dà gioia e spensieratezza al pubblico, un modo per evadere e crescere insieme agli altri. Esattamente tutto ciò che ci ha tolto il virus, in una maniera drastica e palese per tutti durante i mesi di lockdown, mentre adesso se per alcuni la vita è tornata ad una semi-normalità così non è per noi. E per noi non intendo solo gli artisti o i lavoratori del settore, ma anche per le centinaia di migliaia di persone che vivono di socialità e contatto davanti a degli amplificatori che spingono musica in pubblico. Una grande e profonda tristezza che speriamo finisca presto, per non perdere lo spirito della comunità.

L’apertura e poi la chiusura del 16 agosto delle discoteche ha creato polemiche e diviso, nel nostro Paese. C’è chi ha sottolinea la necessità condivisibile e necessaria di aiutare questo settore e chi ha giudicato prematura il via alle serate (sebbene con regole e distanziamento). Tu come la vedi e come vedi il futuro per la musica, i dj set e le serate nei prossimi mesi?

Due cose vengono sempre dimenticate in questo discorso. La prima è che hanno aperto pochissime discoteche/club/festival in pochissime località e solo per quattro settimane (e la stragrandissima maggioranza ha lavorato applicando al 100% i protocolli che erano stati scritti dalle autorità). La seconda è che non c’è stata nessuna volontà da parte dello Stato di aprire al ballo, ma una volontà di proteggere a tutti i costi il turismo. Sotto a questa volontà è stata lasciata libertà ai poteri locali (dalle Regioni in giù) di agire con deroghe alle linee nazionali. Penso che quasi tutti quelli che leggono questa intervista abbiano visitato almeno una località turistica fra luglio ed agosto e constatato che è stato concesso un ritorno alla normalità a quasi tutti gli operatori vari del settore turistico. Una piccola parte del nostro mondo ha seguito in scia con grande plauso ed appoggio delle autorità locali che sanno che una parte di noi è necessaria. Qualcuno ha operato in un’area molto grigia e giustamente è stato punito o criticato, ma non ci sono basi numeriche per tutto quello che è successo a livello mediatico in tema ‘caccia al clubbing’ come agenti untori del riacuirsi della diffusione epidemica. Questo è ingiusto perchè i numeri non tornano. E siccome abbiamo bisogno di soluzioni scientifiche questa crociata la trovo molto poco scientifica sulla base di ciò che è successo in quelle 4 settimane. Siamo al 1 ottobre, i pochi club aperti hanno chiuso il 16 agosto. L’Italia ha peraltro in questo momento dei dati di diffusione migliori rispetto a tantissimi paesi vicini a noi dove non hanno riaperto i locali da ballo neanche per quattro settimane. Per quanto riguarda il futuro personalmente sono impegnato nel direttivo di Club Festival Commission che lavora dal momento della quarantena a stretto contatto con il Ministero dell’Economia per il tema dei ristori e del supporto al nostro ambiente e presto cercheremo di sederci a dei tavoli per ragionare sul modo in cui sia possibile ripartire in sicurezza.’

Hai progetti ulteriori ai quali stai lavorando?

‘Ho appena ripreso la nuova stagione di Stereonotte su RAI Radio1. Fino a dicembre condurrò il martedì. E’ il mio nono anno consecutivo ininterrotto in radio alla RAI e questo mi rende orgoglioso e felice. Inoltre ovviamente continuo a produrre musica in studio e sto scrivendo format di contenuti online sulla musica (uno dovrebbe vedere la luce presto). Non ho comunque smesso totalmente di mixare in pubblico, la musica non è morta, non si può ballare, ma anche il club dove lavoro come resident a Milano, l’Apollo dal 2 ottobre riapre con selezioni di ascolto per un pubblico seduto. E’ poco, pochissimo, rispetto all’esperienza vera del clubbing, ma può essere un modo in sicurezza per non tagliare i ponti col pubblico che vuole ascoltare e crescere con la musica attorno a sé.

 

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