Jake Gyllenhaal: “La canzone ‘All to well’ di Taylor Swift non ha nulla a che vedere con me”

Jake Gyllenhaal smentisce ogni riferimento che lo coinvolge nel brano “All too well” di Taylor Swift: “Nulla a che fare con me”

Jake Gyllenhaal ha rotto il silenzio in merito alla canzone di Taylor Swift, “All too well“. Il brano è stato rivisitato dalla stessa cantante in una nuova versione, della durata di circa 10 minuti, e ha riportato alla luce la presunta ispirazione che si cela dietro la canzone. Partiamo dalla “leggenda” (mai smentita o confermata dalla stessa artista) che racconta come la storia d’amore tra la Swift e Gyllenhaal sia nata a fine 2010. Tutto sembrava procedere a gonfie vele tra i due, nonostante la distanza. Eppure, dopo tre mesi, il legame si interrompe. Sempre i rumors, a questo punto sottolineano come Taylor Swift sia rimasta scottata dalla fine improvvisa del rapporto. Ed ecco, dopo dieci anni, il brano rilasciato come singolo della nuova versione del disco “Red”, accompagnato anche da un video ufficiale del pezzo. Si parla di differenze d’età per la fine della relazione complicata.

Tutti i riferimenti sembravano sempre indirizzare un unico destinatario: Jake Gyllenhaal. Ma lui, nelle scorse ore, ha preso parola, smentendo il tutto e facendo un passo indietro nell’affair “All too well” (Qui il video ufficiale):

Non ha niente a che fare con me. Riguarda il suo rapporto con i suoi fan. È la sua espressione. Gli artisti attingono alle esperienze personali per trarre ispirazione, e non porto rancore a nessuno”.

Gyllenhaal dice anche alla rivista che gli ultimi mesi non sono stati difficili per lui, anche se ha disattivato i suoi commenti su Instagram. Conferma anche che, no, non ha ascoltato l’album Red di Swift, che contiene proprio “All Too Well”.

La mia vita è meravigliosa. Ho una relazione davvero meravigliosa e ho una famiglia che amo così tanto. E tutto questo periodo di tempo me lo ha fatto capire ancora di più. Ad un certo punto, penso che sia importante quando i sostenitori diventano indisciplinati che sentiamo la responsabilità di essere civili e di non consentire il cyberbullismo in nome proprio. Ciò richiede una domanda filosofica più profonda . Non su un individuo di per sé, ma su una conversazione che ci permette di esaminare come possiamo – o addirittura dovremmo – assumerci la responsabilità di ciò che diffondiamo nel mondo, i nostri contributi al mondo. Come provochiamo una conversazione?”

E poi ha chiosato con una riflessione ulteriore:

La mia domanda è: “Questo è il nostro futuro?” La rabbia e la divisione sono il nostro futuro? O possiamo essere rafforzati e responsabilizzare gli altri mentre allo stesso tempo mettiamo empatia e civiltà nella conversazione dominante?”

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