La morte di Irene Cara e la sua preoccupazione sulla privacy raccontata dai vicini di casa. Ma era davvero necessario?

Irene Cara è morta a 63 anni, in Florida. Dopo la sua scomparsa, ecco i racconti minuziosi dei vicini di casa. Ma perché?

Irene Cara è morta, a soli 63 anni, il 25 novembre scorso. La notizia della sua scomparsa ha subito riportato alla mente i pezzi più famosi della cantante, in prima linea “Fame”, colonna sonora indimenticabile di ‘Saranno Famosi’, e “What a feeling” per Flashdance. In questi giorni, però, stanno emergendo particolari sulla vita dell’artista, attraverso le testimonianza e i racconti dei vicini di casa.

Come riportato, i vicini di Irene Casa, che viveva a Largo, in Florida, hanno detto che negli ultimi anni ha vissuto come un’eremita e ha protetto ossessivamente la sua privacy. Queste le parole di una donna che risiedeva a poca distanza dalla cantante:

Era una reclusa. Non parlava con nessuno. Non sapevo nemmeno che fosse lei a vivere lì fino a pochi anni fa. Era il segreto meglio custodito di sempre”

Vengono poi riportate le parole di un’altra vicina, Maria Contreras, 59 anni, che ha vissuto accanto a Cara per anni. Ha ammesso di aver cercato di fare amicizia con lei prima di sapere chi fosse, ma inutilmente:

Le mandavo un messaggio o la chiamavo per invitarla a fare una passeggiata, ma non rispondevo per giorni. E non richiamava mai usando il suo cellulare. Ha chiamato dal suo computer perché era preoccupata per la privacy. Non aveva un bell’aspetto e ha detto di avere problemi di salute”

Ha poi minuziosamente aggiunto di non aver mai visto nessuno entrare in casa sua tranne un uomo che falciava il prato.

“Ma nessuno, incluso lui, è mai entrato in casa sua. Ti salutava fuori dal garage. Si è arrabbiata molto con me quando ho abbattuto una recinzione tra le nostre case perché volevo costruirne una nuova. Mi ha inviato messaggi così folli che li ho salvati sul mio telefono. Era preoccupata che non sarebbe stata al sicuro con la recinzione abbassata, nemmeno per un giorno”

La rappresentante di Irene Cara, Judith Moose, e la sua manager di Los Angeles da quasi due decenni, Betty McCormick, dipingono un’immagine diversa di Cara negli ultimi anni. Hanno detto a The Post che ha lasciato Hollywood e l’industria musicale alle sue condizioni, per la maggior parte, e negli ultimi mesi ha cercato di rilanciare la sua carriera. Hanno obiettato rispetto alle dichiarazioni dei vicini, in merito agli ultimi anni di vita della donna, ma ha rivelato che la pandemia è stata molto dura per la cantante:

“Aveva molta paura di contrarre il virus [COVID]. Ha davvero lottato durante quel periodo”

La preoccupazione per la privacy… spazzata via dopo la sua morte

La rappresentante di Irene Cara e la sua manager hanno dissentito dalle dichiarazioni dei vicini di casa della cantante, sottolineando che sottolineato che droghe e alcol non hanno avuto un ruolo nella morte di Cara, né è stato un suicidio, ma ammettendo che Irene Cara fosse preoccupata per il Covid, negli ultimi anni e che per lei fu un periodo duro. Ma il tutto assume un significato quasi assurdo. Perché una donna che si è esibita tra il 2005 e il 2010 tra le ultime volte e che viene descritta come una star “preoccupata dalle sua privacy”, ora, si ritrova, al centro dell’attenzione proprio per questo.

Non voleva fare passeggiate con vicini di casa, non aveva voglia di fare amicizia con persone che non si era scelta nella sua vita e, da qua, ecco emergere quasi l’immagine di una donna che ha scelto la solitudine come stile di vita. E, sempre le persone che -per puro caso- vivevano accanto a lei, si premurano, oggi, sui giornali e sui siti, di far sapere a tutti che, nella proprietà della donna (ma non in casa, eh!), negli ultimi anni, era entrato solo un uomo per falciarle il prato. Letto così, visti i dettagli emersi, forse la sua preoccupazione per la privacy non era così insensata, no?

Trascorrere la vita a modo suo, a 63 anni, sarà stato pure un suo lecito diritto?  Non sappiamo la verità e probabilmente non la conosceremo mai. Ma, alla fine, perché mai dovremmo saperla? Non sono, forse, ***** (qua inserite la parola che preferite) suoi, anche dopo la sua prematura morte?