Home Interviste Intervista esclusiva a Pierdavide Carone: tra i successi, i ricordi di Sanremo e il retroscena su Maria De Filippi

Intervista esclusiva a Pierdavide Carone: tra i successi, i ricordi di Sanremo e il retroscena su Maria De Filippi

Un viaggio tra musica, rinascita e gratitudine: Pierdavide Carone si racconta tra Sanremo, il nuovo album e le scelte che gli hanno cambiato la vita.

24 Ottobre 2025 14:35

Uscirà il prossimo 7 Novembre Carone, il suo nuovo album. Un disco solare e felice, che sa di rinascita, dopo tanto buio. PierDavide Carone, stella di Amici9, vincitore dell’ultima edizione di Ora O Mai Più, è stato tra gli indiscussi protagonisti al Premio Tenco 2025 nella masterclass per le scuole, dedicata a questo giro a Lucio Dalla, con il quale in passato ha avuto l’onore di collaborare.

Pierdavide, recentemente sei stato impegnato al Premio Tenco. Da cantautore, quanto ti ha lasciato a livello di artistico e umano Luigi Tenco?

Tantissimo, indubbiamente, anche perché io, nonostante, soprattutto agli inizi, avessi un tipo di scrittura che magari aveva delle cose un pochino più esuberanti, poi, in realtà, mi è sempre piaciuta l’introspezione un po’ malinconica, intima. Infatti poi la mia scrittura, poco a poco, ha sempre più sviscerato quel modo di fare canzoni.

Impossibile è non citare un altro grandissimo della Musica Italiana, che è stato molto importante per te e per il tuo percorso. Sto parlando di Lucio Dalla con il quale nel 2012 hai partecipato al Festival di Sanremo

Sì, tra l’altro in occasione proprio del Premio Tenco, ho avuto modo di ritornare su quel palco che divisi con lui, ovvero quello del Teatro Ariston. E tornando su quel luogo dove tutto è successo, il ricordo a quell’esperienza è emerso. E se ciò è successo è anche perché il Premio Tenco punta a ricordare tutti quei cantautori che hanno, in qualche modo, segnato un’epoca, proprio in virtù del nome che porta. E Lucio Dalla, sebbene in una maniera molto diversa rispetto a quella di Tenco, ha toccato la vita di molti cantautori, lasciando il segno, così come interpretato e rappresentato una parte della vita sociale dell’Italia, a prescindere della Musica.

Come hai vissuto l’esperienza sanremese con Dalla con un brano tanto particolare e forte, soprattutto a livello testuale, come Nanì?

Io credo che senza quel brano non sarebbe stato possibile riportare Lucio al Festival. Non sarebbe stato, in poche parole, possibile convincerlo a fare qualcosa che poi, se ci pensi, lui aveva già fatto in passato diverse volte, quattro per l’esattezza. Lui, in realtà, voleva che fossi io a fare il Festival. E allora Gianni Morandi, conduttore e direttore artistico di quell’edizione, ha sfruttato la loro grande amicizia, per farlo tornare e gareggiare. Voleva me sì ma ci teneva che ci fosse anche Dalla. E, lo ribadisco, Nanì era l’unica canzone che poteva riuscire a convincere Lucio ad accettare. E così, come avete potuto appurare, alla fine ci è riuscita. E tra l’altro, al di là dell’esperienza, io sono stato felice di interpretare questo brano perché ha rappresentato per me il passaggio da cantautore più leggero a uno più serio. O meglio da un giovane artista che proveniva da un talent show (Amici, ndr) e che poi iniziava a scrivere le canzoni, a uno un po’ più impegnato.

Un altro brano per te molto importante, ma che hai ceduto a un altro artista, è Per tutte le volte che… Con questo Valerio Scanu nel 2010 ha vinto il Festival…

In realtà era una canzone che avrei voluto cantare io perché, sono sincero, la sentivo molto nelle mie corde. Avrei tanto voluto presentarla al serale di Amici per dimostrare che, oltre a essere capace di scrivere canzoni dai toni ironici e, per certi versi, dissacranti, sapevo anche proporre pezzi più profondi e romantici. E, invece, le cose, nella vita, succedono quando meno te le aspetti…

In che senso?

Maria (De Filippi, ndr) mi disse che Valerio non aveva ancora una canzone da portare al Festival mentre io l’avevo. E così, alla fine, decisi, anche volentieri, di donargliela. Vedere poi che con un mio pezzo lui è riuscito ad arrivare alla vittoria in una kermesse così importante e interpretarlo in una certa maniera, mi ha fatto comprendere che avrei potuto, oltre che scrivere brani per interpretarli io stesso, pure per altri artisti. Mi si è aperta dunque una nuova strada, dal momento che compresi che di questa mia passione e attitudine avrei potuto farne pure un mestiere.

Pierdavide Carone si racconta a cuore aperto
Pierdavide Carone – SoundsBlog

Sincero, non ti dispiace talvolta cedere “una tua creatura” a un altro artista?

Io quando scrivo, scrivo e basta, senza pensare chi canterà il pezzo in questione. Se poi mi accorgo che non è conforme, ad esempio, alla mia vocalità o, in linea più generale, a quello che faccio io, la cedo volentieri a qualcun altro. A quel qualcun altro, però, che la senta maggiormente nelle sue corde. Inoltre può anche capitare che da autore si pensi a scrivere canzoni per altri ma che poi si tengono per se perché, alla fine, si capisce che sono troppo nostre.

E questo capita soprattutto perché, oltre alle musiche, tu scrivi anche i testi. E nel farlo, ti senti messo a nudo? Quanto ti ha aiutato la scrittura a capire chi sei davvero?

Indubbiamente sì. Spesso, infatti, le canzoni sono rivelatrici di quel che siamo. Le scrivi e, quando le riascolti, con il senno di poi, magari con un tono un pochino più distaccato, comprendi cose di te che magari prima non avevi compreso, perché non ti avevano mai sfiorato. Mi riferisco a quelle cose che non pensavi nemmeno minimamente di possedere o di provare, ma il tuo inconscio sì e te le ha fatte mettere nero su bianco nella tua musica. In ogni caso, chi ha la fortuna di fare Arte in generale riesce a farsi un po’ di autoanalisi.

Per compiere questa autoanalisi ti chiudi nel tuo mondo come un novello romantico?

In realtà ci sono diversi modi per farlo. Diciamo che quando devo scrivere da solo lo devo essere al 100%, anche a livello di ambiente. Tuttavia, lo ammetto, non è sempre stato così, dal momento che ho scritto cose anche molto fortunate, quando ero ancora molto giovane, quando vivevo ancora con mio padre. Ergo non potevo dire di essere completamente solo. Per concentrarmi mi chiudevo in camera, cercavo di fare il più piano possibile, anche se alcune canzoni erano abbastanza ritmate. Facevo così perché stavo creando qualcosa di mio, in un momento mio, e non volevo che qualcun altro mi sentisse. Poi, con il trascorrere del tempo, ho imparato anche a mettere in atto la cosiddetta condivisione di emozioni in diretta, provando pure a fare sessioni di scrittura con altri. E qui, chiaramente, ci metti un po’ di te ma è come, tanto per capirci, quando fai una cena in società piuttosto che una a casa tua, da solo. In sostanza, sempre di cena si tratta, ma l’atteggiamento è diverso. E ciò riguarda anche lo scrivere.

Parliamo del tuo nuovo album che uscirà il prossimo 7 Novembre 2025 e che può contare anche, a livello di duetti, della presenza della tua coach di Ora O Mai Più, Gigliola Cinquetti. Come è stata ritrovarla?

In realtà io e lei non ci siamo mai persi di vista. Pensa che lei, fin dall’inizio, quando abbiamo cantato insieme Di Notte nel corso della prima puntata, ne è rimasta incantata. E quindi ci siamo promessi, qualora ci fosse la stessa occasione, di rifarla.
Successivamente ci siamo ritrovati nel suo concerto nel vicentino, dove mi ha voluto come ospite. In quell’occasione oltre a Di Notte ho cantato anche Dio come ti amo, che è un altro brano che abbiamo cantato durante la trasmissione e nel corso sempre della prima puntata. Poi, quando questo disco stava, pian piano, prendendo vita, suddividendosi in due parti, con la seconda che stava diventando una espressamente dedicata alle collaborazioni e, in particolare, ai duetti, allora ci siamo ricordati di quella promessa che c’eravamo fatti con Gigliola. L’ho contattata e le ho chiesto se avesse ancora voglia di cantare Di Notte. E, di riflesso, mi sono ritrovato pure io a cantare nuovamente una canzone di ben 15 anni fa e io sono uno che ama guardare abbastanza avanti. Ok, ogni tanto mi giro anche indietro, però non ho mai ri-registrato delle cose già fatte, perché la trovo un’operazione un po’ sterile. Preferisco di gran lunga registrare cose nuove piuttosto che, lo ribadisco, rifare cose vecchie. Invece, una cosa che pensavo di non fare mai, l’ho fatta e mi riferisco, ovviamente, a quello di rifare Di Notte, che diventa una nuova canzone nel momento in cui una cantante come Gigliola Cinquetti ci mette la voce.

Hai dichiarato di non amare guardanti indietro, dunque al passato. Non ti sei dunque mai chiesto come sarebbe oggi la tua vita se non avessi partecipato ad Amici 9?

Probabilmente avrei fatto sempre quel che faccio, ma ci avrei messo molto più tempo. E quel tempo lo avrei dovuto trascorrere in un posto che non era il mio, in città come Roma o Milano, a cercare di sbarcare il lunario come meglio potevo. E, invece, diciamo che il talent in questione mi ha dato la possibilità di andare via di casa e accelerare i tempi su quello che poi, effettivamente, è successo.

Tu sapevi dunque già, fin dalla tenera età, quello che volevi fare da grande?

Io avevo le idee chiare, volevo fare il musicista. E lo sapevo fin da quando avevo solo 13 anni. Successivamente ho capito che la mia strada fosse più specificatamente, quella del cantautore. Diciamo che questa consapevolezza è avvenuta pian piano, un passo alla volta, con l’esperienza sul campo.

Sei una persona molto determinata ma sei anche romantico? Nel tuo ultimo album, nella sua prima parte, hai voluto raccontare l’amore “nella sua forma più umana, fragile e imperfetta”, alternando leggerezza, introspezione, malinconia e ironia”. È dunque questa la visione del principe di ogni sentimento?

Sì, credo che sia una sorta di miscellanea di tutti questi aspetti. A mio avviso un amore per durare, anche innanzi ai vari stimoli del mondo esterno e chi fa quello che faccio io ne sa qualcosa, ha bisogno di molta ironia oltre che di tanta dolcezza. Inoltre ridere tanto, oltre che allungare la vita in linea generale, fa molto bene pure alla coppia.

Della tua vita privata si sa poco o niente, come riesci a tenerla distante dalla ribalta e dal pettegolezzo?

In realtà mi è venuto sempre molto naturale farlo, a parte proprio la primissima fase quando ero appena uscito da Amici. Tuttavia io credo, facendo sempre una battuta, che “le mie canzoni siano più famose di me”. In ogni caso, scherzi a parte, penso che ciò sia abbastanza vero, nel senso che ho sempre condotto una vita che non aveva nulla a che fare con la ribalta che, però, il fatto di scrivere canzoni di successo come ho fatto, ti porterebbe a vivere. E questa cosa mi sta anche bene. Sì, direi che sono contento così.

Stai lontano dal Clamore Mediatico e dal Gossip ma Carone, il tuo nuovo album, rappresenta il tuo bisogno di raccontarsi e di appartenere. Dunque per te fare musica risponde ad un’urgenza?

Il desiderio o meglio, il bisogno, di raccontarsi credo che faccia parte di tutti quanti gli esseri umani, però poi ci sono alcune persone che, sulla carta ,siano parecchio timide, come il sottoscritto, e che quindi fanno fatica ad esternare i propri sentimenti. Io riesco a farlo grazie alla Musica. Sì, posso dire che lei, la Musica, mi abbia salvato salvato svariate volte, perché ha dato a me, ma anche alle persone intorno e affianco a me, di capire delle cose di Pierdavide che altrimenti sarebbero rimaste un po’ dentro una cripta. E quindi quella è una fortuna, se sei un tipo particolarmente timido e riservato, perché se hai un lavoro che ti porta a tirare fuori delle cose, sai che puoi delegare alla tua professione il compito di raccontarti.

Tornando al concetto di appartenenza. A chi o a che cosa ti senti di appartenere?

Riguardo a questo concetto posso dirti che cosa ho imparato in tutti questi anni. Fondamentale è in primis appartenere a se stessi, perché se non sei consapevole di essere una proprietà esclusivamente tua rischi di diventare del primo che passa e questo, chiaramente non va affatto bene. E infatti rischieresti di buttarti via. Ed è un rischio però, che soprattutto quando si è molto giovani, abbiamo corso un po’ tutti quanti noi. E, invece, arrivi a un certo punto che capisci che non devi farlo, dal momento che inizi a rispettarti, ad amarti e a comportarti di conseguenza.

Il nuovo disco ne è una fotografia?

Nel precedente, Casa, avevo bisogno di cantare il buio che era entrato nella mia vita e che l’ha occupato per un certo periodo di tempo, diciamo anche abbastanza lungo. Invece con Carone ho superato tutto questo, visto che è un lavoro molto solare e felice. Diciamo che dimostra che la felicità è anche impegno, perché è molto più facile e comodo essere tristi.

Pierdavide Carone si racconta a cuore aperto
Pierdavide Carone – SoundsBlog

E questo lo dici dopo che hai vinto il buio, ma oggi ti fa ancora paura?

Il buio, nel momento in cui lo affronti e, magari, lo vinci, fa molto meno paura rispetto a quando non sei consapevole di che cosa succederà. E, una volta vissuto, affrontato e vinto, è ovvio che sai che prima o poi si ripresenta. Noi soffriamo, soffriamo per amore, per la perdita o per le sconfitte. Insomma, ci sono tanti motivi per soffrire. Questa cosa è già successa e succederà ancora, ma sapere che poi passa è fondamentale e di grandissimo aiuto. Diciamo che lo è perché la Luce, ormai lo sai, alla fine torna sempre.

E in questa consapevolezza Ora o mai più in che misura ti ha aiutato?

Diciamo che la voglia di ritornare ad essere felici in generale e, nello specifico, di esserlo su un palco, mi era già tornata ma quella trasmissione è stata, indubbiamente una manifestazione della mia volontà. Le cose a volte, prima di ottenerle e, in realtà, ancora prima che succedano, le devi manifestare a livello inconscio e interiore. E poi magari proprio queste succedono ma solo se ci credi veramente fino in fondo. In definitiva credo che Ora o mai più sia un esempio lampante di questa cosa anche perché è arrivato al momento giusto, quando io in primis avevo girato il mio modo di pensare. Inoltre avevo pure smesso di chiedermi perché non succedeva più come un tempo o perché quello che accadeva agli altri non accadeva a me. Si trattava dunque di pensieri pesanti e fastidiosi, ma assolutamente umani, perché capitano a tutti noi ma che, a un certo punto, devi esorcizzare, per far sì che quelle cose che che vuoi davvero capitino e ricapitino pure.

Ed è quello che è successo a te che sei ora un uomo e un artista realizzato. Per che cosa ti senti dunque di dire grazie alla vita oggi?

Dico grazie alla vita per avermi donato anche il carattere che ho perché quest’ultima non sempre è stata facile per me e con me. Però sono sempre riuscito a combattere, ma in maniera gentile, pure in momenti particolarmente dolorosi che ho vissuto da piccolo e anche quando ero un pochino più grandicello. Sono felice di questo, nel senso che la vita mi ha permesso di mettermi tante volte alla prova. E io queste prove le ho superate tutte quante per poi arrivare alla persona che sono oggi. Oggi che, lo ammetto, sto vivendo proprio un bel momento.

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