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Intervista a Stefano Senardi, direttore artistico del Premio Tenco, tra passato e presente e quel sogno chiamato “Grignani”

Intervista a Stefano Senardi, produttore discografico e direttore artistico del Premio Tenco, tra passato e presente, ripensando a Grignani

28 Novembre 2025 19:45

Anche quest’anno il Premio Tenco è stato un successo. Esibizioni live, importanti riconoscimenti e un’importante Masterclass dedicata a Lucio Dalla. Tuttavia il Premio non si ferma qui. Il suo direttore artistico, il produttore discografico Stefano Senardi, ha svelato nuovi importanti progetti, tra cui uno legato alle scuole. E intanto si lavora per avere il prossimo anno come ospite Gianluca Grignani, “un grande interprete e un grande autore”.

Stefano, che cosa rappresenta oggi concretamente il Premio Tenco per la Musica e in generale per l’Arte?
Il Premio Tenco in questo momento è un baluardo. Diciamo che è più un prestigio che una rassegna, ma è da lì che bisogna partire, cercando di rinnovarci al meglio ogni anno, per mettere in atto una forma di protezione e, nel contempo, di comunicazione del messaggio della grande canzone d’autore, come quella di Tenco, ma anche di altri. Cito questo artista, chiaramente, perché Tenco è il nostro nome tutelare e rappresenta un certo modo di esistere e di scrivere la canzone. E parliamo della canzone d’autore che è nata in quegli anni ma che poi si è sviluppata. E in questo si vedono esplicati due aspetti. Uno è la tutela del ricordo o della memoria che, tra l’altro, è il tema della rassegna di quest’anno, e che deve essere assolutamente protetta, comunicata e salvaguardata. In questo senso noi tutti gli anni, all’inizio della rassegna, abbiamo organizzato una Masterclass per 1200 studenti della Liguria, o meglio questo è il numero di quelli che hanno partecipato quest’anno. E aggiungerei che è una cosa straordinaria. E questa è una cosa molto importante dal momento che siamo innanzi a tempi difficili in cui non solo gli studenti, ma persino gli insegnanti talora non sappiano nemmeno chi siano Fabrizio De Andrè o Giorgio Gaber.

Lucio Dalla, in che occasioni ha avuto modo di collaborarci o di incontrarlo?
Io, purtroppo, non ci ho lavorato, tranne che in occasione di una colonna sonora della quale mi ero occupato. Si trattava di quella legata a un film dedicato ad Andrea Pazienza e Lucio aveva contribuito, parlando di Bologna negli Anni Settanta, regalandoci, termine esatto perché si trattava di un film a basso budget al quale abbiamo lavorato tutti più o meno gratuitamente, cosa che si ripete spesso perché, la gente non lo sa, ma siamo tutti volontari, qualcosa di molto speciale. In poche parole Lucio ci regalò l’utilizzo non solo del brano Come è profondo il mare che fu riarrangiato e re-inciso dai Tiromancino nella loro formazione originale, ma anche un suo intervento vocale bellissimo e molto affascinante nella parte finale del brano, quella strumentale. Lo si trova solo in Rete perché il disco non c’è più, è andato fuori catalogo. Fu un’esperienza bellissima. Inoltre Lucio lo conobbi anche durante il tempo libero. Lo avevo conosciuto al Pavarotti International, quando io ero il discografico di Luciano. E poi siamo stati una volta a Stromboli e c’era anche Samuele Bersani. Successivamente siamo andati a Merano, in un posto dove lui andava per dimagrire. Ci siamo divertiti molto.

Che ricordo ha di lui?
Lucio è stato sia un artista che un uomo di grande sensibilità, nonché dotato di tantissimi interessi artistici. E infatti, quando ha iniziato a scrivere, si è incominciato a intuire non soltanto come era di persona, ma anche la sua grande preparazione culturale. Basti pensare che aveva un modo di rappresentare e presentare le cose come un regista del Neorealismo. Inoltre aveva una grandissima capacità di individuare il talento, nonché una vera intelligenza pure in tale direzione. E, nel nostro ambiente, non è una cosa così comune, soprattutto se si tratta di lavorare e collaborare con i giovani artisti.

Una grande intelligenza per un grande cantautore. E ogni cantautore è anche un poeta. Dunque perché la poesia non funziona più in Italia?
La Tecnologia e anche con un po’ la vita nell’ambiente sociale nel quale ci muoviamo ci portano ad avere meno tempo o comunque uno spazio per fermarci un attimo a pensare, cosa gravissima, o per leggere una poesia. E questo vale anche per la Musica d’Autore. Ed è per quello che bisogna ricordarla per proteggerla e divulgarla. Tra l’altro anche lei ha avuto dei momenti di assoluta dimenticanza anche se adesso sono un pochino di anni che si sta risvegliando un po’ di attenzione nei suoi confronti. E per farlo è importante puntare anche sui giovani. Ed è per questo che al Premio Tenco abbiamo voluto far aprire la rassegna a giovani donne come Manon, anziché da cantautori già consolidati. Avere poi Anna Castiglia, Lalinea, Lamante o i Baustelle che appartengono, comunque, alla generazione di mezzo e che possiedono un linguaggio che non è più dei vecchi cantautori e che dunque fanno da ponte per la nuova generazione, significa dare dei segnali anche verso la tensione nostra che si deve aprire sempre di più ai nuovi linguaggi di nuovi artisti. Un esempio lampante in tale direzione è rappresentato pure da Lucio Corsi, che quest’anno ha vinto in due categorie e che, da dopo il Festival di Sanremo, finalmente, è stato compreso come merita. Tra l’altro è stato al Premio Tenco due anni prima della kermesse. Dunque il nostro compito è quello di fare sempre di più in tal senso. In poche parole il nostro scopo è sì quello di salvaguardare la memoria della Grande Canzone d’Autore, ma anche quello di dimenticarci della realtà che abbiamo davanti, nonché cercare di aiutare queste nuove proposte ad emergere. Anzi, le dirò di più: io sono quasi sicuro che alcune delle giovani promesse femminili che abbiamo visto quest’anno a Sanremo al Premio Tenco, le ritroveremo al Festival. Carlo Conti, del resto, è molto attento a queste cose e a questi talenti.

Quattro chiacchiere con Stefano Senardi
Stefano Senardi – Soundsblog

Quando si è trovato innanzi a veri talenti, ma ancora in erba, come è riuscito a trasformare la loro fragilità in sensibilità e a far emergere quello che avevano dentro?
Indubbiamente non è facile e ciò dipende molto dagli staff artistici ma anche dalla famiglia, o da altre cose.  Se penso a quelli che hanno fatto il primi disco con me, tra i vari, cito Carmen Consoli e Gianluca Grignani, che sono molto differenti, posso dirle che la prima è molto strutturata, nonché un’artista e un essere umano di capacità immense, con una famiglia e una struttura mentale diversa da Gianluca, che è tutto talento e sensibilità. Lui è nato talento puro e che ancora adesso, come in passato, avrebbe meritato e meriterebbe ancora di più. A mio avviso lui ha grandissime potenzialità perché, oltre ad essere un grande interprete è pure un grande autore.

Gianluca quanto deve dal punto di vista artistico a Luigi Tenco?
Tanto, tantissimo. Non so quanto, tuttavia, lui ne abbia assimilato perché poi ha anche lavorato con Massimo Luca e inoltre nella sua Musica c’è anche molto Lucio Battisti. Tuttavia sì, nella sua arte c’è molto della musica di quei cantautori di quegli anni come, per l’appunto, Tenco. E tra l’altro Gianluca meriterebbe di fare un passaggio da noi. Chissà se lo farà il prossimo anno

Lei, da addetto ai lavori, che cosa consiglierebbe a un artista di oggi, magari alle prime armi?
Quel che consiglio io a tutti gli artisti di talento è di non mollare la presa, di non voler strafare, di fermarsi un attimo e di crescere anche. Quello poi che solitamente si dice quando si vuole lavorare bene, è, per l’appunto, di crescere insieme. Tuttavia l’artista si deve rendere conto, soprattutto di questi tempi, che se vuole avere una lunga durata deve costantemente mantenersi informato, mentre se suona deve cercare di migliorare sempre di più. Pensi che Pino Daniele ci andava a dormire con la chitarra e non la mollava mai, nemmeno per un minuto, durante il giorno. Lui non si è mai seduto sugli allori ed è così che si dovrebbe fare. Tra l’altro lui è partito dal basso, tra mille difficoltà, sia fisiche che sociali.

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