Home Gossip e curiosità Giorgio Faletti: le cause della morte, la vita privata, la carriera

Giorgio Faletti: le cause della morte, la vita privata, la carriera

Dall’esordio nel cabaret milanese alla consacrazione come scrittore di thriller di successo, passando per una carriera musicale e televisiva ricca di talento e originalità.

3 Luglio 2025 14:30

Giorgio Faletti non è stato dimenticato dagli italiani, tutt’altro. E’ stato una delle personalità più amate dello spettacolo, un attore, un comico, un cantante e infine anche uno scrittore di grande successo. Proprio l’ultimo periodo della sua vita è stato caratterizzato dall’esplosione del successo letterario grazie al suo capolavoro “Io uccido”, un thriller-noir del 2002, che ha venduto oltre 5 milioni copie. 

Giorgio Faletti è morto 12 anni dopo, lasciando un immenso vuoto nel cuore dei suoi cari e nei suoi fan. Il suo percorso è stato contrassegnato da continue trasformazioni sempre con un tratto distintivo fatto di ironia, intelligenza e profondità. Nonostante la popolarità e la fama, Faletti ha sempre mantenuto un legame saldo con le sue radici, proteggendo la sua vita privata a cui ha dedicato grande cura. 

Gli esordi: da Asti al cabaret milanese, il cinema, fino al successo letterario

Giorgio Faletti nasce ad Asti il 25 novembre 1950, in una famiglia modesta ma culturalmente vivace. Figlio unico di Carlo Faletti, commerciante ambulante, e di Michela Dafarra, sarta, cresce in un contesto di umili origini nel quartiere Borgo Torretta, un’area popolare della città piemontese. La sua infanzia è influenzata dalla presenza di arte e oggetti d’epoca, grazie anche al nonno antiquario, che lo avvicina a un mondo fatto di bellezza e passato. 

Giorgio Faletti successi
I successi di Giorgio Faletti spaziano dalla TV fino al cinema per arrivare al mondo dell’editoria – Fb@giorgiofaletti-soundsblog

Nonostante l’iscrizione agli studi di giurisprudenza, la vera passione di Faletti era rivolta al mondo dello spettacolo, tanto da portarlo a lasciare l’università per trasferirsi a Milano, dove frequenta la scuola teatrale “Quelli di Grock” fondata da Maurizio Nichetti. Negli anni Settanta si inserisce nel frizzante ambiente del cabaret milanese, un terreno fertile dove nascono nuovi talenti come Diego Abatantuono, Teo Teocoli, e Paolo Rossi.

Il Derby Club di Milano diventa il suo palcoscenico d’elezione, dove riesce a distinguersi grazie a uno stile comico originale e a personaggi memorabili. È l’inizio di una carriera televisiva che decolla negli anni Ottanta, quando entra nel cast di “Drive In”, programma innovativo ideato da Antonio Ricci che rivoluziona la televisione italiana. Qui Faletti dà vita a figure come Vito Catozzo, personaggio diventato un cult per il pubblico televisivo. Negli anni successivi, la sua presenza sul piccolo schermo si consolida attraverso partecipazioni a trasmissioni di successo come “Fantastico”, “Striscia la notizia” – di cui è co-conduttore per un breve periodo – e “Acqua calda” su Rai 2. La capacità di combinare ironia, satira e un forte senso del ritmo scenico lo porta a diventare una figura di spicco nel panorama televisivo italiano degli anni Novanta.

Parallelamente alla carriera di attore e cabarettista, Faletti coltiva un interesse profondo per la musica. Fin dagli anni Ottanta si dedica alla composizione e all’interpretazione di brani, muovendosi in ambiti che spaziano dalla musica leggera al pop d’autore. La sua attività musicale si concretizza nel 1980 con la pubblicazione di un singolo strumentale in duo con il compositore Dario Piana, sotto il nome “Island”.

Nel corso degli anni la sua produzione musicale si arricchisce con diversi album, tra cui spiccano “Disperato ma non serio” (1991) e “Come un cartone animato” (1994), quest’ultimo impreziosito dal celebre brano “Signor tenente” ispirata alle stragi di Capaci e via d’Amelio che gli vale il Premio della critica al Festival di Sanremo, consacrandolo anche come autore di testi impegnati e profondi. Nel 2000 pubblica l’album “Nonsense”, ultimo lavoro musicale che testimonia il suo percorso variegato e la sua capacità di adattarsi a diversi generi.

Negli anni Duemila, arriva la sorprendente svolta: Giorgio Faletti diventa uno scrittore di successo. Il suo debutto letterario avviene nel 1994 con il libro “Porco il mondo che ciò sotto i piedi”, incentrato sul personaggio di Vito Catozzo, un omaggio alle sue origini di cabarettista. Tuttavia, è nel 2002 che la sua fama si amplia grazie a “Io uccido”, che segna l’inizio di una nuova carriera.

Seguono altri romanzi di grande successo come “Niente di vero tranne gli occhi” (2004) e “Io sono Dio” (2009), confermando Faletti come uno degli autori più venduti e apprezzati in Italia. Oltre alla letteratura, Faletti continua a muoversi tra cinema e teatro, con ruoli significativi in film come “Notte prima degli esami” e “Baarìa”. Nel 2006 riceve anche la candidatura al David di Donatello come miglior attore non protagonista, segno del riconoscimento critico per il suo talento anche come interprete drammatico.

La malattia e l’addio a un artista completo

Nel pieno della sua maturità artistica, la vita di Giorgio Faletti viene bruscamente segnata da un cancro ai polmoni. Nel 2014 gli viene infatti diagnosticato questo terribile mostro, contro cui combatte con coraggio e determinazione, sottoponendosi anche a cure negli Stati Uniti. Nonostante la battaglia, l’artista si spegne il 4 luglio 2014 a Torino, all’età di 63 anni.

Giorgio Faletti artista completo
Giorgio Faletti è stato un artista completo – Fb@giorgiofaletti-soundsblog

La notizia della sua morte sconvolge il mondo dello spettacolo e della cultura italiana, che perde una delle figure più poliedriche e talentuose degli ultimi decenni. Faletti era sposato con Roberta Bellesini, architetto e sua compagna di vita dal 2000. Il loro rapporto, sempre tenuto lontano dai riflettori, è testimoniato dalla forte complicità e dal sostegno reciproco. “Desiderava tantissimo tornare in Italia, lo desiderava con tutto se stesso. Tant’è che ha tenuto duro fino a che siamo arrivati qui. Poi ha mollato. Vorrei però che tutti sapessero che non ha mai avuto un momento di rabbia o di sconforto. Mi diceva: ‘Comunque vadano le cose, io ho avuto una vita che altri avrebbero bisogno di tre per provare le stesse emozioni. E se penso che sarei dovuto morire nel 2002 e in questi 12 anni ho fatto le cose a cui tenevo di più, devo ritenermi l’uomo più fortunato del mondo”. Ha raccontato la moglie. 

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