Exuvia, Caparezza: testo e audio della canzone

Caparezza, Exuvia: il testo e il significato della canzone, primo singolo estratto dal nuovo album. Ecco di cosa parla il brano

Exuvia” è la title track dell’omonimo album di Caparezza, in uscita il 7 Maggio 2021.

La canzone è il risultato di un’attenta analisi interiore da parte dell’artista, il quale paragona l’esoscheletro che alcuni insetti abbandonano una volta troppo grandi -l’exuvia, appunto- a una versione di sé appartenente al passato, probabilmente sia a livello musicale che personale.

Lo stesso cantante ha raccontato il significato del termine utilizzato per singolo e disco:

L’exuvia, in sintesi, è ciò che rimane del corpo di alcuni insetti dopo aver sviluppato un cambiamento formale. Un calco perfetto, talmente preciso nei dettagli da sembrare una scultura, una specie di custodia trasparente che un tempo ospitava la vita e che ora se ne sta lì, immobile, simulacro di una fase ormai superata.

Qui potete ascoltare la canzone, a seguire il testo.

[Strofa 1]
È una notte che ispira, è una notte che chiama nel bosco
È una notte che spia, è una notte di sguardi che ho addosso
Di ricordi che latrano come avessero visto il demonio
Sto scavando dentro di me così tanto che schizzo petrolio
È il mio rito iniziatico ma non ho aculei nel corpo
Vado da “Mea culpa” ad “Ego me absolvo”
Sono una larva sporca del mondo
Faccio Manolo sopra quel tronco, rischio un bel tonfo
E sarà tutto nuovo come da neonato con la pancia all’aria
Dopo il mio passaggio dalla pancia all’aria
Schizzo gli occhi fuori dalla faccia, Lamia
Non sto più nella pelle, mama

[Ritornello]
Fuori di me, exuvia, spiego le ali, au revoir
Un’altra chance escludila, gioco alla pari con l’età
Passati appassiti, appassiti come quadranti di Dalí
Passati parassiti, parassiti, fame di me, cannibali
Exuvia
Exuvia

[Strofa 2]
Guardo i video chе ho fatto, ho la voce e l’aspetto di un altro
Il mio autoritratto, ha i colori in еterno contrasto
Mi sono preso i miei spazi, ma ho lasciato che il tempo fuggisse
Faccio un mucchio di cambi quindi adesso chiamatemi mister
Sono ancora alla guida, tengo il piede alzato da quel freno
Anche se della vita prendo sempre il lato passeggero
Quello che è stato l’ho già silurato
Ogni mio scatto è di prassi bruciato
Non dimentico le radici perché tengo alle mie radici
Ma ci ritornerò quando sarò inumato
I miei dubbi hanno dei modi barbari:
Invadenti e sono troppi
Il segreto è fare come gli alberi:
Prima cerchi, dopo tronchi
Chi ti spinge dopo quella soglia?
Se non è la noia, sarà il tuo dolore
L’occasione buona per andare altrove, tipo fuori

[Ritornello]
Fuori di me, exuvia, spiego le ali, au revoir
Un’altra chance escludila, gioco alla pari con l’età
Passati appassiti, appassiti come quadranti di Dalí
Passati parassiti, parassiti, fame di me, cannibali
Exuvia

[Bridge]
(Sottoposto al rituale, obbedisco)
Exuvia
(Come fosse il rituale di un sottoposto)
Exuvia
(E comincio a cantare il mio nuovo disco)
Exuvia
(Come queste cicale dal sottobosco)
Exuvia
Sottoposto al rituale, obbedisco
Exuvia
Come fosse il rituale di un sottoposto
Exuvia
E comincio a cantare il mio nuovo disco
Exuvia
Come queste cicale dal sottobosco

[Outro]
Fuori di me, exuvia
Fuori di me, exuvia
Exuvia, exuvia
Exuvia, exuvia
Exuvia
Ricordati che è un disco allegro