Home Notizie Bruce Springsteen attacca ancora Trump: “L’America non è paura né censura. Vale la pena lottare”

Bruce Springsteen attacca ancora Trump: “L’America non è paura né censura. Vale la pena lottare”

Ospite di Jimmy Kimmel Live! insieme a Jeremy Allen White, Bruce Springsteen prende posizione contro la censura governativa e racconta dell’unica volta in cui si è ritrovato a fare ha fatto karaoke. Qualche parola anche sull’attesissimo box Nebraska ’82 e sul film Deliver Me From Nowhere.

4 Ottobre 2025 06:30

È stato forse il primo artista in assoluto a scagliarsi in modo estremamente duro contro Donald Trump, aprendo ogni singolo concerto dall’elezione del presidente americano con un lungo monologo nel quale si schierava platealmente contro il tycoon.

Cosa che ha fatto anche a San Siro in occasione del suo concerto a Milano a giugno. Parlando in italiano. Qualche giorno fa Springsteen era stato durissimo nei confronti di Trump che più volte lo ha definito “un miracolato senza alcun talento”.

Bruce Springsteen vs Donald Trump

È lo stesso concetto che Bruce Springsteen ha ribadito in modo appena meno clamoroso in televisione, al Jimmy Kimmel Live! il talk show che era stato cancellato dalla messa in onda per poi rientrare in palinsesto pochi giorni fa e non senza polemiche.

Sul finale dell’intervista, Kimmel gli chiede un pensiero sul presente degli Stati Uniti. E  Springsteen risponde con un messaggio molto chiaro: “Ho passato cinquant’anni della mia vita nel ruolo di ambasciatore musicale del mio paese. E quasi ogni sera negli ultimi anni ho suonato Land of Hope and Dreams, preghiera laica per un’America che fosse compresa nel nel mondo come una terra di speranza e di libertà, di accoglienza. E non di paura, divisioni, censura governativa o odio. Quella è l’America per cui vale la pena lottare…”

Karaoke a Londra: l’unica volta

Toni più leggeri nel resto della chiacchierata, con un aneddoto irresistibile. Kimmel è un grande appassionato di musica, dal suo show passano tutti gli interpreti più quotati e non solo per motivi di carattere promozionale. Ovviamente la presenza di Springsteen era particolarmente significativa, soprattutto dopo la polemica tra il cantautore e il presidente americano e la recente sospensione per qualche giorno dello show. Poi rimesso in onda non senza polemiche e – per altro – con ascolti da record.

Springsteen lo ha accontentato raccontando un fatto personale spassoso: “Una sera, in un pub di Londra, decido di provare il karaoke anche io e scelto Ain’t Too Proud to Beg dei Temptations. Salgo sul palco e forse faccio un po’ il fenomeno. Pensavo ai social, mi aspettavo un boato, ma nessuno mi riconosce. Ho fatto schifo, e credo mi abbiano preso per l’ennesimo tizio ubriaco sul palco. Prima e ultima volta”.

Kimmel e Springsteen
Springsteen e Kimmel accanto a Jeremy Allen White l’attore che interpreterà il Boss al cinema – Credits Kimmel Live! (Soundsblog.it)

Tra cinema e musica: Deliver Me From Nowhere

Accanto a lui c’è Jeremy Allen White, protagonista del biopic Deliver Me From Nowhere, centrato sull’epopea creativa di Nebraska. Springsteen ricorda anche come “rubò” il titolo Born in the U.S.A. da uno script che Paul Schrader gli aveva inviato, a riprova di un dialogo continuo tra cinema e canzone nella sua carriera. Il film si annuncia uno dei successi più clamorosi della stagione cinematografica 2025 che si avvia alla sua conclusione.

Nebraska ’82: la versione elettrica in arrivo

Il Boss ha confermato inoltre l’uscita del cofanetto Nebraska ’82, che includerà la mitica versione elettrica incisa con la E Street Band: materiale di culto che da anni aleggia tra bootleg e leggende, e che ora finalmente entrerà in collezione.

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