Amore, morte e rock ‘n’ roll, le ultime ore di 50 rockstar, retroscena e misteri: intervista ad Ezio Guaitamacchi

Amore, morte e rock ‘n’ roll, le ultime ore di 50 rockstar, intervista all’autore del libro, Ezio Guaitamacchi, ecco le dichiarazioni

Da oggi, venerdì 6 novembre, è in libreria e negli store digitali “AMORE, MORTE E ROCK ‘N&’ ROLL” – LE ULTIME ORE DI 50 ROCKSTAR: RETROSCENA E MISTERI (Hoepli), il nuovo libro dello scrittore e giornalista musicale, Ezio Guaitamacchi, dedicato agli ultimi istanti di vita di diverse icone del rock.

Arricchiscono il volume le prefazioni di ENRICO RUGGERI e di PAMELA DES BARRES (una delle groupie più iconiche negli anni Sessanta e Settanta).

Partendo dalla prefazione firmata dal cantautore che illustra come dietro alle vite all’apparenza straordinarie di molte rockstar si nasconda un forte dramma personale, Ezio Guaitamacchi e Enrico Ruggeri racconteranno i misteri intorno alla morte di superstar come Lou Reed, David Bowie, Prince, Amy Winehouse.

Decano del giornalismo musicale, autore e conduttore radio/tv, scrittore, docente e performer, direttore di due riviste specializzate e di varie collane di libri, nonché autore di una ventina di titoli sulla storia del rock, amante del “dark side” del mondo della musica, l’autore ha voluto in questo nuovo libro spingersi oltre, raccontando come le ultime ore di vita di cinquanta rockstar siano spesso intrecciate con i loro grandi affetti e come la mancanza dei medesimi possa essere, a volte, un killer spietato.

Per questo l’opera, Illustrata da Francesco Barcella, raggruppa per tipologia di “crimine” gli ultimi momenti di diverse leggende della musica, corredando ogni storia con immagini d’archivio, box di approfondimento, citazioni e canzoni che fanno da “colonne sonore” ai racconti.

«Se la vita di una rockstar è fuori dall’ordinario, la sua fine così come i suoi grandi amori riportano questi personaggi “stellari” al rango di esseri umani è stato bello raccontarne le ultime emozioni, le grandi gioie, i dolori più profondi così come i lati più bui e misteriosi senza mai dimenticare la loro formidabile arte, ancora oggi la miglior colonna sonora delle nostre esistenze».

Scritto in modo originale e appassionato, documentato con puntualità e rigore giornalistici, il libro presenta retroscena, curiosità e aneddoti come: il mistero dei tre testamenti di Aretha Franklin, l’ipotesi di uno scandalo di pedofilia dietro la morte di Chris Cornell, l’inquietante “faccia a faccia” tra James Taylor e l’assassino di John Lennon poche ore prima dell’agguato al Dakota Building, lo strano giro di medici e psichiatri che circondava Prince e molto altro. Insomma, le 360 pagine del libro (illustrate con immagini storiche e documentative) raccolgono storie incredibili in cui si mescolano mille emozioni, momenti di tensione e di commozione, tragedie enormi e amori infiniti.

Abbiamo parlato con Ezio, ecco cosa ci ha raccontato.

Mi racconti come è nata l’idea di questo interessante argomento al centro del libro?

La musica è la mia passione, professione da 30 anni. L’approfondire le morti di questi personaggi famosi l’ho affrontato una decina d’anni fa con un progetto “Delitti rock”, un programma per Rai 2 di dieci puntate, poi con uno spettacolo teatrale e programma radio. In questo libro mi sono sentito di riproporre questa tematica perché purtroppo la cronaca ci racconta di personaggi che se ne vanno: in modi in modi tragici o naturali. Ho voluto approfondire anche queste morti che io chiamo “lacrime in paradiso”, come il celebre titolo della canzone di Eric Clapton. Ho voluto farlo con una modalità di racconto diversa. Questo libro racconta 40 storie che coinvolgono 50 rockstar che testimoniano gli ultimi momenti, ore di questi personaggi che, avendoli sempre visti come delle straordinarie personalità artistiche, visti come Semidei, diventano più normali, più umani, incontro allo stesso destino come ognuno di noi. Ed esce il sentimento. Accanto a loro ci sono stati grandi personaggi maschili o femminili, grandi amori o, al contrario, l’assenza di questi grandi amori. Una vena narrativa che ho voluto mettere per raccontare queste storie, ma anche una scusa per proporre canzoni e per riportare il tutto alla musica.

Tra gli esempi, vorrei agganciarmi a David Bowie che ha provocato questo malessere e dolore generale per la morte “annunciata” con il video, l’album…

Tutte queste storie sono frutto di ricerche ma anche aneddoti e incontri. Su Bowie ti racconto questo. Qualche mese prima della sua morte mi trovavo a Woodstock per incontrare vari personaggi. Tra questi un signore da cui avevo acquistato una chitarra. A cena, chiacchierando con lui, era uscito l’argomento di tanti musicisti che abitavano ancora a Woodstock. E lui mi dice che tra questi c’era anche Bowie. “Però sai, da qualche tempo non lo vediamo in giro, qualcuno dice che sia malato”. Mesi dopo si annuncia l’uscita di Blackstar, poi l’annuncio del tour mondiale in supporto dell’uscita dell’album. Mi è venuta in mente la conversazione avuta con il tizio a Woodstock e ho pensato:” Bowie è guarito… oppure Joe mi ha raccontato una ca**ata”. Passa un mese e a gennaio esce la notizia della morte di Bowie. Quattro anni dopo, a gennaio 2020, pochi mesi fa, nell’ultimo viaggio che ho fatto prima del lockdown, mi trovo a Woodstock e ritorna fuori il discorso di Bowie. Mi racconta della casa e si dice che moglie abbia sparso lì le ceneri del marito perché era un luogo che amavano molto. Un posto isolato, immerso nella natura. Bowie aveva sentito al telefono Tony Visconti, il producer, che gli aveva detto “Ricordati che fra poco esce Blackstar” e lui gli risponde “Non preoccuparti, per Blackstar ho in mente la migliore mossa di marketing possibile…”. E se vai a vedere, Blackstar è il disco di Bowie più venduto degli ultimi 20, 25 anni. Una storia che racchiude gli ultimi momenti in modo poetico. La lucidità ma anche una visione poetica della vita. Vedi la morte parte della vita. Laurie Anderson, compagna e moglie di Lou Reed, mi ha detto “La morta è anche il momento in cui noi capiamo quanto amore abbiamo provato per la persona scomparsa”. Una visione non funerea, più romantica e positiva.

Parlando di Prince, c’è un passaggio in cui la causa della morte è legata al Fentanyl che lui non sapeva che stava prendendo…

Sicuramente Prince, come molti altri, in modo consapevole assumeva oppiacei. Il Fentanyl è il più potente, crea dipendenza. Di questi personaggi lo racconta benissimo Ruggeri nella prefazione del libro sulla dicotomia tra trionfo della carriera e abisso della vita privata. Per reggere la tensione o il terrore che il successo scompaia, fanno uso di questi farmaci. E’ potentissimo, crea dipendenza e ti mette in un loop assoluto. Alla fine aveva questo tipo di atteggiamento. C’è stato quell’incidente sul volo privato… Magari non era consapevole al 100% della tipologia della sostanza ma sapeva che quella roba gli serviva.

Mentre il passaggio di James Taylor e del faccia a faccia con l’assassino di John Lennon…

Quello me l’ha raccontata proprio lui, James. E’ venuta fuori per caso. Mi disse “Ti racconto una cosa bestiale che mi è successa”. In quel periodo viveva vicino al Dakota, a New York. Nella fermata della metro, Yoko Ono ha dipinto dei murales bellissimi, li ha regalati alla città. Sono andato a vederlo e ho ripercorso le scale che aveva fatto lui. Pensa che destino. James stesso non sapeva dirmi se l’aveva riconosciuto. “Devo incontrare John, Devo vedere John!” gli ha detto. Ha pensato che fosse un pazzo, ha preso e se ne è andato ma non avrebbe mai immaginato quello che sarebbe poi successo.

E del club dei 27 che ne pensi?

Per essere precisi è quello del club del J-27. Il primo, che si tende spesso a dimenticare, è la leggenda del blues, Robert Johnson, morto nel 1938 avvelenato da un marito geloso perché se lo faceva con la moglie di questo che poi lo ha assassinato. L’ultima nominata in questo club è Amy Winehouse ma non tutti si ricordano che il suo secondo nome era… Jade. Penso sia una coincidenza. Ma la più meritevole di questo club è Janis Joplin. E’ stata la prima donna rock della storia, il primo personaggio diventato icona vera. Se la ascolti oggi suona ancora moderna nonostante sia morta nel 1970 e con pochissimi dischi. Al contrario di Jim Morrison, diventato icona sexy, lei è stata colpevolmente dimenticata.

Tra i destini c’è il tema della solitudine e di grandi amori. C’è qualche storia che ti ha colpito maggiormente?

Oltre a quella di Bowie, ti direi quella di Leonard Cohen. Aveva questo grande amore da ragazzo per una giovane norvegese a cui dedicò anche una canzone. Quando lei si ammalò e fu in punto di morte, chiese a un amico di contattare Leonard. Lui riceve la email, risponde subito in modo super romantico. Poco dopo muore anche lui, come se queste due anime si fossero ricongiunte dopo un amore mai scomparso. E poi quella di Lou Reed e Laurie Anderson. Li ho conosciuti entrambi. Una coppia assurda: artista intellettuale e raffinata e lui, l’emblema del rock più duro, ostico. Eppure una coppia fantastica, unita negli ultimi giorni di vita. Mi è stata raccontata, ho anche incontrato Laurie dopo la morte di Lou Reed.

Ultima domanda: ci sono storie di scomparse o morti che ancora oggi, secondo te, nascondono misteri insoluti o poca chiarezza?

Tra le storie quella di Brian Jones. Fu lui a fondare i Rolling Stones, a inventare il nome e coniare il genere musicale. Era un ragazzo molto complicato. Muore affogato nella piscina della sua villa. Lui da ragazzo faceva agonismo, era un nuotatore provetto. E quella era la piscina di una casa di campagna. Nella autopsia non emergono tracce di sostanze. Si parla di un incidente…  Qualcuno dice che lui non voleva uscire dal gruppo. Essendo lui quello che aveva inventato il nome, ne aveva i diritti. Non voleva lasciare nelle mani di altri un gruppo che si chiamasse Rolling Stones e di cui lui non faceva più parte perché era stato sbattuto fuori. Poi mi viene in mente il suicidio di Kurt Cobain, un’altra morte piena di mestieri. Il detective fu ingaggiato da Courtney Love: si staccò da lei e iniziò ad investigare per conto proprio. Mi viene in mente anche Avicii. Muore nel sultanato dell’Oman, posto bellissimo però in cui il concetto di democrazia e trasparenza è  una ipotesi. Viene archiviato come suicidio, non si capisce nulla, né gli amici né la famiglia fanno nulla. Una morte inspiegabile e inspiegata. E poi XXXTentacion. Nel 2018 firma un contratto da 15 milioni di dollari. Aveva 20 anni, ne aveva passati 10 nelle carceri. Agguato classico con le macchine che passano e sparano. E un suo amico che è seduto accanto a lui, non appena vede la macchina, apre la portiera e scappa. Di lui non ci sono notizie. Ho trovato il nome ma nessuno l’ha interrogato, nemmeno i giornalisti. Siccome è un mondo quasi ai confini della criminalità, forse dietro c’erano faide di qualche ragione. La prima cosa che uno avrebbe dovuto fare è interrogare questo ragazzo.

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