Giorgio Gaber, dieci anni dopo la sua morte: 1 gennaio 2003- 1 gennaio 2013, il ricordo di Soundsblog

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Dieci anni fa, per gli amanti della musica, non è stato un bell'inizio d'anno. Il 2003 partiva malissimo perché i Tg annunciavano la morte di Giorgio Gaber. Sembra successo da poco tempo e invece, oggi, 1 gennaio 2013, è passato un decennio esatto.

Il signor G è stato cantautore, anche chitarrista, ed è stato tra i primi, in Italia, a sposare il rock and roll agli inizi degli anni '60. E la musica, gli artisti, i cantanti di oggi e di ieri non lo hanno dimenticato. Perché Gaber viene spesso citato, ricordato e, come accaduto il 13 novembre 2012, omaggiato con la pubblicazione dell'album "Per Gaber... Io ci sono". Cinquanta artisti ci sono stati per cinquanta canzoni: Paola Turci, Syria, Dente, Roberto Vecchioni, i Negramaro, Marco Mengoni, Emma Marrone, Gianni Morandi, Cesare Cremoni e Morgan.

Per Giorgio Gaber si sono mobilitati in tanti e tanti altri avrebbero, probabilmente, voluto omaggiarlo. E ricordarlo.

Nel giorno del suo funerale, furono moltissimi gli artisti accorsi a dare l'addio a Gaber e a cercare, in qualche modo, di essere da sostegno alla moglie Ombretta Colli. Per Gianni Morandi era "l'artista italiano che ho sempre rispettato più di tutti", per Enzo Jannacci era un fratello. Proprio in quella triste occasioni, i presenti poterono ascoltare per la prima volta il brano "Io non mi sento italiano", inserito nell'opera postuma di Gaber uscito nel gennaio 2003.

Dieci anni dopo la pagina Facebook di Giorgio Gaber sfiora i centomila "Mi Piace" e ricorda l'uscita del libro, domani 2 gennaio 2013, dal titolo "G. vi racconto Gaber" di Sandro Luporini col l'artista raccontato da una delle persone che lo conosceva meglio, il suo coautore. Insieme a Roberto Luporin, ripercorrono la carriera del cantante, dagli anni '70 fino agli ultimi lavoro discografici, prima della sua scomparsa.

Proprio in questi giorni, in occasione del decennale delle sua morte, anche Franco Battiato ha parlato del suo amico, grazie al quale è iniziata la sua carriera, come ricorda su L'Avvenire:

"È vero. Nell’inverno del 1964 ero stato assunto nel cabaret milanese di Tinin e Velia Mantegazza, il Cab 64. Aprivo le serate cantando canzoni siciliane che fingevo barocche… Gaber una sera mi avvicinò invitandomi ad andarlo a trovare. Iniziò un'amicizia e a poco a poco mi incaricò di scrivere delle cose fino a produrmi La torre, il primo vero 45 giri"

E ci tiene a smentire ancora una volta il ruolo di "pessimista" assegnato a Giorgio:

"Credo siano ulteriori tentativi di neutralizzarlo. Era realista, semmai. E i prodromi per il suo Nuovo Umanesimo si vedono, in giro. Io almeno li scorgo"

I fan non lo dimenticano. Lo rimpiangono, lo salutano, lo ricordano con i suoi pezzi più celebri e significativi (come "Suona Chitarra", "La libertà", "Io se fossi Dio" e "Se ci fosse un uomo"). Ecco alcuni messaggi lasciati sul web da chi lo ha amato e lo apprezzerà sempre, ascoltando all'infinito la sua voce impressa per sempre.

Come Mario ("Giorgio, uomo vero e consapevole, insostituibile. CI MAAAAANNNNCCCCHHHIIII, in questo arido deserto") o Mary ("Grande . Mancano persone come te"). Agnese ne sottolinea anche una rara qualità ("La grandezza di Gaber è di non avere mai "pontificato"Pochi lo sanno fare") mentre, infine, Marco racchiude forse il pensiero più semplice dell'immagine che è sempre stata -e continua ad essere anche oggi- di Giorgio Gaber:

"Il signor G, una persona buona"

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