Home Interviste 883, intervista a Mauro Repetto: “Sono uno spettatore con la licenza di salire sul palco. Il ritorno con Max Pezzali? Solo in birreria”

883, intervista a Mauro Repetto: “Sono uno spettatore con la licenza di salire sul palco. Il ritorno con Max Pezzali? Solo in birreria”

Soundsblog incontra Mauro Repetto, volto iconico degli 883. L’artista racconta le tappe della sua carriera e i suoi progetti recenti.

25 Luglio 2025 11:32

Co-fondatore degli 883, insieme a Max Pezzali, Mauro Repetto ha dato un grande contributo alla musica italiana e lo ha fatto proprio per la sua semplicità e per il suo modo di approcciarsi al pubblico. Brani diventati iconici e che vengono ancora oggi cantati da intere generazioni: in fondo, la forza del duo musicale è sempre stato il loro continuo rinnovarsi pur restando sempre gli stessi. Dopo lo scioglimento del duo, l’artista ha intrapreso diversi percorsi tra cui progetti musicali solisti ed esperienze nel campo del design e del teatro, lavorando anche come Event Executive per la Walt Disney Company a Parigi. Il 26 luglio è in scena, durante il Mediceo Live Festival, con lo spettacolo teatrale Alla Ricerca dell’Uomo Ragno.

In questa intervista a SoundsBlog, Repetto racconta le tappe più importanti della sua carriera, il suo rapporto con Max Pezzali e il suo futuro. E, a proposito di un ritorno con gli 883, dice: “Non abbiamo mai immaginato una réunion, ma semplicemente perché è un argomento che deve venire da solo, come se fosse un fulmine a ciel sereno“.

Mauro Repetto e gli 883: una combo perfetta che l’ha fatta conoscere al grande pubblico. Dietro la voce di Max Pezzali c’erano i suoi testi e la sua genialità. Le manca fare parte di un duo? 

Io e Max Pezzali eravamo prima di tutto compagni di banco, e ho soprattutto nostalgia di quei tempi. Siamo state due persone che stavano tanto tempo insieme, e mi manca questa età in cui poter andare a scuola e vedere un amico. Ho nostalgia di quei tempi, che sono stati senza ombra di dubbio all’insegna della spensieratezza.

Come ha vissuto la costruzione di un progetto musicale da adolescente e come avete gestito il successo negli anni?

Io sono sempre stato uno spettatore, un fruitore di cultura pop, un consultore di musica. Ricordo che in secondo superiore mettevo gli adesivi di Renato Zero e Bon Jovi sul mio quaderno di matematica. Essendo uno spettatore con la licenza di salire sul palco, ho sempre trattato il successo e la sconfitta come un impostore. Quando abbiamo avuto successo, noi vivevamo ancora con i nostri genitori, e anche quando abbiamo finito il Festivalbar tornavamo a casa con la macchina di Max. Abbiamo sempre vissuto come due “provincialotti” il nostro successo, ed è stato un bene.

È stato un po’ questo il motivo per cui venite ancora ricordati…

Eravamo due “normaloni“, e anche ora siamo le persone più normali del mondo. Come fruitore di cultura pop, ho sempre avuto una passione per la musica e ho cercato di fare delle cose che, come spettatore, mi avevano sempre impressionato.

La storia degli 883 l’abbiamo conosciuta ancora di più grazie alla serie a voi dedicata, e che vedrà presto una nuova stagione. Pensa che la trama narrata nel prodotto televisivo sia rimasta fedele a quello che avete realmente vissuto? Quanto vi somigliano i due protagonisti?

Penso che la storia sia stata fedelissima e che abbiano tracciato la spina dorsale e il midollo di com’eravamo. L’attore che è stato scelto ha mixato alla perfezione quello che sono, a metà tra Fantozzi e Johnny Depp, con la voglia di creare cose bellissime ma consapevole di cadere diverse volte. Ha saputo centrare la mia personalità, che mi culla dalle scuole medie.

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Intervista a Mauro Repetto – soundsblog.it

Lui ha anche preso questa vena autoironica che ho sempre avuto in qualunque scena della mia vita, a qualunque festa o rappresentazione teatrale, e ha colto questa parte di me.

Lei e Max Pezzali siete stati lontani per molti anni, finché non avete deciso di tornare con una réunion. Avete mai pensato di collaborare di nuovo insieme in modo definitivo?

Possiamo tornare solo in birreria e mai da colleghi. In realtà io e Max non siamo mai stati colleghi; anche quando eravamo compagni di banco, non arrivavamo mai a parlare di scuola. Abbiamo sempre discusso di cose surrealiste che ci facevano ridere, e siamo sempre state due persone che si divertivano insieme. Non abbiamo mai immaginato una réunion, ma semplicemente perché è un argomento che deve venire da solo, come se fosse un fulmine a ciel sereno.

Da quei momenti la sua vita è molto cambiata e oggi si dedica alla musica ma anche all’imprenditoria. Due mondi molto distanti tra di loro. Cosa pensa della scena discografica odierna?

Si parla oggi di una discografia molto più democratica, perché permette a tutti di proporsi, anche grazie all’aiuto dei social. L’unico aspetto negativo è che si è abbassato il tempo di ascolto: all’epoca si poteva creare una canzone di 5 minuti e mezzo, oggi un brano di 3 minuti è già considerato lungo. Questo è sicuramente un male. La musica si è però “orizzontalizzata” e, come sempre, anche oggi si riesce a raggiungere un buon equilibrio.

Negli ultimi anni si è dedicato molto al teatro e ha portato in scena diversi spettacoli teatrali, omaggiando proprio la musica degli 883. Se guarda indietro, le viene in mente qualche rimpianto? Avrebbe voluto qualcosa di diverso per la sua carriera?

In realtà no, perché ho sempre fatto questo lavoro come se fossi uno spettatore che voleva creare qualcosa di simile agli eroi che idolatrava: Bon Jovi, Renato Zero o Whitney Houston. Io rifarei tutto, perché ho sempre avuto un’attitudine entusiasta ma distaccata, non dovendo seguire degli obiettivi particolari.

Il 26 luglio andrà ad esempio in scena, durante il Mediceo Live Festival, lo spettacolo Alla Ricerca dell’Uomo Ragno. Dove nasce l’idea per questo progetto? 

È una favola medievale, come lo era il film Non ci resta che piangere con Troisi e Benigni. Più si prende una distanza per raccontare una storia, più si può calcare l’ironia. Ho deciso di parlare del Conte Claudio Cecchetto, del Cavalier Fiorello, di questa corte con il Marchese Linus ed è una cosa che mi permette di avere un’ironia ma anche una distanza, dato che metto in scena due menestrelli che devono assolutamente andare alla Corte del Conte Claudio. L’idea nasce dalla volontà di raccontare una storia realmente esistita ma con un angolo autoironico e ambientandola nel Medioevo.

Claudio Cecchetto ha tra l’altro dato un contributo fondamentale alla discografica e ai giovani talenti dell’epoca.

Radio Deejay era, in quegli anni, veramente una corte, una reggia e un portone invalicabile. Noi ci apprestavamo ogni weekend ad andare in questo “Vaticano della musica“, ed era molto difficile avvicinarsi a Cecchetto.

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Intervista a Mauro Repetto – soundsblog.it

Per noi è stata davvero un’impresa. Lì c’era un ambiente del tutto verticale e una bellissima piramide da scalare con uno sforzo notevole. La prima impresa importante è stata per noi quella di farci ascoltare da lui, che era una specie di Robert De Niro dell’epoca e che era il più grande boss della musica in quegli anni.

Quali sono invece i suoi futuri progetti?

Io vivo giorno per giorno. Come ogni persona creativa, ho sempre moltissime idee ed è difficile per me concretizzarle. Rendere realtà un’idea è come vedere ad una festa una bella ragazza dall’altra parte della stanza. Uscire con lei è difficilissimo; al momento ho delle bei progetti in mente ma devo creare una rete di networking per avere la possibilità di trovare soldi. Vivo al giorno conscio del tempo che prende questa idea.

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