Oasis censurati, niente concerti in Cina

In Italia sono passati solo pochi giorni fa e hanno riscosso grande successo, in Cina invece pare proprio che non potranno suonare: stiamo parlando degli Oasis dei fratelli Gallagher, che si sono visti negare l’autorizzazione ad esibirsi in territorio cinese dal Regime Governo locale.Il motivo? Il “solito”, di natura politica, lo stesso che ha colpito

di piero

In Italia sono passati solo pochi giorni fa e hanno riscosso grande successo, in Cina invece pare proprio che non potranno suonare: stiamo parlando degli Oasis dei fratelli Gallagher, che si sono visti negare l’autorizzazione ad esibirsi in territorio cinese dal Regime Governo locale.

Il motivo? Il “solito”, di natura politica, lo stesso che ha colpito recentemente anche Bjork: l’appoggio alla causa Tibetana, che le autorità di Pechino puniscono severamente impedendo all’artista di turno di mettere piede nel Paese.

Il “tremendo affronto” nel caso specifico sarebbe la partecipazione di Noel ad un concerto pro-Tibet negli USA nel lontano 1997; la cosa è venuta a galla pochi giorni fa, quando le autorizzazioni erano state già concesse agli Oasis. Tutto era stato pianificato ed erano partite le vendite dei biglietti per 2 date, a Pechino e Shanghai.

In poche ore tutto è stato ritrattato, il Ministero della Cultura ha revocato i permessi necessari; i biglietti verranno rimborsati (almeno quello…) e i concerti non si terranno.

La band con un comunicato ufficiale ha chiesto scusa ai fan cinesi per l’accaduto e ha invitato il Governo a ripensarci e fare marcia indietro. Come se servisse…

Il resto del Tour Asiatico è invece confermato.

Update: Lo ha segnalato anche Hellosissi nei commenti, vi riportiamo per dovere di cronanca la dichiarazione di un portavoce della “Beijing All Culture Communication Co Ltd” alla Reuters secondo cui l’annullamento dei concerti sarebbe da attribuire a problemi di natura finanziaria. “Sono mancati i soldi, per questo non ci saranno gli show. Sapete…è una conseguenza della crisi globale anche questa! Il Tibet non c’entra…”.

Via | CorSera