Polysics, la follia che viene dal Giappone

Non sono un gruppo emergente, sono attivi dal 1998 con già una manciata di album ed ep alle spalle, ed è un peccato non averli scoperti prima perchè finalmente la follia postmodernista dei DEVO ha trovato degni eredi, e la de-evoluzione umana può continuare. Sto parlando dei Polysics ovviamente, furioso gruppo giapponese che, folgorato dall’estetica


Non sono un gruppo emergente, sono attivi dal 1998 con già una manciata di album ed ep alle spalle, ed è un peccato non averli scoperti prima perchè finalmente la follia postmodernista dei DEVO ha trovato degni eredi, e la de-evoluzione umana può continuare.

Sto parlando dei Polysics ovviamente, furioso gruppo giapponese che, folgorato dall’estetica e dal messaggio della storica band di Cleveland, ne ha raccolto il testimone. La musica? Beh, buttate in un frullatore follia, rock, new wave, elettronica, sintetizzatori, sigle dei videogiochi, suonerie dei cellulari, ironia, attitudine nerd, ancora follia.

Muovendosi tra cantato in inglese e lingua madre, che fa sempre un certo effetto, i Polysics sono un vero terremoto sonoro e visivo, un nevrotico turbinio di suoni e rumori che poteva uscire solo dalla patria dell’alienazione tecnologica, quel Giappone che a stento riesce a fare convivere una cultura millenaria con un futuro da fantascienza.

Il loro ultimo album si intitola “We ate the machine”, è uscito il 30 di settembre e l’ho colpevolmente mancato, lo ammetto e faccio ammenda. E visto che le parole non riescono a descrivere l’uragano sonoro del gruppo, ecco qui sotto il video di “Pretty good”, tratto proprio dal loro ultimo album.