Roberto Casalino a Blogo: “Sanremo 2017? Sono molto orgoglioso dei brani di Giusy Ferreri ed Alessio Bernabei”

Roberto Casalino è uno dei pilastri della canzone italiana: L’Essenziale, Non ti scordar mai di me, Magnifico, Cercavo, Distratto portano la sua firma. Intervista.

Uno degli autori più apprezzati del panorama musicale italiano risponde al nome di Roberto Casalino. Classe 1979, avellinese ma cresciuto nei dintorni romani (con una parentesi in Germania). La musica ha sempre fatto parte della sua vita. Nel 2002 ha seguito Tiziano Ferro, amico di vecchia data, in tour come corista. Poi si è concentrato sulla scrittura e sulla carriera da solista, dopo una parentesi nel coro gospel e in una piccola band.

Meno di dieci anni fa, la svolta. E’ il 2008 quando decide di “regalare” un suo brano, Non ti scordar mai di me, all’astro nascente della prima edizione di X Factor Italia: Giusy Ferreri. Il brano ottiene un riscontro inaspettato e clamoroso: sedici settimane consecutive al primo posto delle vendite digitali e in vetta all’airplay radiofonico per otto settimane.

Oggi Casalino è, appunto, considerato un pilastro della canzone italiana. “Sono lusingato. C’è sempre grande aspettativa verso le mie canzoni, questo mi crea anche una sorta di ‘peso’. Cerco di stare sempre con i piedi per terra, le pressioni aiutano a cercare di fare sempre meglio. Da parte mia, c’è anche una responsabilità nei confronti di chi ascolta. Sono consapevole del fatto che tante persone aspettano di ascoltare le mie canzoni, melodie e parole. Non posso deluderli”.

La svolta c’è stata nel 2008, prima non avevi scritto per nessuno?

“Nel 2002 ho dato un brano agli Mp2, un duo di fratelli prodotto da Mara Maionchi (la canzone si intitolava Entro il 23, ndr). E poi qualche anno dopo ho scritto per Syria (E va bè, ndr). Dopo quelle esperienze, non volevo più dare canzoni ad altri perché volevo tenerle per me ed il mio progetto da cantautore”.

Non ti scordar mai di me, quindi. Com’è nato quel brano? Eri consapevole delle sue potenzialità?

“Quel brano è nato di getto, nel 2005, a seguito della chiusura di una relazione abbastanza distruttiva per me. L’ho appuntata in un registratorino con la cassettina, allora non c’erano ancora telefoni con le note audio o registratori incorporati. Poi però è rimasta nel cassetto, non l’ho provata con la mia band né altro. Quindi son passati tre anni, mi sono innamorato di Giusy e ho espresso questa mia ammirazione alla Sony, casa discografica che seguiva – e segue tutt’ora – i concorrenti di X Factor. Ad un paio di settimane dall’inedito, mi hanno contattato per chiedermi un brano e ho deciso di rispolverare proprio quella canzone, realizzando un provino del brano con un arrangiamento che rispecchiasse il percorso fatto da Giusy all’interno del programma. Credevo nelle potenzialità di Giusy e del brano ma non mi aspettavo quel successo. Fino a quel momento, i talent non avevano avuto grande risultati a livello di vendite”.

La musica non era il tuo lavoro principale, eri impiegato in un centro congressi.

Non ti scordar mai di me e successivamente Novembre mi hanno cambiato la vita. Non mi sono licenziato subito, ho aspettato un anno e mezzo. Avevo comunque un buon lavoro e avevo paura, ho preferito fare un passo alla volta per capire cosa sarebbe successo. Poteva finire tutto da un momento all’altro”.

Invece non è finito un bel niente. Cosa è successo da lì in poi?

“Hanno iniziato a cercarmi le case discografiche. Ho lasciato correre e ho rifiutato tante cose, pure contro il volere del mio produttore di allora che voleva sfruttare quelle circostanze. Io invece avevo paura di sbagliare. Mi sono preso del tempo, rischiando anche di perdere il treno, ma era impossibile ripetere gli stessi numeri fatti con Giusy. Mi sono fermato, ho raccolto le idee e ho lavorato tanto su di me. Poi nel 2010 ho accettato un’esclusiva con la Universal e da lì ho iniziato a fare questo di lavoro (anche se per me, principalmente, è una passione)”.

Quanto ha influito il rapporto di amicizia con Tiziano Ferro?

“Quella di lavorare con Tiziano è stata sicuramente una bella occasione. Ci conosciamo dal 1994, ancor prima del suo grande successo. Sono stato pure in tour con lui e abbiamo collaborato per Non ti scordar mai di me. Ma non c’entra con tutto quello che è accaduto poi. Parlano le canzoni, non le conoscenze. Spesso in Italia siamo portati a dire: ‘Ah, vabbè, quello ce l’ha fatta perché…’. Se così fosse, sarebbe stato tutto più facile e non avrei dovuto aspettare così tanti anni. Sarebbe successo tutto molto prima”.

Ho la sensazione che tu sia molto prolifico, sbaglio?

“Sono meno prolifico di quello che si pensa. Scrivo soltanto quando sento l’urgenza”.

Come crei?

“Non scrivo su commissione. Mi occupo della scrittura soltanto quando sento l’urgenza di dire qualcosa, altrimenti mi fermo. Possono passare anche mesi senza creare nulla. Scrivere ad hoc non è da me, questo permette una certa riconoscibilità nei miei brani. Quando un artista decide di lavorare con te, piuttosto che con Fortunato Zampaglione o Federica Camba, è perché da ognuno cerca la sua personalità. Altrimenti ci sarebbe un’omologazione senza senso”.

Scrivi sempre d’amore.

“Sempre, è vero. Sono un animo romantico, vivo l’amore”.

Hai sofferto parecchio?

“Essì, penso si percepisca dalle mie canzoni. Ho avuto sia esperienze positive che negative, come tutti, ma ho un animo tormentato. Sono portato a riaprire sempre quel cassetto pieno di ricordi, delusioni e dolori”.

Ti hanno definito “l’autore che scrive per le donne”. Prediligi le interpreti femminili?

“E’ indifferente, anche se sento la mia sensibilità più vicina a quella femminile. La maggior parte degli artisti che interpretano le mie canzoni sono donne, ma c’è una buona rappresentante maschile: Mengoni, Renga, Bernabei, i Dear Jack”.

La canzone che ti ha dato più emozioni?

“E’ banale dirlo, ma sono legato ad ogni mia canzone. Sono tutte parte di me, non essendo nate a tavolino. Forse quella che mi emoziona ancora tanto, e non riesco neppure ad ascoltarla fino alla fine, è Ti porto a cena con me. E’ una canzone importante, la tengo particolarmente nel cuore”.

Quella che ti ha fatto guadagnare di più di Siae?

“Non lo so, è una domanda antipaticissima (ride, ndr). Ho un rapporto particolare con i soldi. Mia padre mi ha sempre insegnato a rispettarli, senza montarsi la testa. Non ho cambiato il mio stile di vita in base ai guadagni. I soldi servono il giusto, solo per fare stare bene me ed i miei affetti”.

Invece quella che meritava più attenzioni e, magari, riscontri?

“Per assurdo, proprio Ti porto a cena con me. Tutti la conoscono e l’amano, Giusy la interpreta magistralmente. È una canzone che si è insediata lentamente nel cuore della gente, ma a mio avviso meritava di più sia in termini di classifica sanremese che riscontro di vendite. Il gusto del pubblico e delle radio è difficile da prevedere, l’importante è essere sempre onesti e autentici”.

Quella criticata di più?

“Non saprei. Ma finché le critiche sono costruttive, va bene. Non ho la presunzione di piacere a tutti. Spesso sono gusti. Non ammetto la maleducazione e l’ignoranza, ma non l’ammetto in ogni ambito della vita”.

Arriviamo a Sanremo. Nel 2017 sarai in gara con ben due brani. Giusy canterà Fa talmente male (e non Fatalmente male, come comunicato in Rai, ndr), un titolo con una doppia lettura.

“Esatto. Il brano di Giusy è una hit che ti colpisce al primo ascolto e ti fa stare sempre in movimento. L’interpretazione è clamorosa. C’è da aspettarsi una bomba, mi auguro che venga recepita come tale”.

E Nel mezzo di un applauso di Alessio Bernabei?

“E’ il giusto seguito di Noi siamo infinito, secondo me con una marcia in più ed una maturità diversa. Sono molto orgoglioso di entrambe le canzoni, non vedo l’ora che arrivi febbraio”.

Sei in gara a Sanremo da anni come autore, quando ci hai provato come cantautore non ce l’hai fatta. E’ una sorta di rivincita?

“E’ la mia sesta volta consecutiva al Festival come autore, è una vittoria per me. Ho imparato dire grazie alla vita. Da piccolo sognavo il palco di Sanremo e ogni anno compravo Tv Sorrisi & Canzoni per leggere i testi dei brani. Adesso ci trovo i miei. Ad essere sinceri, sono diversi anni che non ci provo come cantautore. Ormai ho superato anche l’età per partecipare fra i Giovani perché ho compiuto quest’anno 37 anni. Sono comunque in pace con me stesso, porto avanti il mio progetto e ho il privilegio di poter arrivare a tante persone attraverso la voce di altri”.

Perché chi è considerato un numero uno nella scrittura, trova difficoltà quando prova a metterci la voce?

“E’ un problema del mercato italiano: ti bollano come un bravo autore, quello sei e quello devi rimanere. Ermal Meta ce la sta facendo, anche se lui aveva già una precedente esperienza come cantante (con La fame di Camilla, ndr): lo stimo un sacco, è tutto meritato. Ma è un unicum per il nostro Paese. In America o Inghilterra chi ha fatto l’autore per una vita poi ha anche la sua possibilità, basta vedere Sia o LP. Forse non fa parte della nostra cultura. Va bene così”.

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