Hozier si racconta: “Non mi sarei mai aspettato di finire in classifica con la mia musica”

Il cantautore di “Take me to church” ha presentato il suo disco di debutto alla stampa italiana

[iframe width=”” height=”” src=”http://video.digitalbees.it/services/player/bcpid3823767975001?bckey=AQ~~,AAABNbwiFkk~,uhHrynjUhJAJ7Q7OJb1H3yt1INn770CG&bctid=3912353457001&width=100%25&height=100%25&autoStart=false” frameborder=”0″]

Ha affascinato e commosso mezzo mondo con la sua “Take me to church”, ma Andrew Hozier-Byrne, o più semplicemente Hozier, non si aspettava certo che una sua canzone scritta nel cuore della notte in una mansarda diventasse il brano più suonato del 2014 su Spotify, o che il suo video ottenesse oltre 71 milioni di visualizzazioni, o che il suo album di debutto finisse al secondo posto della classifica dei dischi più venduti negli Stati Uniti:

“E’ tutto molto esaltante, e in un certo senso anche surreale, non mi sarei mai aspettato di finire in classifica con la mia musica. Specialmente con ‘Take me to the church’. L’ho registrata nel giro di un paio di giorni, dopo aver cantato le parti vocali nella mia mansarda intorno alle 2, 3 del mattino, sono andato in studio a Dublino dove abbiamo aggiunto il piano e la batteria, e abbiamo mantenuto le parti vocali registrate a casa. Non è mai stata pensata come hit pop”

Il giovane cantautore irlandese, che abbiamo visto anche ieri sera ospite di Fabio Fazio a Che Tempo Che Fa, ha presentato oggi il suo lavoro d’esordio, che porta il suo nome, alla stampa italiana. Molti hanno collocato la sua musica nel panorama ‘indie gospel’, e nel suo disco sono presenti numerose influenze legate al panorama rhythm & blues.

Ma quali sono le sue fonti di ispirazione?

“Alcuni elementi della mia musica sono indie gospel, se vogliamo parlare di generi. Ma nell’album c’è anche un sacco di folk, un sacco di rock e un sacco di soul. C’è un’artista, Cold Specks, che ha denominato la sua musica doom soul, ed è una definizione che mi piace molto, ma le mie fonti di ispirazione sono moltissime, dal Delta folk al gospel appunto. Anche Nina Simone è stata una mia grande fonte di ispirazione, così come Tom Waits e Billie Holiday. Quando registro la mia musica cerco di catturare le sensazioni che questi artisti mi hanno suscitato ascoltando i loro lavori”

Inevitabile poi parlare di fede e di religione, tematiche trattate sul disco, e quasi endemiche della sua terra d’origine, la cattolicissima Irlanda:

“La fede e la religione sono due cose diverse. Da una parte c’è il rapporto personale che una persona ha con Dio e dall’altra c’è quello che un gruppo di persone ha detto di Dio, ci sono le regole, la dottrina. Per quanto mi riguarda non sono totalmente senza fede, ci sono molte cose in cui vorrei credere”

Per dedicarsi alla sua carriera Hozier ha mollato gli studi di musica al Trinity College di Dublino, ma ha continuato a frequentare i suoi compagni di college e ha comunque respirato l’atmosfera universitaria, prendendo parte a diverse attività musicali collaterali. Solo i suoi genitori non l’hanno presa tanto bene ma, possiamo dirlo con certezza, si saranno sicuramente ricreduti:

“Non sono così prolifico come vorrei. Ho un sacco di idee, ma ho bisogno di spazio per svilupparle: ad esempio il testo di ‘Take me to church’ mi è frullato in testa per più di un anno. Ho sempre immaginato che il mio disco sarebbe stato accolto con più calma, non avrei davvero mai pensato ad un successo così veloce. Mi sto prendendo il mio tempo per gestire tutto quanto, e seguirò il mio istinto”

I Video di Blogo

Francesco Guccini e Mauro Pagani per l’album “Note di viaggio – Capitolo 2” (intervista)