Club Dogo, Non siamo più quelli di Mi Fist: “E’ diventato quasi un luogo comune. Lo dicono tutti, diciamolo anche noi, no?”

Gué Pequeno, Jake La Furia e Don Joe hanno raccontato alla stampa il loro nuovo lavoro discografico

In questo nuovo lavoro – che esce proprio oggi, 9 settembre, i Club Dogo hanno voluto prendersi gioco di chi, da ormai tempo immemore, li accusa di ‘non essere più quelli del primo disco’, “Mi Fist” appunto, uscito nel lontano 2003.

“Non siamo più quelli di Mi Fist” dunque:

“Il titolo è un gioco, come i titoli dei nostri dischi precedenti. Siccome da una certa frangia di rompic*****ni ci viene sempre detto ‘Non siete più quelli di Mi Fist’, ci siamo detti che la libidine più grande era prendere per il cu*o quelli che ci prendevano per il cu*o, quindi abbiamo deciso di utilizzarlo come titolo dell’album”

Poco prima di un instore con i fan in Mondadori, in Piazza Duomo a Milano, Gué Pequeno, Jake La Furia e Don Joe hanno incontrato la stampa. E, precisano,

“Che noi non siamo più quelli di Mi Fist è un dato di fatto, stilistico, anagrafico e di contorno. I nostri pezzi sono sempre ignoranti come lo erano prima, ‘Mi Fist’ è considerato un disco di culto, un disco elegante, quando in realtà non lo è mai stato. In realtà è un disco registrato in un totale stato di incoscienza, con dei pezzi veramente ignoranti. So che suona come un luogo comune ma l’attitudine al lavoro del disco è sempre quello: c’è la base, scriviamo, registriamo e andiamo a suonare, non è mai cambiato niente. E’ solo cambiato il modo. Noi prendiamo questa cosa del ‘non siete più quelli di Mi Fist’ come una cosa da ridere, con autoironia. Un po’ prendiamo per il cu*o gli altri, un po’ prendiamo per il cu*o noi. E’ diventato quasi un luogo comune utilizzato anche in altri ambiti. Lo dicono tutti, diciamolo anche noi, no?”

Per trovare nuovi stimoli, per guardare le cose da un’altra prospettiva, i tre sono andati fino a Los Angeles per realizzare questo lavoro:

“Non siamo americanofili, ma c’è una mentalità completamente diversa dalla nostra. Lì puoi fare tutto quello che vuoi a qualsiasi ora. E c’è meritocrazia: se sei bravo, ce la fai. Se vuoi trasferirti lì ad esempio devi dimostrare di saper fare meglio quella cosa rispetto a chi c’è già”

Come ogni disco rap che si rispetti, non mancano i campionamenti. Quello forse più gradito – emerge da come ne parlano – è la citazione di Zucchero e della sua “Overdose (D’Amore)”: la frase “C’è bisogno d’amore sai zio”, che sembra scritta apposta per loro, contenuta in “Sai zio” appunto. Volevano farlo da molto tempo, raccontano, ma solo ora è arrivata l’occasione. Dall’altra parte però c’è un pezzo di un brano apparentemente lontanissimo dal mondo del trio e piuttosto insolito: “Lisa dagli occhi blu” di Mario Tessuto. Perchè del resto i Dogo hanno sempre fatto “quello che volevano” (musicalmente parlando), senza curarsi di dover soddisfare per forza le richieste e i gusti della ‘base’.

Ci sono poi le collaborazioni, con Lele Spedicato dei Negramaro, Entics, Cris Cab e Arisa. Quest’ultima ha cantato il ritornello di “Fragili”:

“Abbiamo incontrato Arisa in diverse occasioni. Ci ha stupiti fin quando l’abbiamo vista cantare da Victoria Cabello – arrivava da ‘Sincerità’ -, e ‘Fragili’ aveva un ritornello importante. Volevamo una voce potente”

In piazza intanto, mentre l’incontro volge al termine, ci sono già moltissimi ragazzi che aspettano pazientemente il loro turno per farsi firmare una copia del nuovo disco. Molti sono giovanissimi. I Dogo sentono una qualche responsabilità nei loro confronti?

“I ragazzi è meglio che ascoltino i loro professori, non noi!”

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