Le dieci cover più brutte ad opera di cantanti italiani, da Vasco Rossi a Nino d’Angelo

Non è tutto oro se si parte da una base meravigliosa: a volte escono delle versioni imbarazzanti…

Gli omaggi ai propri artisti preferiti che molti cantanti e musicisti decidono di interpretare possono essere di triplice natura: o veri e propri capolavori che stravolgono l’essenza stessa della canzone, trasformandola in qualcos’altro (come Yesterday dei Beatles ricantata da Marvin Gaye, roba che ti senti i brividi fino nel cervelletto), o semplici versioni che mantengono un arrangiamento simile all’originale, con un qualche abbellimento più o meno riuscito qua e là a seconda dell’interprete (tipo Dusty Springfield che canta You Don’t Have to Say You Love Me, versione inglese di Io che non vivo di Pino Donaggio).

Ultima, c’è la categoria speciale che travalica i confini: le cover italiane di pezzi stranieri. La pratica ha radici che risalgono ad oltre cinquant’anni fa, con l’importazione della musica americana dopo la seconda guerra mondiale e l’adattamento del testo che si rendeva necessario per far sì che i nuovi ritmi conquistassero più facilmente le orecchie melodiche dominate dal belcanto all’italiana di matrice ottocentesca.

In alcuni casi, ci sono stati dei veri e propri riarrangiamenti quasi migliori dell’originale; in altri, specialmente in tempi recenti, queste cover di brani stranieri si sono rivelati dei veri e propri fallimenti di critica e pubblico, stroncati da chiunque oppure elevati a massima espressione del puro trash.

Noi di Soundsblog abbiamo selezionato per voi le dieci cover più brutte ad opera di cantanti italiani: siete pronti a farvi sanguinare le orecchie?

1. Vasco Rossi – Ad Ogni Costo (2009)

Non poteva che essere la prima e più gettonata tra le cover più brutte e malriuscite cantate dagli interpreti di casa nostra, malgrado sia stata un successo senza pari per il Blasco. La melodia dolce e sommessa di un amore straniante cantata da Thom Yorke diventa una sguaiata ululata da ubriachi al pub con gli amici.

Le dieci cover italiane più brutte: Finley – 9 Luglio 2006

Mondiali di calcio, esaltazione nazionalpopolare, semo li mejo e asfaltiamo la Francia in finale sognando di fare a Zidane quello che lui fece a Materazzi. Invece la capata arriva diretta da questa terrificante cover di Seven Nation Army dei White Stripes ad opera dei Finley, all’epoca idoli delle ragazzette attaccate ad MTV. Fa male.

Le dieci cover italiane più brutte: Marco Masini – E chi se ne frega

Si è molto detto su questa versione di Nothing Else Matters, ballad immortale del gruppo californiano dei Metallica. In questa versione del rocker fiorentino, ormai assurta a icona benedetta del trash nostrano, si raggiungono altissimi picchi di filosofico nichilismo.

Le dieci cover italiane più brutte: 4. Nino D’Angelo – Gesù Crì

Prendete un brano sulla speranza nonostante la difficoltà di credere in un qualunque dio e metteteci le parole e le melodie di Paul McCartney: otterrete Let It Be. Adesso prendete la stessa melodia e metteteci le parole in dialetto napoletano di Nino D’Angelo. Non sentite dei dolori lancinanti?

Le dieci cover italiane più brutte: 5. Matteo Beccucci – Fuoco Nel Cuore

Di solito nei negozi di strumenti musicali all’estero c’è un cartello che dice “Vietato suonare il riff di Smoke On The Water dei Deep Purple per provare le chitarre”. Matteo Beccucci, vincitore della seconda esizione di X Factor, lo ha preso alla lettera e ne ha rifatto la versione acustica. A quando la petizione per “Vietato storpiare un pezzo storico della musica rock facendolo diventare una lagna neomelodica”?

Le dieci cover italiane più brutte: 6.

Toccare i Cure di Lullaby è solitamente difficile anche per i più navigati, ma la strepitosa versione trash di Gatto Panceri supera ogni immaginazione (si ferma solo sotto Nino D’Angelo).

Le dieci cover italiane più brutte: 7. Wilma De Angelis – Bad Romance

Quando la reginetta della canzone italiana anni 50 apparve da Paola Perego eseguendo una cover piuttosto sporcacciona di Bad Romance di Lady Gaga, impazzì l’Internet. Il picco di genialata di questa versione è incommensurabile.

Le dieci cover italiane più brutte: 8. Simone – Non piangere mai

Simone era pure belloccio, coi suoi rasta e l’aria da sfattone, ma non gli perdoneremo mai di aver osato toccare una delle ballad rock più strappalacrime -appunto- per eccellenza, Don’t Cry dei Guns N’Roses, per consegnarcela più stropicciata di un paio di mutande sporche.

Le dieci cover italiane più brutte: 9. Antonello Venditti – Alta Marea

Già il brano originale dei Crowded House, Don’t Dream (It’s Over) era una discreta pesantezza, ma nella versione raccordoanulare del romano per eccellenza perde ogni appeal per andare ad ingolfare i cuori e le radio provinciali di dediche d’amore che ogni uomo/donna cosciente rifuggerebbe.

Le dieci cover italiane più brutte: 10. Nek & L’Aura – Eclissi del cuore

Osare affrontare in italiano una colata di melassa epic-glam-rock anni 80 come Total Eclipse Of The Heart di Bonnie Tyler è decisamente una bella sfida: Nek e L’Aura la affrontano aggiungendo ancora più zucchero e sgolature sull’amore che diventa un’eclissi del cuore. C’è di che piangere con la testa tra le mani sognando la sordità.

Le dieci cover italiane più brutte: il bonus

Non è brutta, è oltre il trash: fa restare con la bocca spalancata scrollando la bava di stupore. Mino Reitano che ricanta i Green Day di Basket Case, facendoli diventare “Mino Dove Vai”. Da mettere come suoneria tipo SUBITO.

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