Jon Fratelli dei The Fratellis: "We Need Medicine è un disco da suonare dal vivo" - intervista Soundsblog

L'intervista al frontman dei The Fratellis, tornati sulle scene musicali con il terzo disco We Need Medicine in uscita il 7 Ottobre prossimo.

Jon Fratelli ha l'aria stropicciata di chi si è alzato da poco e sta ancora aspettando l'effetto benefico del caffè, che sorbisce a sorsi golosi da una tazza bianca. E' in controluce sotto una finestra aperta sul cielo velato di grigio sole milanese, in jeans e maglietta nera, gli occhi luminosi di sonno e i capelli ritti in testa che lo fanno somigliare ad una versione ripulita e contemporanea di un giovane Robert Smith dei Cure.

Noi di Soundsblog lo abbiamo incontrato per una piccola intervista, curiosi di sapere qualcosa di più sul nuovo disco dei The Fratellis, We Need Medicine, in uscita in Europa il 7 Ottobre prossimo e anticipato dal singolo Seven Nights, Seven Days, e sul tour di questo ritorno sulle scene dopo la lunga pausa di quattro anni, che li porterà in unica data in Italia l'8 Dicembre prossimo ai Magazzini Generali di Milano.

Nel corso della chiacchierata Jon Fratelli ha spaziato tra vari argomenti, ma è sempre la musica la sua fonte fondamentale di discussione: il cantante e leader dei Fratellis ha tenuto a rimarcare un concetto basilare per una rock'n'roll band, ovvero che bisogna divertirsi per divertire il pubblico e amare il proprio lavoro per essere amati dai fan.

Domanda: Sappiamo che vi siete separati per un periodo per i vostri progetti personali. Pensi che la pausa abbia reso la band più forte e con piuù esperienze da condividere?

Probabilmente sì. Il tempo fa queste cose. Non siamo diventati più anziani o più saggi, non voglio essere più vecchio e più saggio, non voglio crescere... Comunque ci ha fatto bene, effettivamente dovevamo stare un po’ separati, per ricordarci cosa ci piacesse l’uno dell’altro. Lo avevamo dimenticato.

DOMANDA SOUNDSBLOG: Abbiamo ascoltato la preview del vostro album e abbiamo pensato ci fosse qualcosa legato e ispirato alle atmosfere dei Pogues. E’ vero?

JON: non ho mai ascoltato i Pogues...no, non è vero (sorride). Conosco poche canzoni, quelle che si sentono in radio e naturalmente la canzone di Natale (Fairytale Of New York). Barry è un fan dei Pogues. Se ci sono delle somiglianze è solo un caso... nessuno ce lo ha mai detto prima. Adesso devo andare a lezione, mi metti in panico! (sorride) Comunque è un tipo di suono della tradizione musicale e io sono davvero un tradizionalista; una volta mi imbarazzava essere un tradizionalista, ma adesso no.

Quando avete capito che era il momento di tornare?
Quando abbiamo finito i soldi (ride). No, scherzo, abbiamo passato momenti difficili. Un certo modo di pensare ha rovinato la band e non faremo mai più una cosa del genere. Una mattina mi sono svegliato e ho pensato che fosse una buona idea tornare insieme. E’ bello tornare a suonare la chitarra con gli amici, una cosa che avevo dimenticato. E’ bello suonare di fronte ad un pubblico, è quello che piace a tutti, mi ero dimenticato anche di questo. Non posso credere ad una vita diversa da questa. Sono contento di aver cambiato idea e che Barry e Mince abbiano accettato.

Le canzoni di We Need Medicine sono tutte nuove o alcune vengono dal passato?
Sono tutte nuove, sì. Ci ho provato a lasciar perdere la scrittura per i Fratellis, ma comunque scrivevo canzoni per questa band. Solo due o tre sono meno recenti. Abbiamo suonato in alcuni show dal vivo senza avere la minima idea delle canzoni che avremmo suonato... Vedendo che le persone erano interessate, abbiamo pensato di fare il disco. Avevamo bisogno di un disco da suonare dal vivo perché la maggior parte delle canzoni che suoniamo sono del primo disco. Non suoniamo molte canzoni del secondo disco. Avevamo bisogno di un disco da suonare tutto o quasi dal vivo, lo abbiamo preparato negli ultimi sei mesi. Non importa per quanto tempo possa durare la carriera, abbiamo l’entusiasmo di suonare dal vivo canzoni.

DOMANDA SOUNDSBLOG. Dobbiamo aspettarci qualcosa di particolare per il tour? Avete in mente qualcosa?
Particolare? Più di... noi? Cerchiamo di essere speciali ogni sera, lavoriamo duro per questo (ride). Diamo tutto in ogni concerto dal vivo che facciamo, perché è il nostro lavoro. Non sono così carismatico sul palco. L’unico modo che abbiamo è dimostrare alle persone che sono venute a sentirci che sappiamo farlo.

Avete provato qualche suono nuovo in questo album? Qualche sperimentazione?
NOn possiamo. Non dovremmo farlo. Potremmo perdere del tempo infinito a sperimentare, ma sarebbe solo una perdita di tempo. Preferisco divertirmi quando scrivo, continuare a divertirmi, io e i miei compagni. Non ho niente contro le sperimentazioni, ma non so cosa potrebbe essere... che ne so, suonare i bicchieri da vino, cose così (ride). Funziona così: nel primo disco ti diverti tu, nessuno ti ha ascoltato e tu suoni per te. Noi abbiamo voluto tornare a quel suono lì, che nessuno si aspettasse. Siamo una band rock’n’roll e possiamo essere solo questo. Se tu ti diverti e anche le altre persone si divertono, ecco come funzionano perfettamente le cose.

Avendo una rosa di numerose canzoni, come scegliete i brani per le setlist dei concerti? Le cambiate ad ogni concerto?

Vogliamo suonarle tutte... vogliamo dare alle persone tutte le canzoni che vogliono ascoltare, ci piacerebbe suonarle tutte! Vogliamo dare alle persone quello che vogliono e vogliamo ottenere quello che vogliamo noi. Le persone pagano per un concerto e si meritano di ricevere quello che si aspettano e vogliono. Sono andato a vedere Springsteen che suona per tre ore e mezzo e dopo un’ora c’erano ancora canzoni che volevo sentire. Devi dare alla gente quello che vuole e poi ottieni quello che vuoi tu.

E la copertina del disco? E’ molto pop art..
Ci serviva una cosa che assecondasse il nome We Need Medicine!, che facesse chiedere alle persone “che cavolo è successo che ha così bisogno di medicine?”. Potevamo mettere una foto nostra sulla cover, ma non avrebbe funzionato, così come qualcosa di astratto. Questo artwork riprende qualcosa del primo disco, che aveva una pin up anni 50 in copertina. Ci piaceva. La settimana scorsa abbiamo autografato quattromila copie del disco.. quattro-maledette-mila copie! (Ride) Avete idea di quanto ci voglia a firmarle tutte?

Vai su un’isola deserta e puoi portare solo tre dischi con te. Non dischi tuoi. Quali album porteresti?

Dischi miei?! Per carità, no..(ride) Sarebbe l’ultima cosa che porterei... Mi porterei Blonde on Blonde, The Dark Side Of The Moon e London Calling. Tre album. E’ crudele. E’ tanto crudele, è difficile da scegliere, non puoi portarne solo tre! Mi fai lasciare fuori anche Exile On Main Street... è crudele!

DOMANDA SOUNDSBLOG: Ci sono delle canzoni del passato che avresti voluto aver scritto? Siamo crudeli, quindi scegline una.

Jungleland di Bruce Springsteen, ma ce ne sarebbero migliaia.

Com’è stato il primo concerto del ritorno?
Non è stato così strano come pensavo. Abbiamo semplicemente suonato dal vivo..

E’ cambiato qualcosa nella tua relazione con i ragazzi della band dopo la separazione?

Abbiamo letteralmente ricominciato un gioco. C’è un certo sense of humour tra di noi sin dalla prima volta che ci siamo incontrati.. Possiamo cominciare e smettere e cominciare a scherzare.. possiamo stare mesi senza vederci e poi ricominciare subito in perfetta sintonia tra noi, anche la crew non capisce come facciamo. Quando siamo insieme tendiamo a confondere le persone per lo humour che abbiamo tra di noi, ci piace confonderli e mandarli fuori di testa.

Qualche piano di altri dischi solisti da parte tua in futuro?

Non vedo il punto, no, quindi no. Credo di non aver avuto alcuna idea di ciò che stessi facendo quando ho registrato il disco solista, ma stavo facendo qualcosa per me. Ho registrato anche altre cose che non saranno mai pubblicate, e le ho registrate per dimostrarmi che potevo e volevo farlo, anche se ci sono voluti mesi. E’ stata una cosa abbastanza perversa, registrarle e tenerle nascoste.

Foto Courtesy | Giacomo Zamai per Soundsblog - All Rights Reserved

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