Rocco Hunt, Poeta Urbano: “Parlo della strada, di quello che vedo” – intervista Soundsblog

Nel disco d’esordio su major presenti anche Clementino ed Ensi: “Ho scelto persone che stimo sia personalmente che artisticamente”

Vi parlavamo qualche giorno fa di Rocco Hunt, 18enne rapper di Salerno, che ha da poco pubblicato per Sony BMG il suo lavoro d’esordio, “Poeta Urbano”.

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con lui.

Raccontaci un po’ del tuo background

Mi sono avvicinato a 11 anni al mondo hip hop, me l’ha fatto conoscere un mio amico – una scena che non potrò mai dimenticare – e la prima volta che mi è entrato dentro questo ritmo non mi è mai più uscito. Ho iniziato con alcune autoproduzioni qualche anno fa che sono state recensite positivamente da parte degli addetti ai lavori. Nel 2011 ho pubblicato un mixtape, “Spiraglio di periferia”.

Sei riuscito a farti conoscere con le gare di freestyle e la presenza sul web, quale dei due mezzi ti ha aiutato di più?

Ho fatto molte gare di freestyle, ci ho partecipato da giovanissimo, quindi sono riuscito a costruirmi una credibilità live e ho avuto una base solida. Ma anche il web ha aiutato.

Tra i collaboratori del tuo nuovo disco ci sono anche Clementino ed Ensi tanto per fare un paio di nomi

Ho lavorato con persone che già conoscevo, per scelta mia ho preferito persone che stimo sia personalmente che artisticamente. All’album ho iniziato a lavorarci un anno e mezzo fa: prima mi sono dovuto concentrare sulla scrittura dei testi, poi un mese fa siamo entrati in studio, è stata una cosa molto rapida. Sul disco hanno collaborato anche Zoa e Nazo, insieme a Dj Shablo, Friz The Cat, Reverendo, Denny The Cool e Fabio Musta. Il mio è un hip hop classico ma anche moderno, ci sono contaminazioni, senza sforare dalla mia identità, come poeta urbano, come ragazzo che descrive la realtà del Sud Italia.

“Poeta urbano” non è quindi solo il titolo del tuo disco, ma è la tua peculiarità…

Mi autoproclamo così. Il poeta è ‘urbano’ perchè parla della strada, di quello che vede, della realtà – nello specifico – della Campania.

Prima di questo disco hai fatto un mixtape, come ti trovi adesso su una major come Sony?

Per me è stata una novità. Prima tutte le cose provavo a farle io. Adesso invece per fortuna ci sono dei professionisti che se ne occupano.

Quest’anno l’hip hop è per così dire ‘approdato sul grande schermo’ grazie alla trasmissione Amici e alla vittoria di Moreno. Tu cosa ne pensi?

Per l’hip hop è stata una cosa positivissima. Su migliaia di persone che hanno seguito il programma magari ce ne sono centinaia che decidono di seguire il genere. Se le radio e i giornali parlano di hip hop è sempre una cosa positiva.

Recentemente hai presentato il disco sia a Salerno che a Napoli, com’è andata?

A Napoli c’è stata molta più gente che a Salerno. Sono nato a Salerno ma sono cresciuto musicalmente a Napoli. A Salerno c’è la gente che mi ha visto crescere e che mi segue indipendentemente dalla musica che faccio, a Napoli invece c’è la mia fanbase.

Ho letto che hai portato avanti un ‘Corso di Rap’ all’interno del carcere minorile di Airola (BN). Come mai proprio un corso di rap?

Il progetto è nato grazie a un’educatrice del carcere, che fa davvero tanto per i ragazzi. Ci siamo incontrati per caso: sono stato sempre impegnato nel sociale in passato e ci siamo conosciuti in occasione di un evento organizzato in una chiesa. Dopo esserci scambiati i contatti ci siamo sentiti. Si è subito messa in contatto con me e con altri rapper della zona perchè i ragazzi avevano chiesto di fare un corso. E’ stato un grandissimo progetto, i ragazzi si sono impegnati tantissimo per questa cosa. Quando sono entrato in carcere per la prima volta i ragazzi non sapevano nemmeno fare le rime, quando sono uscito avevo in mano le loro canzoni. Mi sono responsabilizzato molto, anche perchè sono stato con persone che avevano più o meno la mia età.

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