Bright Eyes: Cassadaga. Il rock è vivo

Ecco il disco che ci voleva: semplice e profondo, uno di quei dischi che ricorderemo tra 20 anni e ci renderà orgogliosi di aver vissuto l’ attimo. La musica nel 2007 è viva e gode di ottima salute; Cassadaga, dodicesimo disco (EP compresi) di Bright Eyes è la risposta a tutte le domande. Il rock

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Ecco il disco che ci voleva: semplice e profondo, uno di quei dischi che ricorderemo tra 20 anni e ci renderà orgogliosi di aver vissuto l’ attimo. La musica nel 2007 è viva e gode di ottima salute; Cassadaga, dodicesimo disco (EP compresi) di Bright Eyes è la risposta a tutte le domande.

Il rock è morto? No, ha cambiato casa e vestiti, ragiona con un cervello e dice la (sua) verità è tornato a fare il suo mestiere, accendere la passione e illuminare i nostri giorni, ma torniamo a noi: un disco come questo merita una recensione approfondita, un po’ come quelle che amavo leggere quando avevo 16 anni (pochi lustri, che credete) e che si soffermavano sulle singole canzoni.

Dobbiamo aspettare 120 secondi perché l’ orchestra si accordi, gli artisti veri hanno bisogno di pazienza, ma puntualmente ti regalano un sogno… Clairaudients (kill or be killed) è la fase rem, il mondo ci appare ancora per quello che è, triste e meschino, l’ America è una trappola ma ha le tradizioni musicali più cool.

Four Winds e qui gli irlandesi entrano nella tradizione e la contaminano, i Waterboys di fisherman blues dettano le regole della danza e Conor ci mette la visione (siamo alla sceneggiatura del sogno):

The Bible is blind. The Torah is deaf. The Qur’an is mute. If you burned them all together you’ d get close to the truth.

If Brakeman turns my way è semplice, giurerei su un ascolto intensivo di Teenage Fanclub e Supergrass, niente di male, anzi, concilia…

Hot knives meriterebbe da sola i 16,80 € dell’ album: ancora contaminazione e tradizione (questa volta nel rock) con un approccio che solo i Bright Eyes possiedono e che riemerge nella sua purezza: ecco cosa vuol dire essere artista nel 2007, offrirci un sogno e farcelo vivere …

Make a plane to love me concede una meritata pausa, ricordandoci la bellezza della vita e della musica, ricordandoci che per contaminare bisogna essere dei veri maestri; per scarafaggi ed orchestra

Soul singer in a session band, probabilmente illustra bene di cosa stiamo parlando: di un cantore dell’ anima con delle radice profonde (in tutta la musica americana) e un ‘assoluta vena creativa, uno che merita di sedere tra Woody Guthrie e Bob Dylan.

Classic cars è Bright Eyes puro, ammorbidito dalla produzione che lo vuole “accessibile” (niente legge stanca) ma il tema di fondo, il sogno, continua…

Middleman ti suona sotto i piedi, viene dalla terra e ti spinge a terra; violini (ancora quei fottuti Waterboys) e percussioni all’ ingresso dell’ inferno, o è il paradiso?

So i have become the Midlleman, the gray areas are mine, the in-between, the absentee is a beautiful disguise

Cleanse song sembra riportare immagini classiche, Conor Oberst come lo conosciamo, sicuramente più pulito ma non meno incisivo… avrà in serbo qualcosa…

No one would riot for less, ricordiamocelo; l’ altro aspetto della grande e dorata medaglia Bright Eyes: un tono nervoso ma intimo, vero da lasciarci sbalorditi; arrangiamenti curati, ma bene, molto bene, se questo fosse il pop saremmo tutti sognatori…

Coat check dream song non vuole fermare gli incroci pericolosi e invita al lato oscuro della luna…

I must belong somewhere introduce il risveglio, ancora il menestrello a cantare parole facili facili eppure così dolci alle nostre orecchie

Lime tree è la chiusura, opportuna quanto triste: è maturo e lo dimostra, la musica è semplicemente il suo mezzo (poco importa che sia meravigliosa), i sentimenti e l’ anima sono il suo obiettivo e Cassadaga lo dimostra alla perfezione.

Vi lascio con una considerazione: a me il disco ricorda molto Sandinista e il melting pot cultural/musicale che si respirava nel disco dei Clash… ve lo volevo dire…

Un pò di link: Bright Eyes on Myspace e un pò di live video

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