Sono come sono, Fabrizio Moro a Soundsblog: “Sono un artista indipendente, non vado d’accordo con i tempi della discografia”

Il nuovo album di inediti del cantautore romano uscirà il 30 aprile

A tre anni di distanza dall’ultimo lavoro torna Fabrizio Moro. “L’inizio” immortala un momento molto importante per la vita artistica del cantautore romano, che in questo periodo di ‘pausa’ ha comunque continuato a lavorare come autore (vedi Emma Marrone e Noemi).

Ho letto che quando ti sei messo a lavorare a questo nuovo disco hai avuto la ‘sindrome del foglio bianco’.
Sono cose che succedono…la ‘sindrome foglio bianco’, mi piace questa definizione, sai? E’ stato un momento più complicato del mio percorso artistico. Sono stato mesi e mesi circondato dai miei strumenti e cercavo qualcosa che soddisfasse la mia attesa. Sono 15 anni che scrivo canzoni, ma non ho ancora capito come funziona questa magia. Ho anche accantonato l’idea per dedicarmi ad altro, perchè i dischi non si fanno tanto per farli. Ci deve essere tutta una progettualità emotiva dietro. Ad un certo punto ho preso un foglio bianco e ho scritto i versi della canzone “L’Inizio”. Non c’è cosa più preziosa del punto di partenza per un artista. Questo brano qui è poi diventato la mia punta di diamante.

Quindi una volta che si trova la ‘punta di diamante’ poi tutto viene più naturale…

E’ come quando sali sul palco, hai una paura pazzesca. Poi fai i primi due o tre brani e tutto passa. Quando trovi il punto di partenza capisci che effettivamente quell’album tu lo puoi scrivere. Ci sono ancora tante cose insite, che devi soltanto tirar fuori. Se non trovi il tuo punto di partenza rischi o di fare un’album di merda o di non farlo proprio.

Immagino che con i ritmi serrati della discografia moderna sia tutto un po’ più complicato.

Io sono un artista completamente indipendente, me ne infischio delle logiche della discografia. Se voglio far passare cinque anni prima del prossimo disco, li faccio passare. Non è che sei sempre ispirato. Non vado d’accordo con i tempi della discografia. Portando avanti la mia attività come autore riesco anche ad autofinanziarmi e ho aperto la mia etichetta discografica, produco band emergenti.

Recentemente hai scritto un brano per Emma Marrone, e poi c’è il brano sanremese di Noemi. Come cambia l’approccio tra autore e cantautore?

Il riflettore è puntato su di me, ma è più piccolo. Quando Noemi è andata a Sanremo ho avuto un po’ d’ansia perchè è come se fosse una parte di me fosse in un altro posto. Vivi solo la parte bella, hai affidato la tua canzone ad un altro interprete. Quando scrivo non faccio il sarto, con tutto il rispetto ovviamente: il sarto musicale cuce un vestito addosso ad un interprete, è un lavoro bellissimo, ma io non sono capace. Io scrivo canzoni per me. “Sono solo parole”, il brano che Noemi ha portato a Sanremo due anni fa, è un brano che doveva finire in questo album qui. E’ stato in un cassetto per un po’. Poi è arrivato alle orecchie di Noemi ed è successo quello che è successo. Non mi metto mai a scrivere un brano per un determinato artista. Solo dopo che l’ho scritto capisco chi potrebbe cantarlo.

Ma su quel palco, quello di Sanremo…ci torneresti? E, ti piace come contesto?

Sul ritornarci non lo so, non ci penso per adesso. Sai, le cose si evolvono e cambiano, dipenderà dalle necessità che avrò in futuro. Ma non è un contesto in cui riesco ad esprimermi al massimo. E’ un riflettore troppo grande per me. La prima volta che ho partecipato, che ho avuto quell’exploit pazzesco, non l’ho vissuta bene. Non mi aspettavo quella cosa lì, e poi mi sono andato a incastrare nei meccanismi discografici di cui dicevamo prima. Non mi sono più sentito libero di potermi esprimere. Ho abbandonato quel tipo di situazione lì e sono rinato sotto un’altra forma artistica.

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