The Voice Of Italy, Riccardo Cocciante a Soundsblog: “Bisogna incoraggiare gli autori di canzoni, che oggi non possono più vivere del loro mestiere”

Il programma partirà il 7 marzo, intervista a Riccardo Cocciante.

Riccardo Cocciante è uno dei quattro coach di The Voice of Italy, insieme a Noemi, Piero Pelù e Raffaella Carrà.

Nelle interviste rilasciate nei giorni scorsi ha ampiamente spiegato i motivi che l’hanno spinto ad accettare la sfida, che partirà il prossimo 7 marzo su Rai Due. Ha riconosciuto che il punto nodale del programma è, appunto, la voce, che è fondamentale per un cantante e che finalmente riconquista la sua importanza.

E ha ammesso in conferenza stampa questa mattina che forse, oggi – con le dinamiche legate all’estetica che vigono nel mondo della musica – non avrebbe avuto nessuna possibilità. I cantanti in The Voice insomma non vengono ‘trasformati’ , ma si valorizza “quello che hanno già dentro di loro”, citando il cant-autore di Notre Dame de Paris e Giulietta e Romeo.

Ma durante la conferenza stampa sono emersi un paio di punti interessanti, che valeva la pena approfondire. Per cui abbiamo intercettato per voi proprio Riccardo Cocciante.

Una critica che spesso viene mossa ai talent show musicali è quella di far emergere soltanto interpreti, mentre nel mondo musicale italiano mancherebbero nuovi autori. Quanto spazio ci sarà a The Voice per l’autoralità?

A The Voice si parla della voce e c’è meno spazio per gli autori. Però è l’occasione per parlarne: in Italia non abbiamo il corrispettivo del Grammy, che riconosce tutte le categorie del nostro mestiere (dagli autori, ai produttori, a chi realizza le copertine ad esempio). Questo fa crescere il mestiere e dà importanza. Gli autori in questo momento hanno un grosso problema, se non cantano, o fanno altre cose: non possono più vivere del loro mestiere perchè la Siae dà pochissimo. Bisogna incoraggiarli, forse lo Stato potrebbe dare degli aiuti. Io credo molto che gli autori delle canzoni abbiano dato il ‘la’ a certe carriere. Posso citare Mina che, oltre a cantare benissimo, è sempre stata circondata da autori eccezionali. Gli interpreti di oggi non trovano canzoni perchè gli autori sono un po’ spariti, non ce ne sono più tanti come prima.

Nel corso della conferenza stampa è emersa la differenza tra l’Italia e gli altri Paesi d’Europa, come ad esempio la Francia, per quanto riguarda la cultura. Qual è il problema dell’Italia – che non valorizza a dovere il suo patrimonio – e quali potrebbero essere possibili soluzioni?

Non sono io che posso risolvere questo problema, ma bisogna parlarne. L’arte in generale in Italia non è molto aiutata. La Francia invece sta crescendo in questo momento. Noi abbiamo sempre più difficoltà a fare la nostra musica e a vivere di questo. Ad esempio, forse, andrebbero anche abbassare le tasse sui dischi, che sono considerati un bene di lusso. Invece sono beni culturali, è cultura di oggi. Così vengono considerati i dischi in Francia. Noi cantanti ‘popolari’ siamo sempre stati considerati ‘non arte’, ai margini, ma io trovo che la musica popolare nel tempo abbia acquisito importanza, e che possa diventare un ‘classico’ nel futuro. Bisogna agevolare la cultura, mettere tasse meno forti per vendere più dischi e quindi incoraggiare la gente ad ascoltarli e apprezzarli.