Pirateria musicale: dal Congresso USA la “lista nera” dei siti che violano il copyright

L’eterno scontro tra chi difende con tutte le proprie forze il copyright e chi, viceversa, lo combatte strenuamente attraverso la pirateria digitale (musicale e non), raggiunge quest’oggi un nuovo livello: stamattina, infatti, l’International Anti-Piracy Caucus, un gruppo bicamerale e bipartisan realizzato da molti membri del Congresso degli Stati Uniti per proteggere le proprietà intellettuali, ha


L’eterno scontro tra chi difende con tutte le proprie forze il copyright e chi, viceversa, lo combatte strenuamente attraverso la pirateria digitale (musicale e non), raggiunge quest’oggi un nuovo livello: stamattina, infatti, l’International Anti-Piracy Caucus, un gruppo bicamerale e bipartisan realizzato da molti membri del Congresso degli Stati Uniti per proteggere le proprietà intellettuali, ha stilato quella che può essere tranquillamente definita “la lista nera” dei sei portali telematici più pericolosi per il copyright.

Sfogliando questo documento, davvero tante sono le sorprese che ci si parano dinanzi: accanto all’ovvia presenza di siti dalla popolarità internazionale come IsoHunt, RapidShare e The Pirate Bay, infatti, troviamo Baidu (il concorrente diretto di Google in Cina), MP3fiesta (un sito ucraino che in questi mesi è andato a ricoprire velocemente la “nicchia piratesca” lasciata scoperta da AllofMP3) ed infine RMX4U (un portale lussemburghese specializzato in black music che sta crescendo a ritmi pericolosamente alti per via dell’addomesticamento di Mininova e LimeWire).

Da questa “lista nera” piena di siti P2P di seconda e terza generazione, quindi, possiamo trarre una semplice conclusione: finchè non si troverà una soluzione più o meno definitiva al problema della pirateria digitale, ad ogni portale illecito chiuso se ne apriranno altri dieci pronti a tutto pur di sfidare i detentori del copyright sul proprio stesso campo.

via | Ars Technica