Baustelle, 25 febbraio 2013: Fantasma Tour al Teatro degli Arcimboldi di Milano, la recensione

Il Fantasma Tour 2013 dei Baustelle fa tappa al Teatro degli Arcimboldi di Milano: la recensione.

di grazias

Ieri sera non avevo tempo e sono scappata di casa ai primi tiggì. La gara di percentuali con vinti e vincitori spogli non mi appassionava più di tanto anche perché, parafrasando una (neanche troppo) vecchia canzone presagivo che la catastrofe fosse inevitabile. Quindi lasciando perdere “i dibattiti, la rete, i palinsesti” non ho studiato e nemmeno chattato rifugiandomi “tra le urne amiche del Monumentale” o, detta fuor di metafora, al Teatro degli Arcimboldi per la tappa milanese del Fantasma Tour 2013 messa in scena, naturalmente, dai Baustelle.

Dopo aver sbagliato strada una serie imbarazzante di volte, parcheggio dove non avrei dovuto (dietro al teatro, nell’area riservata allo staff del concerto) ma nessuno mi ferma quindi mi dirigo verso la prima fila della platea, posto centrale. Una decina di minuti dopo le 21 si materializzano sul palco Francesco Bianconi seduto con leggio e microfono, Rachele Bastreghi al piano, Claudio Brasini e la grande novità di questo tour (nonchè del disco): l’orchestra.

L’atmosfera del teatro, il buio, la quasi totale mancanza di miei coetanei e la raffinatezza nell’esecuzione dei brani creano un clima straniante, tanto che quasi mi sento in colpa a voler cantare per non rovinare la magia dell’ascolto a chi mi sta di fianco. E di fianco a me c’è Assia, una ragazza di Napoli, cinque ore di treno e un biglietto per la prima fila del Teatro degli Arcimboldi di Milano. Durante il primo atto del concerto non canta, come me, ma chiama qualcuno sul ritornello de “Il futuro”: “E’ la canzone più bella del disco, volevo fargliela sentire”. Breve intervallo.

Il secondo atto si apre con qualche parola di Francesco Bianconi: “E adesso la seconda parte del concerto in cui tireremo fuori tutta la volgarità che è propria di noi ragazzi di campagna. Ma sono arrivati i risultati? Com’è?”. Dal pubblico qualcuno grida “Zero a zero” e non si può dire che non ci abbia preso. Io, da parte mia, avrei voluto dire: “Stavolta han vinto i Modà!”, ma mi sono trattenuta.

Si parte con Cristina (che ho apprezzato molto di più in versione live), per poi passare a Contà l’Inverni (che La Canzone del Riformatorio c’era già e ce la ricordiamo tutti) fino al singolo di lancio di Fantasma La Morte (non esiste più). Monumentali. Dopo Maya colpisce ancora, Rachele si alza in piedi ed intona L’aeroplano per ricordarci, se ancora non fosse chiaro, che “Noi vo(g)liamo invano”, se mi concedete la piccola licenza. Altri due brani “di repertorio” e i Baustelle escono di scena con tutta l’orchestra per tornare sul palco pochi minuti dopo con Charlie fa surf.

La versione orchestrale del brano più “mainstream” dei Baustelle non convince più di tanto, anche se sentire Bianconi intonare “vi spacco il cu*o” col sottofondo di archi e violini crea un effetto piuttosto divertente. La guerra è finita poi e purtroppo anche il concerto con Andarsene così. Andarsene sì, ma non prima di fare qualche riferimento a “Cavalieri del lavoro simili a Gesù”.

Ieri sera non avevo tempo, dicevo in apertura. Per fortuna.

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