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Judas Priest e Nevermore a Roma: il ritorno dei metal legends

I Judas Priest chiudono il Faithkeepers Tour a Roma con i Nevermore, tornati dopo 15 anni. Auditorium Parco della Musica, 9 settembre 2026.

27 Ottobre 2026 22:06

La serata del 9 settembre 2026 all’Auditorium Parco della Musica di Roma ha messo insieme due delle storie più significative del metal pesante internazionale: i Judas Priest, in chiusura del loro Faithkeepers Tour europeo, e i Nevermore, tornati sui palchi per la prima volta dopo oltre quindici anni di assenza. Per chi segue il metal con attenzione, la combinazione tra i Judas Priest e Nevermore a Roma ha rappresentato qualcosa di più di un semplice concerto doppio: era il punto di convergenza tra una leggenda in attività e una band che molti credevano non avrebbero mai più rivisto su un palco.

Il Faithkeepers Tour e le tre date italiane

I Judas Priest hanno scelto i Nevermore come spalla per gli ultimi sette show europei del Faithkeepers Tour, e l’Italia ha avuto un peso specifico rilevante in questa fase finale: tre date, tutte a settembre 2026. Si è partiti da Pordenone il 3 settembre, si è passati per Bari il 7, e si è chiuso con la data romana del 9 settembre all’Auditorium Parco della Musica. Tre città, tre contesti diversi, ma lo stesso format: Nevermore ad aprire, Judas Priest a chiudere.

Scegliere i Nevermore come spalla non è stata una decisione casuale. La band di Seattle era ferma da oltre quindici anni — il loro primo show dal vivo della reunion è arrivato proprio nell’ambito di questo ciclo di date con i Judas Priest. Portarli in apertura significava garantire al pubblico metal un doppio livello di interesse: la curiosità per un ritorno atteso da anni e la solidità di un headliner che non ha bisogno di dimostrare nulla sul palco.

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I Nevermore di nuovo insieme: Jeff Loomis e Van Williams nella formazione riformata

Il ritorno dei Nevermore era atteso da una fetta consistente dell’audience metal internazionale. La band aveva costruito negli anni Novanta e Duemila un catalogo tecnico e oscuro che li aveva resi un riferimento per il progressive thrash metal americano, ma le tensioni interne avevano portato allo scioglimento senza che ci fosse mai stato un vero addio ufficiale. La reunion del 2026 ha rimesso insieme una formazione che include il chitarrista Jeff Loomis e il batterista Van Williams, due dei nomi più riconoscibili associati al suono della band.

Loomis è considerato uno dei chitarristi più tecnici della sua generazione, e la sua presenza nella lineup riformata era uno degli elementi più attesi dai fan storici. Williams, dal canto suo, aveva già dimostrato in passato di essere il motore ritmico che permetteva alla musica dei Nevermore di reggere la complessità degli arrangiamenti. La scelta di debuttare dal vivo come spalla dei Judas Priest — e non in un contesto autonomo — ha permesso alla band di rientrare gradualmente nella dimensione live, davanti a platee già scaldate e predisposte al metal di spessore.

Dopo le tre date italiane, i Nevermore hanno aggiunto anche una data da headliner a Trezzo, segnando un ulteriore passo verso una presenza autonoma sui palchi europei.

L’Auditorium Parco della Musica come venue per il metal

La scelta dell’Auditorium Parco della Musica per la data romana non è banale. La struttura progettata da Renzo Piano è da anni uno degli spazi più versatili della capitale, capace di ospitare indifferentemente musica classica, jazz, pop e — quando l’occasione lo richiede — metal. La Cavea, lo spazio all’aperto dell’Auditorium, offre una capienza e un’acustica che si adattano bene ai live di questo tipo, e settembre a Roma garantisce ancora condizioni climatiche favorevoli per un concerto en plein air.

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Per il metal italiano, l’Auditorium rappresenta una delle poche venue della capitale in grado di ospitare show di questa portata con una gestione tecnica adeguata. Non è una venue nata per il metal, ma negli anni ha dimostrato di sapersi adattare a produzioni live complesse.

Cosa significa questo ritorno nel contesto del metal internazionale

Il fatto che i Judas Priest abbiano scelto i Nevermore come spalla per la chiusura europea del Faithkeepers Tour dice qualcosa sul posizionamento che la band di Seattle occupa nell’ecosistema del metal internazionale. Non è una scelta di comodo: i Nevermore non sono un nome mainstream, ma hanno una credibilità critica e una base di fan devota che li rende una scelta rispettabile per chiunque voglia chiudere un tour europeo con un certo peso specifico.

Per il pubblico italiano che ha seguito le tre date di settembre — Pordenone, Bari, Roma — si è trattato di un’occasione concreta per vedere dal vivo una band che, fino a pochi mesi prima, sembrava destinata a restare un ricordo. Il primo live dopo oltre quindici anni è un fatto che non si ripete: chi era all’Auditorium Parco della Musica il 9 settembre ha assistito a qualcosa che difficilmente si dimentica nel giro di qualche settimana. Che i Nevermore abbiano scelto l’Italia — e Roma in particolare — come parte di questo debutto dal vivo è un dettaglio che vale la pena tenere a mente quando si ragiona su quanto il pubblico metal italiano conti, ancora oggi, per le band internazionali di questa levatura.

Resta da vedere quale direzione prenderà la reunion dei Nevermore nei prossimi mesi: la copertura internazionale del loro ritorno suggerisce che l’interesse attorno alla band sia tutt’altro che esaurito, e la data da headliner a Trezzo indica che il progetto ha ambizioni che vanno oltre il semplice ruolo di spalla.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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