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Giovanni Sollima fra Zappa e il crossover: il violoncellista che reinventa la musica classica

Nel panorama della musica classica contemporanea, pochi artisti riescono a spostare i confini del genere con la stessa coerenza e radicalità di Giovanni So

26 Ottobre 2026 17:43

Nel panorama della musica classica contemporanea, pochi artisti riescono a spostare i confini del genere con la stessa coerenza e radicalità di Giovanni Sollima. Il Giovanni Sollima violoncellista che oggi attira platee trasversali — dagli appassionati di classica ai fan di rock e metal — è il prodotto di una formazione rigorosa e di una curiosità stilistica che non si è mai accontentata di restare dentro un solo recinto. Il suo nome circola sempre più spesso anche fuori dai circuiti tradizionali, e non è difficile capire perché.

Una formazione tra Palermo e Stoccarda

La storia di Giovanni Sollima comincia a Palermo, dove ha studiato violoncello con Giovanni Perriera e composizione con suo padre, Eliodoro Sollima, al Conservatorio di Palermo, diplomandosi con il massimo dei voti. Non è un dettaglio secondario: crescere musicalmente accanto a un compositore di famiglia significa assorbire la grammatica della scrittura musicale insieme a quella dell’esecuzione, un doppio registro che oggi si sente chiaramente nel suo lavoro.

Dopo Palermo, Sollima si è spostato alla Musikhochschule di Stoccarda, dove ha perfezionato la tecnica con Antonio Janigro e la composizione con Milko Kelemen. Janigro in particolare era uno dei violoncellisti più rispettati della sua generazione, allievo di Pablo Casals e noto per la chiarezza del suono e la profondità interpretativa: studiare con lui significa confrontarsi con una tradizione che risale direttamente ai grandi del Novecento. Kelemen, invece, è stato un compositore croato tra i protagonisti dell’avanguardia europea, e il suo influsso ha probabilmente contribuito a tenere aperta in Sollima la porta verso la sperimentazione.

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Stile post-minimalista e collaborazioni trasversali

La cifra stilistica che contraddistingue il Giovanni Sollima violoncellista è quella di un post-minimalismo eclettico, una formula che può sembrare ossimorica ma che nella sua pratica risulta assolutamente riconoscibile. Il minimalismo fornisce la struttura di base — la ripetizione, la lentezza del cambiamento armonico, la centralità del timbro — ma Sollima non si ferma lì: porta dentro quel telaio materiali sonori provenienti da tradizioni lontanissime, dalla musica popolare mediterranea al rock, dal jazz alle musiche extraeuropee.

Le sue collaborazioni con artisti di generi diversi sono documentate e costituiscono un tratto fondante della sua identità artistica, non un’appendice promozionale. Il risultato è un pubblico che difficilmente si trova tutto insieme in sala da concerto per ascoltare un violoncellista classico: appassionati di musica contemporanea colta, giovani cresciuti con il rock e il metal, curiosi attratti dalla sua reputazione di performer fuori dagli schemi. È un tipo di trasversalità che non si costruisce con le campagne marketing, ma con anni di scelte coerenti sul repertorio e sui palchi.

Frank Zappa al Teatro Massimo Bellini: Catania Contemporanea 2024

Un esempio concreto e documentato di come Sollima lavori sul confine tra mondi musicali è la performance al Teatro Massimo Bellini di Catania del 7 maggio 2024, nell’ambito del Catania Contemporanea Festival 2024. In quella serata, Sollima ha reinterpretato brani di Frank Zappa insieme all’orchestra del teatro, in un programma che metteva il compositore americano — genio irregolare, inclassificabile, spesso volutamente irriverente verso le istituzioni musicali — al centro di un contesto operistico ottocentesco tra i più prestigiosi del Sud Italia.

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La scelta di Zappa non è casuale né puramente provocatoria. Zappa ha scritto musica da camera e orchestrale di altissima complessità tecnica, e ha sempre rifiutato le gerarchie di genere: per lui non esisteva distinzione tra musica “alta” e musica “bassa”, solo musica ben scritta e musica no. Portarlo in un teatro come il Bellini, con un’orchestra classica, significa rivendicare quella stessa posizione: il violoncello non è uno strumento che appartiene a un mondo separato dalla cultura popolare, ma uno strumento capace di attraversare tutto.

Il violoncellista che cambia la percezione dello strumento

La carriera di Giovanni Sollima pone una domanda interessante all’industria musicale classica: quanto è disposta a rinunciare alla propria separatezza per raggiungere pubblici nuovi? Sollima non sembra preoccuparsene troppo — lavora, compone, suona, collabora — ma il fatto che il Giovanni Sollima violoncellista sia docente all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia dice qualcosa di preciso: le istituzioni musicali più autorevoli d’Italia non lo considerano un outsider, ma una voce centrale del panorama contemporaneo.

È una posizione rara, quella di chi riesce a stare dentro e fuori allo stesso tempo — abbastanza dentro da insegnare in una delle accademie più rigorose d’Europa, abbastanza fuori da portare Frank Zappa in un teatro d’opera siciliano con piena legittimità artistica. Non si tratta di eclettismo fine a se stesso, ma di una visione coerente: il violoncello come strumento universale, capace di contenere tutto ciò che la musica ha prodotto, senza gerarchie di genere.

Che si tratti di un programma di composizioni originali, di un’incursione nel repertorio zappiano o di una collaborazione con artisti lontani dalla classica, Sollima porta sempre con sé la stessa convinzione di fondo: la musica non ha muri, e il violoncello — nelle mani giuste — può dimostrarlo ogni sera.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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