Annalisa: “La mia musica? E’ come questo piatto”. La cantante protagonista di un simpatico siparietto
Quando Annalisa si racconta fuori dal palco, lo fa con quella naturalezza che negli ultimi anni è diventata parte integrante del suo successo.L’ultima occasione è arrivata nello studio de Le Iene, su Italia 1, dove la cantante ha accettato di giocare con un format tanto semplice quanto rivelatore: trasformare la propria identità artistica in immagini,
Quando Annalisa si racconta fuori dal palco, lo fa con quella naturalezza che negli ultimi anni è diventata parte integrante del suo successo.
L’ultima occasione è arrivata nello studio de Le Iene, su Italia 1, dove la cantante ha accettato di giocare con un format tanto semplice quanto rivelatore: trasformare la propria identità artistica in immagini, simboli e suggestioni quotidiane.
La domanda più curiosa è quella che lega musica e cucina. Se le sue canzoni fossero un piatto, Annalisa non ha esitazioni: bagna cauda. Una scelta che sorprende solo in apparenza, perché nella sua risposta c’è una chiave di lettura precisa della sua musica. “È bella potente, e soprattutto ti rimane”, ha spiegato con un sorriso. Un paragone che funziona: la bagna cauda, piatto simbolo del Basso Piemonte, è intensa, avvolgente, impossibile da ignorare. Proprio come i suoi brani, costruiti per lasciare un segno.
Tra ironia e identità: il gioco che racconta l’artista
Il format proposto durante l’intervista ha portato la cantante a definirsi attraverso associazioni rapide, quasi istintive. Alla domanda sul colore, la risposta è “rosso”, una scelta coerente con l’immagine che negli ultimi anni ha consolidato: energia, presenza scenica, una cifra stilistica che non passa inosservata.
Quando invece si parla di serie tv, il riferimento è a Twin Peaks, titolo cult che richiama atmosfere enigmatiche e stratificate. Non è un dettaglio secondario: dietro la leggerezza delle risposte emerge una costruzione artistica che gioca spesso su più livelli, tra immediatezza pop e richiami più complessi.
Anche il proverbio scelto, “la malizia negli occhi di chi guarda”, contribuisce a delineare un approccio lucido, quasi analitico, alla percezione del pubblico. E quando si passa agli animali, l’immagine diventa ancora più evocativa: “un cavallo con le ali”. Una figura sospesa tra realtà e immaginazione, perfettamente in linea con il mondo visivo e sonoro che accompagna il suo ultimo periodo artistico.

Dietro questo racconto leggero c’è una traiettoria solida. Originaria di Carcare, nel cuore della Val Bormida, Annalisa ha costruito negli anni un percorso che unisce disciplina e creatività. La formazione scientifica — una laurea in fisica — convive con una carriera musicale in continua evoluzione, capace di attraversare generi e linguaggi senza perdere coerenza.
Il legame con il territorio resta forte. Quando le viene chiesto di scegliere un luogo del cuore, la risposta è netta: Riviera ligure. Un richiamo identitario che si riflette anche nel modo in cui descrive la sua musica: “come una macchina anche un po’ d’epoca, da guidare con i finestrini abbassati”. Un’immagine che restituisce libertà, movimento, ma anche una certa nostalgia controllata.
Un’estate da protagonista
Il momento, del resto, è favorevole. Con il brano “Canzone estiva”, Annalisa si conferma tra le protagoniste della stagione musicale, consolidando una presenza costante nelle classifiche e nei palinsesti radiofonici. Ma al di là dei numeri, è la capacità di raccontarsi in modo autentico a fare la differenza.
L’intervista televisiva, con il suo tono leggero, finisce così per diventare qualcosa di più: uno spazio in cui l’artista riesce a tradurre il proprio linguaggio musicale in immagini quotidiane, accessibili, immediate. Dalla bagna cauda al cavallo alato, ogni risposta contribuisce a costruire un racconto coerente, dove identità personale e progetto artistico si sovrappongono senza forzature.
E forse è proprio questo il punto: in un panorama pop sempre più veloce, Annalisa continua a lavorare su un equilibrio raro, quello tra riconoscibilità e profondità. Proprio come quel piatto piemontese che ha scelto per descriversi: intenso, persistente, impossibile da dimenticare.