Home Interviste Pollio: “Ho ripreso la chitarra e ho fatto le mie canzoni. Wow. Dopo nove anni sono tornato a fare musica per me” | Intervista Esclusiva

Pollio: “Ho ripreso la chitarra e ho fatto le mie canzoni. Wow. Dopo nove anni sono tornato a fare musica per me” | Intervista Esclusiva

Dopo nove anni di silenzio discografico, l’ex frontman degli io?drama torna con “Dopo la bomba”. L’intervista sul ritorno, la fine della band, il rapporto difficile con i social e la libertà ritrovata: “Mi sono domandato spesso chi me lo faceva fare. La risposta è stata: io”  

pubblicato 30 Gennaio 2026 aggiornato 31 Gennaio 2026 09:43

Il titolo è in quelle tre lettere che Fabrizio Pollio esplode in una chiacchierata piacevolissima che ha poco dell’intervista e molto dello sfogo. E le tre lettere sono WOW. Che Pollio pronuncia descrivendo la sensazione di ascoltare le prime cose composte per chitarra e voce nel modo più semplice possibile. Ma dopo molto, troppo silenzio.

Fabrizio Pollio: bentornato

Nove anni. Nove anni in cui Fabrizio Pollio, cantautore milanese classe 1983, è sparito dai radar dopo l’album solista “Humus” del 2016 e l’esperienza con gli io?drama. Ora torna con “Dopo la bomba” (Bellezza Records / Universal Music Italia), un album di sette brani che segna non solo un ritorno ma una vera rinascita artistica. Pollio la spiega così: “Per sette anni stavo in sala con la band a costruire un suono, un mondo, e poi arriva il giorno che quelle canzoni non sono più tue. Ecco, quella sensazione – ovviamente – è scomparsa. Ed era un po’ come se visto che non succedeva non potesse succedere più – racconta Pollio – ma analizzandomi con un minimo di autocritica forse è che negli anni prima, anche se c’erano le canzoni, probabilmente non c’ero io. E dunque aveva senso aspettare, vivere la mia vita fatta di sbattimenti come tutti quanti, prima di tornare per dire qualcosa che avesse veramente senso di essere ascoltato”.

Quando la band ti protegge ma ti schiaccia

La fine degli io?drama è stata una transizione difficile, segnata dalla necessità di ridefinire il proprio rapporto con la musica: “La band è un’esperienza fantastica e unica, che da una parte ti schiaccia ma dall’altra ti protegge. C’è un’età in cui ti porta via dalla famiglia, ti fa crescere. Andare in tour è come fare il militare, l’ho sempre detto. È stato per me il militare che non ho fatto, l’Erasmus che quando studiavo non mi potevo permettere”.

Il passaggio al solista ha comportato anche alcune sfide inaspettate: “Uno dei motivi per cui ci ho messo di più a fare questo disco è stato sicuramente gestirmi il lavoro da solo. La band ti motiva: prendi un impegno con altri quattro che si liberano a quell’ora ed è molto più facile rispettare un impegno con altre persone di quanto non lo sia rispettarlo con te stesso. Se ti dico domani che alle nove ci vediamo, vengo. Se lo dico a me stesso che domani alle nove vado in palestra, non ci vado”.

La scrittura che precede l’artista

Con il tempo, Pollio ha anche capito che la sua scrittura stava già andando oltre gli io?drama: “Anche se forse me ne accorgo davvero solo ora, riascoltando anche quello che avevo fatto prima: la scrittura forse mi aveva preceduto. La band è tutto quello che c’è stato e che poi si è chiuso perché la scrittura, il mio aspetto creativo, stava già andando avanti. Probabilmente è stata la stessa cosa anche per gli altri ragazzi della band che hanno preso altre vie artisticamente, ma io puntavo proprio a quello che sto facendo oggi. Anche se c’è voluto tempo”.

E quindi…. “Quindi sono andato molto più in intimità: la band era bella ma doveva stare fedele a un immaginario. Qui invece c’è stata libertà totale – spiega il cantautore – una libertà che si traduce in brani come ‘Mi sei mancata tanto’ una canzone nata di getto, come una confessione e che racconta le distanze che si creano nelle relazioni vere, dei silenzi che a volte prendono piede. Non parla di un amore ideale, ma di un amore adulto e imperfetto, reciproco e coraggioso”.

Gli algoritmi e la voglia di mollare tutto

Il disco arriva in un momento complicato per la musica indipendente, dominata da logiche algoritmiche che spesso soffocano la creatività: “È terribile, è un momento allucinante. Costretti a rispettare dei tempi di una canzone da due minuti e mezzo sennò i social non ti vogliono, e poi devi vestirti così, devi farti fotografare così, questo non va bene, quello va bene. Uno pensa veramente che era meglio fare il salumiere a volte”.

E invece… “E invece anche se tutta questa sofferenza mi aveva stancato e a un certo punto mi sono domandato: chi me lo fa fare? È arrivata una risposta. Ed è stata: io. Io me lo faccio fare. E ho detto bene, allora lo faccio. Ed è lì che è andato tutto bene – racconta Pollio – ero bloccato da questo senso di inutilità: fai la canzone, non sai se poi l’algoritmo te la prende. Io non sono nato così, non era nata così la cosa. Quindi sono tornato a dove ero nato. Avevo una chitarra, ero in camera, scrivevo la canzone, cantavo… e WOW… ero di nuovo io”.

Pollio
Pollio, nuovo album dopo nove anni di attesa – Credits Ufficio Stampa (SundsBlog.it)

Un disco fatto per sé, non per i numeri

Da qui in poi è arrivato anche l’album: “Questo disco, nonostante la distribuzione Universal, l’ho fatto così: ho preso la chitarra, ho scritto le canzoni, le ho registrate. Ed era sempre WOW!. E io sono già contento di questo. Non ho mai affrontato una pubblicazione in questa maniera. Ci guadagnerò i milioni? Probabilmente no, ma almeno è un disco che sono contento di sponsorizzare”.

Il rapporto con i social resta complicato: “Dobbiamo praticamente fare i social media manager di noi stessi. Lo vedi nell’algoritmo, lo vedi su Spotify for Artists: fai un post e devi guardare come ti influisce sugli ascolti. Sta diventando una roba malata. A quel punto ho detto: esco quando ne sarò così convinto che mi metto anche a fare i reel e ti dico ‘vieni a sentirmi’ perché veramente sarò contento”.

Eppure Pollio riconosce il debito con l’era digitale: “Non posso parlare male dell’era digitale. Le mie prime canzoni sono diventate famose a Milano attraverso eMule, illegalmente, la gente le condivideva. Io non sapevo neanche il perché ma trovavo la gente ai concerti che conosceva le mie canzoni. C’era MySpace, eravamo diventati famosi lì. Avrei fatto questa stessa strada se avessi aspettato la televisione? Probabilmente no”.

Il live all’Arci Bellezza e il futuro

Stasera Pollio presenterà “Dopo la bomba” all’Arci Bellezza di Milano, data unica che anticipa un periodo di preparazione per un tour più strutturato. “Tutte le canzoni di ‘Humus’, tutte le canzoni di ‘Dopo la bomba’, qualcosa degli io?drama, qualche omaggio a un cantautore. Sarà un live lungo, suoniamo di brutto in cinque musicisti affiatatissimi. Niente sequenze, tutto dal vivo, neanche il click, voglio suonare anche le stecche e i colpi di tosse. Voglio suonare tutto… tutto quanto come se nessuno avesse inventato il computer e le macchine. Poi chiudo i battenti dal punto di vista live per un po’, per preparare un tour. Valuterei anche l’acustico, che su quest’album può servire. E nel frattempo sto già lavorando a delle altre canzoni. Prometto. Non aspetterete altri nove anni “.

Stasera Pollio al Bellezza di Milano

Un ritorno quello di Pollio che intanto è una notizia. Ma che sa anche di liberazione, di musica fatta per bisogno e non per strategia. Pollio ha ritrovato il senso di quel “WOW” iniziale, quando bastava una chitarra e una canzone per sentirsi completo. Il resto, forse, è solo rumore di fondo. Venerdì 30 gennaio al Circolo Bellezza di Milano – con ospiti anche Eman, Lamo e Marco ‘Garrincha’ Castellani, prima con i Selton, ora di nuovo con gli Octopus ma soprattutto inconfondibile bassista storico de Le Vibrazioni, Pollio ha presentato il suo disco davanti a una sala gremita ed entusiasta. Ed è stato bello rivederlo al centro, emozionato e commosso da un pubblico che evidentemente non ha soltanto buona memoria.

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