Home Notizie Jimmy Cliff, addio alla leggenda del reggae: una voce che ha portato la Giamaica nel mondo

Jimmy Cliff, addio alla leggenda del reggae: una voce che ha portato la Giamaica nel mondo

Uno dei più grandi musicisti reggae del mondo, Jimmy Cliff, è morto a 81 anni: una carriera di sette decenni che ha plasmato il reggae e conquistato il cinema a suon di grandissimi successi

26 Novembre 2025 19:27

“Se ci ispiriamo al nostro background religioso, diciamo sempre che una persona passa oltre: non diciamo mai che ‘muore’, diciamo ‘passa oltre’, che va semplicemente dall’altra parte dell’esistenza. Noi non crediamo nella morte, ma solo nella vita: la morte di fatto è solo uno stato del corpo ma la nostra vera essenza quando va oltre vibra per molti giornip rima di raggiungere un’altezza più elevata e tornare…”

Ci ha lasciato Jimmy Cliff

Sono le parole con le quali Jimmy Cliff spiegava al popolarissimo magazine Rolling Stone perché per lui il concetto di morte fosse tutto sommato accettasse di buon grado l’idea di un passaggio.

Anche per questo il tono della notizia è sereno, spirituale… “Il corpo di Jimmy ha lasciato questa dimensione, il suo spirito e la sua idea rimarranno vivi ancora per molto tempo in tutti coloro i quali condivideranno la sua arte e il suo messaggio… Peace”. Il messaggio con cui la moglie del musicista Latifa Chambers ha annunciato la scomparsa ha avuto un enorme risalto in tutto il mondo anche perché il contributo di Jimmy Cliff alla diffusione della musica reggae è stato davvero globale. Aveva 81 anni: a stroncarlo una improvvisa crisi cardiorespiratoria seguita a una polmonite.

Musicista per scelta e missione

Negli anni in cui l’isola vedeva nascere ska, dub, rocksteady e poi reggae, Cliff ha avuto l’audacia e il talento per attraversare tutti questi linguaggi fino a imporsi come un fenomeno assolutamente pop, arrivando nelle classifiche mondiali e persino nelle colonne sonore diventando una alternativa più disimpegnata rispetto a Bob Marley salvo poi imporre dischi di straordinaria spiritualità e di grande impegno sociale.

Jimmy Cliff, il cui vero nome era James Chambers, era nato nel 1944 da una famiglia popolarissima, se non povera, ottavo di nove figli. Arrivò a Kingston a 12 anni con l’idea precisa di diventare un musicista. Una determinazione che lo portò prima a una piccola notorietà locale con Hurricane Hattie, poi alla firma con Island Records nel 1965, e infine a un percorso che avrebbe cambiato per sempre la percezione internazionale del reggae.

Jimmy Cliff
Jimmy Cliff, scomparso a Kingston a 81 anni – Credits X @UB40 (Soundsblog.it)

The Harder They Come

Il salto definitivo arriva nel 1972, quando interpreta Ivanhoe Martin nel film The Harder They Come. Un ruolo costruito in parallelo alla sua stessa storia, tra fame di musica e fame vera, spigoli sociali e un sistema discografico spietato che voleva appiattire e sfruttare tutto quello che arrivava dalla Giamaica.

Cliff veste i panni di un giovane che tenta di emergere dalla povertà per affermarsi come artista, e trova sulla sua strada corruzione, ingiustizie assumendo una dimensione quasi mitologica da antieroe. La sua interpretazione – naturale, carismatica, incredibilmente potente – trascina il film nel culto e, con esso, un’intera colonna sonora che diventerà un classico: You Can Get It If You Really Want, The Harder They Come, Many Rivers to Cross, Sitting in Limbo sono tutte canzoni di immensa ispirazione per il mondo reggae. Rolling Stone ha inserito l’album nella lista dei 500 migliori dischi di sempre.

L’aspetto pop del reggae

Jimmy Cliff non si è mai accontentato di essere “solo” uno padre del reggae, uno dei più ispirati. Ha inciso anche album gospel, pop, soul, collaborato con artisti come Rolling Stones, ha vinto due Grammy e raggiunto un successo globale anche grazie a cover diventate celeberrime, come I Can See Clearly Now nella versione usata per il film Cool Runnings, che negli anni Novanta ha fatto scoprire la sua voce a un pubblico completamente nuovo. Il film, prodotto dalla Disney, raccontava la vera storia di un gruppo di velocisti che non riuscendo a qualificarsi per le Olimpiadi diventano la prima squadra di bob giamaicana.

La sua influenza ha aperto la strada a Bob Marley e a decine di artisti che hanno trovato nel reggae un linguaggio universale di riscatto, protesta e speranza. Non è un caso che il premier giamaicano Andrew Holness abbia parlato di Jimmy Cliff come di “un gigante culturale il cui lavoro ha portato il cuore dell’isola nel mondo”.

Jimmy Cliff
Una bella foto di Jimmy Cliff e Mick Jagger – Credits X @MickJagger (Soundsblog.it)

Jimmy Cliff, benefattore e umanista

Jimmy Cliff è stato anche un grande benefattore. Ricchissimo – “al punto che la Giamaica se la sarebbe potuta comprare” disse di lui Mick Jagger, spesso suo ospite – Cliff ha speso centinaia di migliaia di dollari per realizzare scuole, biblioteche, ospedali e moltissime sale prove attrezzate per i giovani musicisti. “Non sopporto l’idea dei ragazzi che spacciano crack ed entrano nelle bande – disse nel 2020 – non si spreca la propria vita. La si mette al servizio degli altri”

Anche per questo scelse di continuare a vivere nell’isola, a Kingston, non lontano da dove la sua famiglia, poverissima, si era trasferita quando era un ragazzino. Incise oltre venti album conquistando sette nomination e due Grammy per Cliff Hanger e Rebirth arrivando al primo posto in quasi tutto il mondo con Reggae Night, il suo brano più commerciale in assoluto.

Per moltissimi fan, però, Cliff resterà soprattutto la voce che ispirava i giovanissimi a realizzare con ostinazione i loro sogni, come cantava in You can get it if you really want.

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