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Jellybean Johnson, leggendario batterista di Prince e dei The Time, è morto a 69 anni

È scomparso Jellybean Johnson, storico membro dei The Time, a lungo collaboratore della band di Prince e figura chiave del Minneapolis Sound

23 Novembre 2025 14:00

Jellybean Johnson non era soltanto un batterista. Era un frammento vivo della storia del Minneapolis Sound, una di quelle presenze capaci di attraversare epoche diverse lasciando sempre un segno. La sua caratteristica era quella di sapere innovare il suono della batteria, usando in parte l’elettronica e in parte anche mezzi assolutamente artigianali per rendere il suo ritmo caratteristico e inconfondibile.

La morte di Jellybean Johnson

Collaboratore storico di Prince, Jellybean Johnson è morto a 69 anni: la notizia è stata confermata dalla sua famiglia e dallo staff dei The Time e dei vecchi Revolution, la band che con Prince aveva suonato nel leggendario Purple Rain e che è ancora in tour per proporre i brani del genio di Minneapolis.

Le cause della sua morte non sono state rese note, ma la notizia ha subito attraversato la comunità musicale americana, scuotendo chi ha vissuto da vicino la scena di Prince e chi l’ha seguita con attenzione da lontano considerando l’enorme influenza che il Minneapolis Sound ha avuto per almeno un trentennio.

Chi era Jellybean Johnson

Classe 1956, Garry George “Jellybean” Johnson era stato arruolato da Prince fin dal 1981 per The Time, la band nata dalle ceneri dei Flyte Tyme diventata poi uno dei pilastri del funk‑rock della città. Con lui, poi con Morris Day (che in Purple Rain rivaleggiava con Prince), quindi ancora con Jimmy Jam e Terry Lewis, si era definito quel mix di funk, new wave e synth‑pop che negli anni Ottanta avrebbe cambiato il linguaggio del pop americano.

Johnson, autodidatta sia alla batteria che alla chitarra, era una presenza solida, creativa, incarnata perfettamente nelle sue stesse parole: “La batteria è fisica e violenta, la chitarra è spirituale ed emotiva”.

Tra Prince, cinema e il suono di un’epoca

Jellybean Johnson aveva partecipato alla nascita e all’esplosione del movimento legato a Prince e aveva interpretato se stesso sia in Purple Rain (1984) che in Graffiti Bridge (1990). In quegli anni, The Time piazzava una serie impressionante di successi nella classifica R&B americana, da 777‑9311 a Jungle Love fino ad arrivare alla numero #1 con Jerk‑Out: era il 1990. Johnson diventava così non solo un performer, ma un riferimento.

Il suo talento da produttore lo portò inoltre a firmare una delle pietre miliari di Janet Jackson, Black Cat, numero 1 nella Hot 100 nel 1990. Le collaborazioni come session man, negli anni, si moltiplicarono: era uno di quei musicisti in grado di alzare la qualità ovunque mettesse mano.

Jellybean Johnson
Jellybean Johnson, per molti anni dietro la batteria nelle band di Prince – Credits @TheTime (Soundsblog.it)

Le parole dei suoi amici

La morte di Johnson ha generato un’ondata di messaggi dal mondo Minneapolis. Sheila E., percussionista fenomenale per molti anni accanto a Prince,  lo ha salutato con parole cariche di emozione: “Siamo devastati. Era un uomo gentile, talentuoso e divertente. Aveva un grande senso dell’umorismo”. Susannah Melvoin, voce dei The Family, sorella gemella di Wendy che suonò per molti anni insieme a Lisa con Prince, ha ricordato su Instagram la sua figura protettiva: “Il mio bellissimo fratello… Jellybean era il maestro nell’amarti come nessun altro”.

Chi lo ha conosciuto parla di un uomo generoso, cresciuto nei garage musicali del Minnesota, capace di trasformare ogni palco in un luogo vivo. Nel 2021 aveva co-fondato il Minneapolis Sound Museum, un progetto che considerava il suo lascito più importante.

Un’eredità che resta intatta

Negli ultimi anni era tornato ai Grammy esibendosi nei suoi classici in tributi dedicati a Prince e si era raccontato con grande sincerità in interviste che rievocavano il suo rapporto con la musica, con i compagni di viaggio, con un’epoca irripetibile.

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