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Intervista Esclusiva, Alice Alison: “Il mio fantasma interiore e la rinascita in musica”

Dalla Milano indie alla liberazione individuale in Je Ne Me Vois Plus: Alice Alison racconta in una canzone accompagnata da un video estremamente interessante come ha trasformato un legame tossico e un “fantasma” dentro di sé in un nuovo inizio.

13 Novembre 2025 06:03

Alice Alison, cantautrice milanese indipendente, torna con un progetto che fonde musica e introspezione. Je Ne Me Vois Plus non è solo un singolo, ma un racconto per immagini che trova proprio nel suo stesso video, una forza narrativa davvero molto potente. È da lì che si capisce l’urgenza che l’autrice ha avuto di dare sfogo a sensazioni che si stavano facendo troppo pesanti.

Alice Alison e il suo fantasma

“Quello che mi ha ispirato – spiega – è stato il mio fantasma interiore, il modo in cui non mi vedevo più. Mi ero persa in un legame sbagliato che a poco a poco mi stava togliendo ogni cosa, assorbendo ogni energia. Il titolo Je Ne Me Vois Plus, non riesco più a vedermi, non era solo un modo di dire. Era qualcosa che potevo percepire con forza. E mi spaventava. Avevo bisogno di qualcosa che personificasse quella parte di me che avevo smarrito. Ed è nato il mio fantasma che in qualche modo è la parte nascosta di me, quella che impediva a tutto il resto di venire fuori”.

Da questa intuizione fortemente narrativa nasce un video dal taglio cinematografico, curato in ogni dettaglio, che lei stessa ha prodotto e finanziato con un piccolo team milanese, la Macuda Black Production: “È stato un lavoro oneroso, ma necessario. Ho voluto fare tutto da sola perché avevo bisogno di essere libera anche nei miei stessi limiti. Ma il risultato mi ha completamente appagato. Dopo notti insonni a visualizzare e pensare le cose che volevi mostrare a poco a poco tutto si è delineato. E ne sono davvero molto orgogliosa…”

Alice Alison
Alice Alison ha pubblicato il singolo accompagnato da uno splendido video – Credits Alice Alison Official (Soundsblog.it)

“La colpa della generosità”

Nel video, Alice è insieme protagonista e regista di un percorso di ricostruzione. L’artista si racconta con il linguaggio del corpo, della danza, della fotografia, alternando simboli e ombre, circondata da figure che in parte la coprono e in parte la svelano.

La musica diventa un’eco del proprio riflesso. L’effetto finale è ipnotico, intimo, più vicino a un cortometraggio d’autore che a un videoclip tradizionale. Il testo della canzone sfiora il delicatissimo tema della salute mentale: “Prima o poi tutti ci chiediamo se siamo davvero quello che siamo diventati. E perché siamo diventati così. Spesso ci colpevolizziamo, ma l’unica colpa è la generosità, lo slancio, il volere andare a tutti i costi verso l’altro senza alcun compromesso. Il tema è difficile, quasi sfacciato, molto aperto. Ed è una questione che non è da tutti, perché è un qualcosa che ancora oggi viene vissuto non solo con timidezza, ma anche quasi, con paura. Rivelarsi in questo modo è comunque un costo emotivo che non tutti sono disposti a pagare”.

Fare musica per necessità: soprattutto emotiva

Autoprodursi, oggi, è diventato un atto di fede: “Fare musica nel 2025 è una follia, perché in giro chiedono karaoke e cover band. E una come me, che fa musica in questa maniera, deve avere tanto, ma tanto tanto coraggio. Però fare musica è anche una necessità” ammette Alice.

La Milano Music Week che inizia a brevissimo sarà un enorme laboratorio di un esercito di artisti che hanno idee nel marasma del copia e incolla. E cercano un minimo di visibilità: “Siamo in tanti, è vero. Con sfumature e valori diversi. Si mette tutto di se stessi in un sogno che a volte non ti restituisce nulla, ma se ci credi davvero non puoi smettere”.

Alice tuttavia non si limita a denunciare la difficoltà del sistema musicale. La trasforma in energia, in azione: “I soldi sono solo un mezzo – dice – l’importante è che l’energia resti pura. Io non voglio piacere a tutti: voglio arrivare a chi sente quello che sento io, mi basta che qualcuno tenda l’orecchio e faccia un minimo sforzo per capire chi sono. E forse scoprirà oltre che una parte di me anche una parte di se stesso”.

Je ne me voi plus: confessione di una incertezza

Il brano Je Ne Me Vois Plus, distribuito da Altafonte × The Orchard, fa parte di un percorso che Alice definisce di autoanalisi: “Non mi vedevo più perché cercavo invano una vecchia versione di me. Poi ho capito che era il momento di lasciarla andare. Lavorando nel tempo a questo progetto ho scoperto che è meglio essere autentici, anche se costa caro, piuttosto che fingere. Perché prima o poi tutto viene a galla. E se non sei stata onesta con te stessa il conto è salato”.

Alice Alison
Alice circondata dai suoi fantasmi – Credits Alice Alison Official (Soundsblog.it)

Coraggioso ma personale

Eppure all’inizio il video ha corso il rischio di non essere nemmeno pubblicato: “Avevo pensato che fosse molto coraggioso ma anche troppo personale, ma poi ho pensato che potesse servire a qualcun altro. E se una cosa è utile va condivisa”.

È un racconto che risuona in un’epoca in cui tanti artisti, da Tiziano Ferro in poi, hanno trovato proprio nella vulnerabilità una nuova forma di forza. Ci sono artisti giovanissimi che dopo nemmeno un anno di grande successo si devono fermare: non reggono la pressione dell’ambiente. O forse di quello che rischiano di diventare.

Anche in questo senso la musica è insieme vocazione e terapia. La voce di Alison, limpida e nitida ma ruvida nei toni più bassi, racconta un mondo sospeso tra introspezione e desiderio di libertà. L’influenza della scuola milanese si mescola a un’impronta europea, più cinematografica che pop, e a un’energia mediterranea che le deriva dalle radici familiari: madre tedesca, padre siciliano: “Mi piace pensare che dentro di me convivano due anime opposte, una più razionale e una più istintiva. E che sia proprio da questo contrasto che nasce la mia musica”.

L’indipendenza come destino

Alice Alison è cresciuta tra corsi di canto, prime esibizioni nei locali e un’esperienza come vocal coach. Ha imparato a costruire da sola il proprio percorso, passo dopo passo.

A Milano, dove vive e lavora, ha trovato una scena viva ma competitiva, in cui resistere richiede ostinazione e coraggio: “Non mi ascolti oggi, non mi ascolti domani, ma dopodomani mi devi ascoltare per forza” dice sorridendo. È il manifesto di chi non rinuncia a cuor leggero, di chi ha scelto di restare sé stesso in un mercato che spesso premia l’omologazione.

Oggi, con il video online e la presentazione dal vivo al suo release party, Alice guarda avanti. Il progetto di Je Ne Me Vois Plus è solo il primo capitolo di una serie di brani che racconteranno, come pagine di un diario, le sue diverse fasi emotive in una evoluzione che è sempre scoperta di sé: “Mi sto ricostruendo. Meglio di prima, più di prima”.

E mentre la città le scorre intorno, Alice Alison continua a cercare il suo spazio con la stessa forza di chi non ha mai smesso di crederci. Non per inseguire la fama, ma per raccontare, attraverso la musica, che anche dai fantasmi si prende la distanza e da qualsiasi abisso si può rinascere.

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