Home Notizie L’ultimo assolo di Jack DeJohnette, lo stregone del ritmo che cambiò il jazz

L’ultimo assolo di Jack DeJohnette, lo stregone del ritmo che cambiò il jazz

È morto a 83 anni Jack DeJohnette, batterista leggendario che lavorò a lungo con Miles Davis e Keith Jarrett: una vita al servizio di un ruolo dietro i tamburi che contribuì a cambiare in modo significativo

27 Ottobre 2025 18:31

Jack DeJohnette ha attraversato il jazz come un vento che cambia la stagione. Fin dall’inizio della sua carriera, quando appena ventenne aveva cominciato ad affacciarsi sulla scena come professionista, aveva scelto di cambiare il suo ruolo e di rendere il batterista un vero musicista, capace di arrangiare, scrivere, leggere le partiture e avere voce in capitolo nella stesura definitiva di un brano.

Se ne va IL batterista

Un ruolo che Miles Davis che lo scelse per moltissimi dischi e tour, consacrò con una dichiarazione che vale più di qualsiasi altro riconoscimento ufficiale: “DeJohnette non è un batterista, è IL batterista. È l’uomo che più di chiunque altro è in grado di dare al suo strumento un senso elitario. Non è per l’assolo, o per la qualità e l’interpretazione: ma è proprio il modo in cui si affaccia alla esecuzione. Non farà mai la stessa cosa di chiunque altro, cercherà sempre di aggiungere qualcosa e togliere qualcos’altro rendendo la sua versione la migliore. Un innovatore”.

Jack DeJohnette, stile inconfondibile

DeJohnette se ne è andato a 83 anni lasciando dietro di sé una scia di invenzioni sonore che hanno segnato la storia della musica del Novecento. Era nato a Chicago e, prima ancora di impugnare le bacchette, aveva studiato pianoforte: un dettaglio che spiega tanto del suo modo di intendere la batteria.

Per lui non era uno strumento ritmico, ma narrativo. Ogni brano era un racconto fatto di suoni e di pause: leggeva la musica come avrebbe letto un buon libro. E questo lo rendeva straordinariamente quotato tra musicisti che volevano degli artisti che non fossero solo interpreti o solisti.

La sua carriera era decollata quando Miles Davis lo aveva voluto al posto di Tony Williams nella sua band. Il risultato fu un album che cambiò tutto: Bitches Brew, la scintilla che aprì il jazz alla contaminazione con rock, psichedelia, groove e sperimentazione. Da lì in poi, Jack DeJohnette divenne una figura centrale nel linguaggio moderno della batteria, sempre con un piede dentro e uno fuori da qualsiasi linguaggio convenzionale.

Jack DeJohnette
Jack DeJohnette, suonò la batteria con tutti i più grandi musisti jazz del mondo: su tutti Miles Davis – Credits Deuce Jazz Festival (Soundsblog.it)

L’incontro con Jarrett e il trio della leggenda

A New York, in quegli anni incandescenti, DeJohnette incontrò Keith Jarrett. L’intesa fu immediata: insieme al contrabbassista Gary Peacock diedero vita a uno dei trii più amati e longevi della storia del jazz.

Dal 1983 il loro suono ha accompagnato decenni di ascoltatori e musicisti, diventando un riferimento di eleganza, libertà e profondità emotiva. Quando Jarrett suonava una nota lunga e sospesa, DeJohnette rispondeva con un soffio di piatti, come un respiro che accompagna un pensiero. Famose le sue intelaiature con spazzole e bacchette, una mano per accarezzare e l’altra per colpire in uno stile unico nel suo genere.

Non è stato solo un gregario di lusso. Ha guidato progetti personali, esplorato le sue radici native americane in album come Music for the Fifth World, e registrato con tutti i più grandi: Chick Corea, John McLaughlin, John Abercrombie. Ovunque andasse, portava un’idea di jazz aperta, viva, curiosa.

L’eredità di un innovatore

Definirlo solo un batterista sarebbe riduttivo. Stewart Copeland, leggendario batterista dei Police lo definisce… “gigantesco nel sapere stare al suo posto rendendosi indispensabile come nessun altro, reggeva la scena e riempiva gli spazi vuoti senza essere mai frastornante o esagerato. Un fuoriclasse assoluto…”£

Due Grammy e cinque nomination non bastano a misurare ciò che ha lasciato. Lo valorizzano invece le generazioni di musicisti che hanno preso dal suo stile il coraggio di oltrepassare i confini.

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