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Speciale – I video musicali più influenti di sempre | La Top 10 e 12 citazioni

In un momento in cui l’era dei video musicali sembra destinata a tramontare per sempre, vale la pena sottolineare quando secondo la redazione di SoundsBlog siano stati i videoclip più iconici e famosi di sempre, sia per la loro proposta artistica che per il loro estremo impatto. Una classifica dei dieci video top. Con cinque ulreriori segnalazioni

12 Ottobre 2025 12:30

Mentre MTV annuncia di voler chiudere i propri canali britannici interamente dedicati ai video musicali vale la pena ricordare quanto e come questa vera e propria forma d’arte abbia influenzato non solo il mondo della musica ma anche quello dell’industria televisiva e cinematografica. Un linguaggio artistico parallelo che ha espresso talenti straordinari e idee destinate, comunque, a restare nella memoria di tutti gli appassionati.

La top 10 dei video di sempre

1. Thriller — Michael Jackson — regia di John Landis

Uscito nel 1983, John Landis trasformò il videoclip in un vero e proprio cortometraggio cinematografico di oltre 12 minuti con trama, costumi e coreografie iconiche. L’uso narrativo dell’horror e la regia di taglio filmico ridefinirono l’aspettativa del pubblico.

Le coreografie di Michael Peters entrarono nella cultura pop planetaria. L’operazione aprì la strada a budget milionari per i video musicali rendeno Thriller un riferimento estetico e industriale senza precedenti. Iconico il balletto di Michael Jackson ormai trasformato in Zombie che venne riprodotto per anni dai suoi fan e che ancora recentemente è stato oggetto di flash mob di carattere social.

2. Like a Prayer — Madonna — regia di Mary Lambert

Nel 1989 il video di Like a Prayer accese polemiche globali per simbolismi religiosi, interrazzialità e iconografia sacra che la cantante aveva in qualche modo messo in mostra evocando un bacio con la statua di un santo che prendeva carne e forma. La forza visiva accompagnava un racconto di liberazione personale e sociale.

Uno dei principali brand partner di Madonna decise di prendere le distanze ritirando la sua campagna e ritrattando il suo investimento, dimostrando anche un notevole impatto sociale del videoclip. Madonna per contro consolidò la sua immagine di artista capace di guidare conversazioni culturali scomode. Il video ridefinì il confine tra arte pop e provocazione.

3. Sledgehammer — Peter Gabriel — regia di Stephen R. Johnson

Peter Gabriel, artista totale di straordinaria cultura e di enorme preparazione, è stato uno dei primi a intuire la grande versatilità dei videoclip e investì moltissimi soldi nella realizzazione di prodotti innovativi e di estrema qualità che disegnava e sceneggiava personalmente. Tra tutti quello per il primo singolo di So, Sledgehammer, merita di diritto un post’ nell’Olimpo.

Nel 1986 unì stop‑motion, claymation e pixilation in un tour de force tecnico rimasto inimitabile Le collaborazioni con Aardman Animations portarono un’estetica artigianale rivoluzionaria. Ogni inquadratura diventa un’idea visiva autonoma, perfettamente sincronizzata con la canzone Sledgehammer. Il video vinse un numero record di premi agli MTV VMAs dimostrando che l’innovazione tecnica può diventare linguaggio popolare.

Peter Gabriel, Sledgehammmer
Peter Gabriel, Sledgehammmer

4. Smells Like Teen Spirit — Nirvana — regia di Samuel Bayer

In un mondo in cui i video erano festa, divertimento e disimpegno, i Nirvana decisero di fare irruzione a gamba tesa. Il video di Smells Like Teen Spirit era un vero e proprio calcio alla bocca dello stomaco dell’estetica semplicistica e un po’ terra a terra delle videoclip anni ’80 annunciando l’estetica grunge: una palestra scolastica, cheerleader anarchiche, fumo, catarsi collettiva e confusione generale dove il pubblico scende o comunque prende il posto al centro della scena insieme alla band.

La fotografia sporca e i movimenti di camera convulsi catturarono lo spirito di una generazione. Il video accelerò la diffusione del rock alternativo nel mainstream. Kurt Cobain divenne volto e simbolo di un disagio amplificato dai media. La clip è ancora una grammatica di ribellione visiva.

5. Take On Me — A‑ha — regia di Steve Barron

L’invenzione del rotoscopio ibridato con live action nel 1985 fu una svolta poetica per una canzone che aveva potenziale ed era stata prodotta, ma senza un video. Sarebbe stata proprio la realizzazione della clip di Steve Barron a garantire alla band norvegese l’immortalità.

Il passaggio continuo tra fumetto e realtà rese la canzone una vera e propria fiaba moderna. La regia costruì un ritmo visivo che dialoga con i crescendo del brano. La storia d’amore attraverso i quadri divenne un archetipo del videoclip narrativo. Il risultato resta tra i più imitati e riconoscibili di sempre.

6. Single Ladies (Put a Ring on It) — Beyoncé — regia di Jake Nava

Nel 2008, quando il videoclip sembrava già essere un format ormai in declino, Beyoncé decide di rilanciarne la versatilità con la potenza del bianco e nero e del piano‑sequenza coreografico. Tre performer, una coreografia magnetica e nessun orpello scenico: minimalismo come statement.

Il video divenne fenomeno virale primigenio nell’era dei social. Coreografie replicate ovunque, dal mainstream alle campagne user‑generated. UN video che consacra un talento straordinaria ma soprattutto ribadisce l’alleanza tra danza, empowerment e cultura digitale.

Beyoncé, All the single Ladies (Put a ring on it)
Beyoncé, All the single Ladies (Put a ring on it)

7. Bohemian Rhapsody — Queen — regia di Bruce Gowers

All’alba dell’era dei video, quando erano poche le band decise a investire soldi in questa forma di comunicazione – era il 1975 – la prima versione di Bohemian Rhapsody dimostrò che un video può lanciare e sostenere una canzone in classifica. Le immagini dei volti illuminati divennero iconografia istantanea. Montaggio e sovrimpressioni dialogano con la struttura in suite del brano.

Fu apripista per l’idea di promozionale creativo in epoca pre‑MTV. Un brano inizialmente spiazzante, anche per la sua durata ma che alla logica del tempo ha saputo imporsi, fissando un’icona che ancora definisce il rapporto tra rock e immagine.

8. Video Killed the Radio Star — The Buggles — regia di Russell Mulcahy

Nel 1979 anticipò l’era che avrebbe poi celebrato con l’apertura di MTV nel 1981, non per nulla fu uno dei primi video programmati dall’emittente nel giorno dell’apertura ufficiale delle sue programmazioni. Alle spalle del progetto un genio come Trevor Horn che anche nelle sue produzioni successive con la Zang Tumb Tumb (Frankie Goes to Hollywood, Propaganda e molti altri) avrebbe sempre investito molti soldi nella produzione di video.

Il brano in un immaginario retro‑futurista che ricorda Metropolis racconta un medium che ne soppianta un altro. Il titolo è diventato formula proverbiale della rivoluzione audiovisiva. La regia usa transizioni e scenografie teatrali con gusto pop. È il ponte simbolico tra broadcasting analogico e cultura video.

9. Waterfalls — TLC — regia di F. Gary Gray

Nel 1995 unì racconto sociale e innovazione digitale con CGI pionieristica. Le storie parallele affrontano Aids, violenza e criminalità con tono empatico. Una band tutta al femminile di straordinario impatto emotivo e visuale che ancora oggi stordisce per la sua forza e bellezza. Con una punta di commozione per la tristissima fine di Lisa Left Eye Lopez, morta in modo tragicop all’apice della fama della band.

Il ritornello visivo delle figure d’acqua rimane un’immagine‑chiave degli anni ’90. La regia bilancia messaggio e intrattenimento senza didascalismi. Il video ampliò il ruolo del pop come veicolo di consapevolezza.

10. Bad Romance — Lady Gaga — regia di Francis Lawrence

Nel 2009 codificò la poetica di Gaga tra moda estrema e body performance. L’apparato scenico cita haute couture e fantascienza con ambizione cinematografica. Il montaggio trasforma ogni quadro in un tableau iconico in cui ogni aspetto ha la sua valenza artistica: ballo, immagine, colore, vestiti, trucco. La clip segnò uno standard di qualità nel pop degli anni 2000 e consolidò l’idea di artista totale che plasma suoni, immagini e miti consacrando Lady Gaga come fenomeno globale del pop.

Video, le citazioni speciali

Learn to Fly — Foo Fighters — regia di Jesse Peretz

Nel 1999 i Foo Fighters trasformano un volo di linea in farsa slapstick, moltiplicando i personaggi tutti interpretati dalla band con la partecipazione di Jack Black, ancora non famosissimo, e del suo socio musicale Kyle Gass dei Tenacious D. La parodia a ritmo perfetto dimostra quanto la comicità visiva possa amplificare l’appeal radiofonico. Il video anticipa lo spirito del virale pre‑YouTube, diventando un classico da rotazione MTV. Vinse il Grammy come Best Short Form Music Video. La cifra pop‑rock incontra una regia di tempi comici millimetrici.

Foo Fighters, Learn to Fly
Foo Fighters, Learn to Fly

Kiss — Prince — regia di Rebecca Blake

Minimalismo, sensualità e controllo assoluto dell’immagine: nel 1986 Prince reinventa l’eros in chiave essenziale diventando lui il centro del video stesso. Set quasi spoglio, coreografie e gesti evocativi bastano a costruire un’icona. L’attenzione quasi fetish al corpo e al ritmo fa scuola nell’estetica che arriverà anni dopo con R&B e pop. L’uso calibrato di luci e primi piani diventa firma autoriale. Un modello di potenza visiva senza effetti speciali.

Land of Confusion — Genesis — regia di Jim Yukich

Nel 1986 i pupazzi satirici di Spitting Image mettono alla berlina politica e star system. Ronald Reagan e altri leader diventano caricature grottesche, in un montaggio aggressivo e pop. La clip dimostra che il videoclip può essere satira politica di massa. L’immaginario di lattice rimane un’icona degli anni ’80. Un esempio di come musica mainstream e commento sociale possano coincidere.

Inside — Stiltskin — regia di Howard Greenhalgh

Nel 1994 l’oscuro fascino grunge‑europeo si unisce a un’estetica industrial. Complice un massiccio slancio pubblicitario (Levi’s), il brano della band scozzese di Ray Wilson esplode nelle classifiche. Il video alterna ambienti cupi e simbolismi fisici, esaltando la dinamica del ritornello. Greenhalgh codifica un lessico visivo che segnerà molti clip di metà anni ’90. Un caso di successo dove sincronizzazione tra marketing e immagine è totale.

…Baby One More Time — Britney Spears — regia di Nigel Dick

Nel 1998 la mise scolastica diventa archetipo del teen‑pop globale. Coreografia accessibile, look memorabile, montaggio serrato: nasce un’icona immediata. La clip impone Britney nel mainstream mondiale e definisce quella che verrà definita estetica TRL, citando forse il programma più influente in assoluto di MTV. Il video è un manuale di branding visivo in tre minuti e mezzo. L’impatto culturale supera il perimetro musicale, invadendo moda e TV.

Britney Spears, Baby One More Time
Britney Spears, Baby One More Time

November Rain — Guns N’ Roses — regia di Andy Morahan

Epica cinematografica: matrimonio, concerto, tragedia, pioggia e un assolo infinito di chitarra di Slash, che suona da solo sull’orlo di un burrone uno dei suoi brani più straordinari. Nel 1992 la produzione extralarge porta il videoclip a scala hollywoodiana. Montaggio e fotografia costruiscono un melodramma rock dal respiro operistico. Budget e ambizione ridefiniscono lo standard della power ballad. La clip resta un riferimento per la narrativa “event video”.

Gangnam Style — PSY — regia di Cho Soo‑hyun

Nel 2012 esplode il primo vero fenomeno planetario nativo YouTube, primo video a superare il miliardo di views. La coreografia cavalleresca, l’ironia nonsense e il montaggio vorticoso creano un meme globale. La regia orchestra set e tempi come fossero sketch seriali. Il clip amplia la portata internazionale del K‑pop. Un caso di studio su viralità, piattaforme e linguaggio pop.

This Is America — Childish Gambino — regia di Hiro Murai

Nel 2018 fuse performance, allegoria e shock image in un’unica traiettoria. Ogni gesto coreografico è un simbolo sulla violenza armata e il razzismo strutturale. L’apparente leggerezza pop contrasta con esplosioni di brutalità, moltiplicando i livelli di lettura. Il video ha generato analisi, saggi e decostruzioni frame‑by‑frame. Una masterclass su come il clip possa diventare saggio politico.

The Rain (Supa Dupa Fly) — Missy Elliott — regia di Hype Williams

Nel 1997 l’iperbole visiva del fisheye e dei costumi futuristici riscrisse l’hip hop estetico. Missy trasformò il corpo e la moda in strumenti concettuali. L’uso di set astratti e colori saturi creò un mondo immediatamente riconoscibile. Il video impose nuove coordinate per l’immagine femminile nel rap. Hype Williams consolidò la sua grammatica barocca come standard anni ’90.

Prince, Kiss
Prince, Kiss

All Is Full of Love — Björk — regia di Chris Cunningham

Nel 1999 l’intimità fra androidi ridefinì l’estetica del digitale poetico. L’effetto non era solo tecnologico ma emotivo, creando empatia con macchine innamorate. Il bianco clinico e il design industriale dialogano con la voce organica di Björk. Il confine tra umano e artificiale diventa esperienza sensoriale. Un capolavoro di design audiovisivo minimalista.

Walk This Way — Run‑DMC & Aerosmith — regia di Jon Small

Nel 1986 mise in scena l’abbattimento letterale del muro tra rock e hip hop. L’incontro visivo sancì una ibridazione sonora destinata a plasmare gli anni ’90. Il set bifronte sintetizza due culture che si fronteggiano e poi si fondono. La clip moltiplicò l’esposizione di entrambi gli artisti sul pubblico mainstream. È l’atto fondativo del crossover culturale televisivo.

Here It Goes Again — OK Go — regia di Trish Sie

Nel 2006 bastarono un’unica stanza e dei tapis roulant per inventare il virale moderno. La coreografia millimetrica dimostrò la forza dell’idea minima. Il video fiorì su YouTube, inaugurando una nuova economia dell’attenzione. La band fece del making‑of un linguaggio parallelo. È la prova che creatività e precisione battono budget e scenografie.

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