Chiamami Radio2, l’appello in diretta dà forza a tutte le donne: “Denunciate la violenza, sempre!”
Chiamami Radio2 è sempre in diretta con le emozioni. La telefonata di Marco, ascoltatore fedele, ha toccato il pubblico del programma.
Tu chiamale, se vuoi, emozioni. Così cantava Battisti, ma un riscontro con la verità c’è. Una suggestione non è possibile ignorarla, da qualsiasi parte arrivi, specialmente in radio. La voce la fa da padrona, il resto lo mettono le storie. Racconti, sfoghi, dediche di ogni genere. Di questo si nutre il programma Chiamami Radio2 che ha riportato il concetto di dedica musicale in diretta, anche grazie alle esecuzioni dal vivo del maestro Agostino Penna.
Federica Elmi, in voce, a fare da collante tra racconti e colonne sonore che valgono una vita. Quella degli ascoltatori che decidono di restare aggrappati a un ricordo o a una circostanza speciale che formerà i ricordi di domani. Radio2, con questo programma, diventa la cornice del vissuto di molti. Anche di Marco, ascoltatore assiduo, che approfitta del format e dell’atmosfera che si è creata settimana dopo settimana per fare una dedica personale.
Chiamami Radio2, il messaggio di Marco diventa un appello contro la violenza di genere
Il racconto dell’ascoltatore è molto sentito, oltre che di una profondità disarmante. Riguarda sua figlia, uscita da un matrimonio con un uomo violento. Marco – orgoglioso della sua ragione di vita, la figlia – fa presente quanto sia stata difficile come situazione. Proprio per questo si rivolge alla donna con l’amore di un padre, ma soprattutto con l’orgoglio di una persona che ascolta – malgrado tutto – un lieto fine che non sembrava possibile.

Il sereno, in casa di Marco, è tornato anche grazie alla giustizia: la donna ha denunciato quello che era diventato un uomo violento, o forse lo è sempre stato, comunque ingestibile. Fino alla degenerazione completa. Dopo la tempesta, anche grazie alla vicinanza dei familiari, però torna la quiete: una brutta pagina che potrà presto essere voltata con la consapevolezza di aver fatto il massimo possibile. Infatti, Marco – nel suo intervento all’interno del programma – invita chi subisce violenza a denunciare sempre. Senza avere paura.
Il racconto e l’invito a denunciare
Lo fa con una semplicità e una profonda commozione da arrivare al cuore degli ascoltatori e di chi era presente in studio. Bisogna avere sempre e comunque il coraggio di denunciare, anche se non è semplice, lo ammette Marco. E qui deve entrare in gioco la macchina della giustizia e l’apporto, quando e se necessario, della famiglia delle vittime. Nessuna colpevolizzazione verso chi subisce o ha subito violenza, solo ascolto, comprensione e possibilità di agire. Solo così potrà tornare il sereno, per quanto possibile dopo anni di barbarie, dall’oscurità.
La storia della figlia di Marco diventa così momento di riflessione attorno a una piaga sociale ancora tristemente attuale come quella del femminicidio. La radio si fa, dunque, anche veicolo di messaggi dalla spiccata importanza sociale. Servizio Pubblico e intrattenimento si mescolano al cospetto dell’ascoltatore. La musica si abbassa, per lasciare il giusto spazio e peso alle parole, per poi tornare ad alzarsi con un pizzico di consapevolezza in più. Davanti alla violenza, vietato girarsi dall’altra parte: denunciare con qualsiasi mezzo, anche quello radiofonico, affinché la storia della figlia di Marco diventi testimonianza e monito per chi ci sarà. Dall’altra parte del microfono o dall’altra parte della cornetta, aspettando soltanto una mano tesa.