Home Notizie Sean Combs, altri guai: appello di Sara Rivers nella causa da 60 milioni contro il produttore

Sean Combs, altri guai: appello di Sara Rivers nella causa da 60 milioni contro il produttore

Sara Rivers, ex concorrente di Making The Band 2, impugna il maxi–rigetto deciso ad agosto contro il Sean Combs accusato di violenza sessuale

19 Settembre 2025 09:30

Sara Rivers – nota come Sara Stokes ai tempi della sua partecipazione al programma TV Making The Band 2 – ha presentato ricorso contro l’ordinanza con cui, il 14 agosto, il giudice federale Jed S. Rakoff ha respinto “in via definitiva e con pregiudizio” 21 dei 22 capi della sua causa civile da 60 milioni di dollari contro Sean “Diddy” Combs e altri convenuti.

Sean Combs, nuovo capitolo della vicenda penale

L’atto d’appello notifica anche Bad Boy Entertainment, Universal Music, Viacom e MTV Productions. Il deposito non espone ancora le motivazioni, ma mira a ribaltare il rigetto quasi integrale pronunciato in primo grado dal giudice.

Nel provvedimento estivo, Rakoff aveva lasciato in sospeso l’ultimo capo – il n. 15 del ricorso di 148 pagine – in attesa che un’altra corte chiarisse la validità della “finestra” di riapertura prevista dal Gender Motivated Violence Protection Act di New York City (GMVPA) dopo la chiusura della finestra analoga dell’Adult Survivors Act statale. È questo, oggi, il canale attraverso cui il caso potrebbe sopravvivere almeno in parte, a seconda dell’esito in appello.

Le accuse nei confronti di Sean Combs

Sara Rivers sostiene di essere stata molestata e “fisicamente insidiata” da Combs in uno studio di registrazione ai tempi del reality prodotto da MTV e di aver subito anche alcune ritorsioni professionali dopo aver respinto le avances del produttore.

La difesa del musicista, al successo come Puff Daddy grazie a I’ll Be Missing You e poi diventato ricchissimo grazie a una serie di iniziative imprenditoriali di enorme successo legate ad attività editoriali – ha sempre eccepito la tardività e l’infondatezza delle pretese. Secondo i suoi legali  i termini di prescrizione sarebbero scaduti e l’accusa di associazione a delinquere abbinata all’indagine non regge. Il tribunale, ad agosto, ha accolto in larga parte queste tesi, cancellando con pregiudizio la quasi totalità delle domande. Ma questo per quanto riguarda le accuse di parte civile…

Ma il contesto extra-civile va avanti. Combs, 55 anni, è ancora in custodia in attesa della sentenza prevista il 3 ottobre a New York dopo la condanna di luglio per due violazioni del Mann Act (trasporto a fini di prostituzione), con assoluzione invece dalle imputazioni più gravi di cospirazione per racket e traffico di esseri umani. La cornice penale, pur separata, fa da sfondo mediatico e potrebbe incidere sulle strategie delle parti nel civile.

Una vittoria parziale e non definitiva

In parallelo all’appello c’è poi da considerare la vicenda personale, soprattutto quella delle presunte vittime, che è ancora estremamente attuale. Fonti vicine a Sara Rivers hanno ribadito la volontà di proseguire, mentre il team legale di Combs ha salutato l’ordinanza di Rakoff come una conferma ufficiale e definitiva della “infondatezza legale delle accuse”.

Sul piano procedurale, i giudici della corte civile dovranno adesso valutare l’ammissibilità del ricorso di Sara Rivers e poi, eventualmente, entrare nel merito: i tempi non saranno brevi.

I rischi per Sean Combs

Combs è attualmente ancora in prigione dopo che il tribunale gli ha negato la cauzione prima della sua condanna. È detenuto presso il Metropolitan Detention Center, carcere federale  di Brooklyn. Al momento è imputato  di trasporto di persone ai fini di prostituzione. E ogni accusa comporta una pena massima di 10 anni che potrebbe costarli fino a 20 anni di carcere.

 

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