Gorillaz, 25 anni dopo ‘Demon Days’ c’è anche un nuovo album in segreto
Alla Copper Box Arena di Londra i Gorillaz celebrano il venticinquesimo anniversario e dopo un set dedicato a ‘Demon Days’ con coro e quartetto d’archi e, nella serata “misteriosa”, l’anteprima del nono album con super–ospiti e orchestra.
Si comincia a sapere e capire qualcosa di più del misteriosissimo progetto dei Gorillaz che abbiamo anticipato alcuni giorni fa. E dunque…
A venticinque anni di distanza dal suo esordio la band nata come band-cartoon senza identità per volontà di Damon Albarn e del suo amico e socio, il fumettista Jamie Hewlett, si ripresenta con un progetto che non è solo celebrativo.
D’altronde i Gorillaz, nati quasi come uno scherzo, hanno ampiamente oltrepassato i confini del side project per diventare un laboratorio sonoro e visivo in costante metamorfosi. Dunque adesso alla Copper Box Arena di Londra, la celebrazione è multipla: quattro serate tematiche e l’esibizione di House of Kong (aperta ancora solo fino a domani).
I Gorillaz, il mistery show
Se la riproposizione di Demon Days co-prodotto da Danger Mouse, è stata il pezzo forte – considerando l’esibizione multilaterale che coinvolge band, London Community Gospel Choir e un quartetto d’archi – la riedizione di Plastic Beach è stata considerata dai fan della band uno dei momenti più alti nella storia dei Gorillaz. Lo Show, accompagnato dalla Atab Orchestra, ha dimostrato ancora una volta la versatilità di Albarn, la sua capacità di sfuggire a qualsiasi etichetta: pubblico letteralmente impazzito quando Albarn scende tra la gente con una grande bandiera bianca che poi consegna al pubblico e fa girare per tutto il parterre…
Ma la grande attesa era per il mistery show e iGorillaz hanno chiesto condizioni molto particolare per questo show: intanto telefoni sigillati, senza alcuna deroga. E solo di fronte al pubblico la band hanno presentato in anteprima un album inedito, un bizzarro progetto trasversale in quattro lingue che porterà la loro musica tra Sud Asia e Medio Oriente, accompagnata da orchestra e strumenti non occidentali e certamente non convenzionali.
Gorillaz e ospiti
Sul palco la presenza di ospiti straordinari: da Johnny Marr, a Joe Talbot (IDLES), gli Sparks, i Black Thought. E ancora Omar Souleyman, Yasiin Bey, Kara Jackson, Paul Simonon (The Clash), Asha Puthli – stella della sexy dance anni ’70 ormai 80enne che incise la celeberrima The Devil is Loose, Asha Bhosle, Gruff Rhys, e la meravigliosa Anoushka Shankar una delle migliori specialiste del sitar del mondo.
Il tutto è una pioggia di nuovi molto orientali, fortemente condizionati da un’atmosfera indiana. E resta da capire se e come Albarn e compagni ora decideranno di dare un seguito a un progetto costoso e ambizioso che meriterebbe di essere fissato su un disco.
Tra memoria e futuro
Se la trilogia di concerti (debutto, Demon Days e Plastic Beach) ha ribadito la forza del catalogo, l’anteprima orchestrale ha mostrato la natura più viva dei Gorillaz: un dispositivo collettivo capace di inglobare voci, generi e geografie senza perdere un’identità immediata. A 25 anni dall’inizio, il gruppo nato per scherzo sembra essere pronto a proporre qualcosa di davvero nuovo.