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Wish You Were Here 50: la riedizione che apre l’archivio dei Pink Floyd

Una nuova edizione per i 50 anni di “Wish You Were Here” mette al centro inediti, missaggi aggiornati, filmati di tour e un “live bootleg” restaurato: un viaggio dentro l’officina creativa dei Floyd che parla al presente.

13 Settembre 2025 06:30

La giornata di ricorrenza per i cinquant’anni dalla pubblicazione di “Wish You Were Here” si conclude con una bella notizia. La pubblicazione di un album di riedizione che di fatto non è un semplice riediting ma un vero e proprio progetto nuovo.

Wish You Were Here, il riediting

La pubblicazione è annunciata a dicembre e porta alla luce un pacchetto di materiali che, più che celebrare, svelano alcuni meccanismi interni del disco. Ci sono le demo – ribattezzate “The Machine Song” – che anticipano “Welcome to the Machine”, con una voce spoglia e provvisoria e i synth senza effetti nudo a raccontare la genesi di uno dei brani più enigmatici del catalogo.

C’è poi una nuova, ariosa ricostruzione a oggetti di “Wine Glasses”, un’idea nata dal progetto che i Pink Floyd registrarono in casa, in uno studio di fortuna, e che qui esce come indizio tangibile di quella sperimentazione che poi arebbe influenzato tutto l’album.

Riappare, in una versione ufficiale e curata, anche la “Wish You Were Here” originale, quella poi tagliata dal master finale, con il violino di Stéphane Grappelli, testimonianza di quanto il gruppo fosse disposto a forzare i confini del proprio classicismo.

Suono 2025: dall’Atmos alle nuove ricostruzioni

La vera svolta contemporanea è ovviamente in ambito sonoro. La riedizione propone un mix Dolby Atmos firmato da James Guthrie che espande lo spazio senza snaturare i contrasti: i respiri meccanici di “Welcome to the Machine”, le chitarre stratificate di “Shine On You Crazy Diamond”, i dettagli di tastiera e gli armonici di chitarra acustica diventano elementi tridimensionali.

Grazie all’Atmos, spiccano nuovi mix stereo selettivi (tra cui una ricomposizione completa di “Shine On” nelle sue nove parti) che non puntano alla spettacolarità fine a se stessa, ma a far emergere strati e incastri con una chiarezza chirurgica che nel mix finale del disco originale non si apprezza se non con un ascolto analitico e molto esperto.

È un’operazione che aggiorna l’esperienza d’ascolto al linguaggio hi‑fi di oggi, mantenendo intatta la dinamica e il respiro analogico delle session originali.

Wish You Were Here e il corto di Storm

La nuova pubblicazione include anche una sezione video, che non è un extra regalato ma di peso. Il Blu‑ray allegato alla confezione del 50esimo anniversario riunisce infatti alcuni film da palco usati dalla band nel tour 1975 – sequenze pensate per dialogare con i brani, non per illustrarli.

Sono i video che venivano proiettati nello schermo alle spalle della band durante i concerti: un linguaggio che ha caratterizzato la dimensione live dei Pink Floyd e che ha fortemente influenzato tutte le generazioni di musicisti che sarebbero arrivate dopo di loro.

C’è anche un cortometraggio di Storm Thorgerson che rilegge i temi dell’alienazione e dell’industria, fortemente criticata dai contenuti del disco. Si tratta della stessa poetica che guidò la copertina del 1975, qui attraversata da un’ulteriore rilettura: la riedizione mette in relazione suono e immagine come sistema unico, spingendo l’ascoltatore a “vedere” la musica.

Pink Floyd, i 50 anni di Wish You Were Here
La leggendaria copertina di Wish You Were Here – Pink Floyd Official (Soundsblog.it)

Il “live bootleg” curato

Il tassello più avvincente, però, è il “live bootleg” ufficiale. Si tratta di un set registrato nel 1975 restaurato a partire dai leggendari nastri audience di Mike Millard e rimasterizzato da Steven Wilson. È una finestra rara sulla una dimensione della band completamente inedita mentre prova sul palco e live “Raving and Drooling” e “You’ve Got To Be Crazy”, embrioni di “Sheep” e “Dogs” che arriveranno poi in “Animals”, e mentre dilata “Shine On” in un racconto a più capitoli di straordinario peso narrativa.

Wish You Were Here. Cofanetto e gadget

Il cofanetto è di lusso. Ci sono un LP dedicato a Wembley 1974 che funge da ponte con “The Dark Side of the Moon” – suonato quasi completamente – un libro fotografico con saggi inediti che mette in ordine trame e contesti, un 45 giri pubblicato in Giappone e una ristampa del programma del tour che aggiungono colore senza scadere nell’aneddotica e nel bizzarro.

Un’edizione del cinquantenario che consente di riascoltare “Wish You Were Here” come un’opera aperta ma soprattutto attuale raccontando come è stato creato e come può ancora emozionarci uno dei dischi più influenti di sempre.

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