Volbeat a Milano: foto-report dal concerto all’Alcatraz, 17 Novembre 2022

Volbeat in concerto a Milano: suoni perfetti, luci meravigliose e soprattutto una prestazione ancora una volta memorabile. Ecco com’è andata.

Avevamo lasciato i Bad Wolves all’Alcatraz nel Febbraio 2020, pochi giorni prima dello scoppio della pandemia, in apertura ai Five Finger Death Punch. Due anni e mezzo dopo nella band sembra cambiato tutto, a partire dal cantante, ma in realtà non è cambiato niente: se vi piacevano prima, vi piaceranno ancora (a meno che non siate saliti sul carrozzone dell’innominabile ex-cantante, che sputa odio sulla band); se li trovavate insipidi prima, il cambio di frontman non ha portato nessuna novità. Son sempre loro, con le loro canzoni e la cover di Zombie ad esaltare il pubblico e a far porre qualche domanda sulla band, se il picco del coinvolgimento è un brano dei Cranberries in versione metal. In apertura, comunque, fanno sempre la loro scena.

Si cambia marcia, e sonorità, con gli Skindred, anch’essi ammirati (come headliner) un paio di mesi prima della pandemia. Il tempo non passa mai per gli eroi che uniscono il reggae al metal, con spruzzate di dubstep e una enorme dose di intrattenimento fornito di Benji Webbe.
Il coinvolgimento del pubblico è quasi immediato, e non si capisce se in tanti conoscano il gruppo inglese, o se siano semplicemente conquistati dalla carica del frontman, che oltre ad avere una voce perfetta per questa musica, dimostra anche le sue influenze dubstep e dei mixtape, inserendo nel concerto pezzi di Jump dei Van Halen, Wonderwall degli Oasis (con divertito disprezzo da parte di Benji, l’Alcatraz canta tutta la prima strofa del pezzo brit-pop sicuramente lontano dalla sensibilità artistica della band), melodie note che sfociano in una nuova battuta. I suoni sono altissimi, il metal è contaminato ma sincero: gli Skindred dal vivo sono sempre uno spettacolo.
Nota a margine: Benji non si è mai tolto la sua brillante giacca, ma ha cambiato svariate volte (almeno 3) gli occhiali da sole, passando da quelli con le borchie a quelli con montatura bianca, finendo con una montatura elegante in acciaio. La classe non è acqua!

I Volbeat, ormai lo sapranno tutti, sono danesi e affondano le loro radici in un affascinante mix di rockabilly e metal. Michael Poulsen, sulle braccia, ha tatuati i nomi dei Social Distortione e di Elvis Aaron Presley. Eppure, gli anni di tour internazionali, la “protezione” dei Metallica, i mesi passati in America, hanno trasformato il volto e il suono della band: per chi ama i primi dischi il cambiamento è evidente, e dal vivo si ha la conferma di come tutta l’ultima produzione, anche live, sia molto più in stile “heavy metal americano moderno”, allontanandosi da quelle sonorià particolari degli esordi.
Da vecchio fan rompipalle vorrei fare dietrologia quando il pubblico svuota i polmoni urlando le cover semi-acustiche di I Only Want to Be with You e Ring Of Fire, continuando poi con Sad Man’s Tongue, unica canzone estratta da quel capolavoro chiamato Rock the Rebel/Metal the Devil, uscito 15 anni fa.
A dire il vero, però, il pubblico reagisce bene a tutte le canzoni: 13 su 16 sono estratte dagli ultimi 4 dischi, e quindi non posso essere io a dire alla gente cosa godersi nella discografia di una band e come divertirsi ad un concerto che, oggettivamente, è di gran livello. I volumi sono alti e i suoni sempre puliti, a livello visivo ogni canzone è accompagnata da video “d’atmosfera”, le luci sono ovunque, ci sono coriandoli sparati sul pubblico e anche palloni giganti per far giocare tutti durante Wait a Minute My Girl, e soprattutto la band è gran forma e la voce di Poulsen in gran spolvero. Come non divertirsi, davanti ad uno spettacolo del genere?

Certo che quel cambio di ritmo di Sad Man’s Tongue, seguito dall’unico pogo della serata…
No, non posso essere diventato della schiera “i primi dischi erano meglio”. No. Perdonatemi.

Volbeat a Milano: la scaletta del concerto

The Devil’s Bleeding Crown
Pelvis on Fire
Temple of Ekur
Lola Montez
Fallen
Sad Man’s Tongue
Wait a Minute My Girl
Black Rose
Shotgun Blues
Seal the Deal
The Devil Rages On
Slaytan
Dead but Rising
—–
For Evigt
Die to Live
Still Counting