Victoria Beckham tra intimità domestica, carriera e benessere: “Sì, ho fatto terapia”
Sull’onda del successo della nuova docuserie Netflix, Victoria Beckham racconta il matrimonio con David, la disciplina quotidiana, la salute mentale e un brand che le frutta oltre 115 milioni di sterline l’anno.
A 26 anni dalle nozze, Victoria Adams, in Beckham, offre uno spaccato curioso e molto umano della vita con il fuoriclasse, oggi presidente dell’Inter Miami di Lionel Messi e uomo di grande successo del soccer americano.
Victoria e David
Divertente la confessione di lui che russa talmente tanto e forte da costringerla a dormire con i tappi da anni. “Non lo mando in camera degli ospiti: non è sano. Meglio gli earplugs”, scherza Victoria.
Che nonostante una vita imprenditoriale frenetica e figli ormai grandi, mette al primo posto il tempo libero nell’agenda della coppia: “Ci piace guardare la tv ma con sempre maggiore moderazione, solo serie tv selezionate, la sera leggiamo o ascoltiamo qualche podcast: a entrambi piacciono i thriller. Continuiamo a prenderci cura con attenzione della nostra alimentazione tra shaker proteici che prepariamo la mattina, cene cucinate a turno e ci divertiamo a sorprenderci come ragazzini, con biglietti lasciati qua e là in giro per casa”.

“Ho fatto terapia”: il tema salute mentale
Nella giornata che sia in Inghilterra che negli USA è di sensibilizzazione sul tema della prevenzione dei suicidi, Victoria parla apertamente di terapia: “È utile e ormai, per fortuna, socialmente accettata. Sono felice di dirlo perché la demonizzazione con cui si guardava a questo genere di terapie, che spesso non accettava nemmeno il paziente, è un punto di partenza sbagliato. Occorre continuare su questa strada, fin dalle scuole. Io ne ho beneficiato: per me è stata utilissima”.
In famiglia vige la regola del dialogo: “Telefoni giù a tavola e spazio al racconto della giornata. Dopo cena TV per tutti con programmi che interessano tutti, ci sono alcune docuserie che raccolgono l’attenzione generale. Forse questo mi ha anche influenzato nel creare la nostra con certi ricordi emozionanti ma che abbiamo saputo affrontare con uno sguardo più maturo”.
Disciplina e routine: come si costruisce un brand
Da “outsider” snobbata dall’alta moda al marchio consolidato: oggi la sua etichetta supera i 120 milioni di dollari di vendite annue e viene indossata da celebrità e first ladies. La linea beauty macina numeri (un eyeliner venduto ogni 30 secondi, rossetti cult), mentre l’obiettivo è aprire store a Parigi e negli USA.
In tutto questo una routine ferrea: allenamento quotidiano macchine e lavoro con un personal trainer, giornate da 14 ore di lavoro e maniacale attenzione al dettaglio: “Curo tutto delle mie linee, dalla zip della make-up bag al dettaglio più insignificante. L’ossessione del controllo che vivevo agli inizi è diventata metodo. La cura di sé, carburante: Essere forte mi fa lavorare meglio”.

Autoironia e miti sfatati
Posh gioca con la sua immagine: sì, da ragazza amava il fast food, sì, prende voli low cost quando serve, no, non sorride spesso in foto (“ma dentro rido eccome”). E sul famoso “posh factor” familiare: niente formalismi, vita il più possibile normale tra Florida e Londra, passioni condivise (arte e vino), amici e qualche party. L’equilibrio? “Disciplina, ma anche un drink quando ci sta”.
E in tutto questo l’annosa questione della reunion delle Spice Girls che continua a tenere banco: “Non sono contraria, anzi… ma ammetto che mettere le linea l’agenda di tutte noi sarà difficile. Quando ci incontriamo c’è sempre il solito affetto, la stessa attenzione. Siamo state un simbolo e potremmo esserlo ancora…”