STRE e lo spaventapasseri che chiede un abbraccio | Intervista a un autore visionario e ostinatamente ottimista
Con il singolo “Spaventapasseri” STRE propone un singolo intimo e di ispirazione molto cinematografica. Chiacchierata a cuore aperto con l’artista che parla dell’arte di saper rallentare, di immagini in bianco e nero e di cura del dettaglio
INTERVISTA ESCLUSIVA – Si chiama STRE, ma dietro questo marchio c’è Stefano Crispino, artista volitivo e ispirato che sintetizza nelle sue canzoni i suoi molti talenti e uno spessore dinamico che è di cantautore, ma anche di produttore, arrangiatore, musicista e artista molto legato all’immagine.
STRE, una visione molto personale
Nel suo ultimo singolo Spaventapasseri c’è molto di una identità che in ogni brano diventa laboratorio creativo permanente con un progetto fortemente connesso su molti livelli.
Ogni brano è un tassello di un universo visivo, emotivo di sapore davvero artigianale che si intreccia naturalmente con la sua sensibilità di filmmaker.
Dal 2020, quando pubblicò Remake – primo videoclip al mondo realizzato con una tecnologia deepfake – STRE ha cominciato a farsi notare per una visione personale che unisce pop, elettronica e cantautorato, sempre filtrati da una cura quasi cinematografica. Poi qualche palcoo importante: dall’apertura del Capodanno in Piazza del Plebiscito al Coca Cola Pizza Village, fino al tour 2023-24 che lo ha portato in tutta Italia, con date ad aprire show significativi per artisti come Arisa, The Kolors, Motta e 99 Posse. Nel 2025 è arrivato anche il riconoscimento della Regione Campania come “eccellenza campana” per il suo lavoro artistico e audiovisivo.
Ora torna con Spaventapasseri, un brano che è allo stesso tempo confessione, favola moderna e dichiarazione di poetica.
Spaventapasseri: l’urgenza che diventa racconto
Il nuovo singolo nasce da un’immagine, da un lampo improvviso. STRE lo racconta sorridendo, come se quella scintilla fosse ancora lì, appena vissuta: “Stavo guardando una serie TV ed è apparsa l’immagine di uno spaventapasseri, con le classiche braccia larghe, secche secche.E ho esclamato… ‘Guarda, è uno spaventapasseri che vuole un abbraccio’. E da lì è partito tutto. Ho incominciato a pensare alla canzone come a una sorta di sceneggiatura che ha preso corpo in modo estremamente rapido. Una modalità tra l’altro inconsueta per me”.
Tant’è che lo Spaventapasseri di STRE a poco a poco prende forma: “Ho impostato la struttura alla chitarra e dopo pochi minuti avevo già parte del testo e della melodia – racconta – volevo che questo personaggio, fermo, quasi fuori posto, ma attentissimo a ciò che lo circondava non avesse nulla della metafora, ma fosse una proiezione”.
Funzioni Primarie
Inevitabile parlare di un altro Spaventapasseri, protagonista del video dei Velvet Funzioni Primarie, pubblicato ormai più di venti anni da e diretto da Giangi Magnoni, il cui protagonista si trasforma fino a diventare uno spaventapasseri in un campo isolato.
Da una parte l’isolamento, un po’ cupo e fortemente nichilista di una canzone capolavoro. Dall’altra il personaggio disegnato da STRE, che è accogliente, poetico: “Ricordo quel video dei Velvet, anche se non ho mai pensato all’analogia tra le due canzoni, forse perché i due personaggi sono molto diversi. Funzioni Primarie era un brano incredibile, fantastico che metteva ognuno di noi di fronte alle proprie fragilità. A me piaceva l’idea di uno spaventapasseri che si umanizzasse. È un personaggio che mi rappresenta molto, è fragile, spesso immobile, sente di non appartenere a un luogo preciso, ma osserva tutto ed è sensibile. È una figura che sembra lontana, e invece parla di noi”.
Il brano, costruito su arrangiamenti che intrecciano suoni orchestrali, flauti, archi e chitarre acustiche a campioni elettronici, cerca un equilibrio tra malinconia e leggerezza: “Viviamo in un mondo che corre, che brucia emozioni. Anche se questo brano è nato rapidamente, io avevo bisogno che sottolineasse la necessità che avremmo tutti di fermarci e guardare intorno a noi. Magari proprio accanto c’è qualcuno che ha bisogno di un abbraccio”.
Il videoclip: un piccolo film tra grano, ombre e identità
Per un artista che unisce musica e regia, il videoclip non è un’appendice, ma una parte del racconto. Nel clip – diretto dallo stesso STRE – l’artista interpreta il protagonista: uno spaventapasseri che canta e balla in un campo di grano, tra realtà e immaginazione.
La scena finale, quella in cui lo spaventapasseri si abbraccia, è la chiave di tutto: “È un gesto simbolico. Non avevo bisogno di grandi effetti: un abbraccio a sé stessi dice già tutto”.
È la fragilità che diventa resistenza, l’incomprensione che si trasforma in cura: “Credo sia molto importante ogni tanto abbracciarsi, avere cura di sé, dirsi che andrà tutto bene e pensarlo sul serio. Abbiamo un disperato bisogno di ottimismo. Il mio spaventapasseri poi è anche autoironico…”
Una ironia che trapela in un paio di passaggi molto efficaci: “sono inquietante e spavento tutti ma non te” o anche “sembro un ortaggio, ne vuoi un assaggio?… Ho il posto fisso ma crocifisso”.
STRE e l’allegra disperazione
Spaventapasseri apre un nuovo percorso: “Sto lavorando a un disco. Ho del materiale interessante che spero di concretizzare a breve. Scrivo tanto, accumulo ma su qualche canzone che ha del potenziale ci lavoro subito: e con Spaventapasseri è andata così. Poi può capitare di recuperare canzoni che ho scritto da tempo. L’album lo immagino agrodolce, a rappresentare il modo che ho di vivere la mia vita, con allegra disperazione”.
Anche lo spaventapasseri è allegramente disperato: “È così… il video ci chiede di accettare quello che si è, il proprio destino. Accettare se stessi anche i propri drammi, è il primo passo. L’artista vive molto di sofferenze. Basta non esagerare, e ricordare che l’ironia è un’arma fondamentale”.

Artista, percorso a ostacoli
In realtà la fatica è tantissima: “Amo quello che faccio e amo soprattutto come lo faccio. È una necessità che è anche diventata una forma di arte. Produco e suono quasi tutto da solo. Purtroppo il divario tra i cosiddetti big e gli artisti alla ricerca di uno spazio sta diventando drammatico. Le major vogliono artisti che abbiano un pubblico, il ruolo dell’etichetta che deve aiutarti e affiancarti nel percorso di crescita sembra essere decaduto. È tutto molto più faticoso, devi pensare a più cose. Ti devi confrontare con strumenti come Tik Tok o Instagram dove i video scompaiono dietro uno scroll in pochi secondi….”
Di qui la scelta di fare tutto il contrario: “Ostinatamente contrario – aggiunge STRE – capisco le regole di mercato ma continuerò a fare di testa mia. Una intro lunga un minuto se mi fa, e il ritornello dove deve stare. Non so scrivere una canzone per i social. Forse non mi interessa nemmeno”.
Al punto che da napoletano, in un momento in cui sotto l’aspetto del marketing l’hashtag #napoli è vincente, STRE fa anche in questo caso di testa sua: “Canto in italiano. Adoro la mia città che da bistrattata è diventata di tendenza, al punto che cantano in napoletano anche i non napoletani. Ma con l’italiano penso di esprimere tutto quello che ho da dire…”
STRE e i video
La passione per l’arte visual emerge prepotente in tutti i lavori di STRE: “Ormai nessuno trasmette più videoclip, MTV sta chiudendo. Ma io trovo che il video sia ancora una forma d’arte straordinaria, in grado di illustrare una canzone in modo davvero significativo. Per me un video è un cortometraggio, un minifilm. E come tale lo penso. Quando ho scritto ‘Spaventapasseri’ non sono partito da una idea musicale, ma da una reference cinematografica che era ‘Nightmare before Christmas’ che cito nel testo riferendomi allo spaventapasseri con la testa da zucca”.
Con maestri importanti: “Su tutti Alfred Hitchcook che diceva che in un film per far funzionare le cose doveva essere collegato e che ogni finale deve svelare qualcosa dell’inizio del film. Anche per questo Spaventapasseri l’ho voluta chiudere con un bridge. Altra scelta informale…”
Il percorso di STRE: radici, sperimentazioni e futuro
Il sogno di ogni musicista sarebbe Sanremo… “Palco straordinario, opportunità importante ma anche qui secondo me si sta andando nella direzione sbagliata. Hanno cambiato il regolamento per cui i brani devono durare meno di tre minuti. Mi sembra folle questo desiderio di inscatolare le cose in un contenitore sempre più stretto, mi fa automaticamente venire voglia di uscire dalla scatola e di non stare nel format”.
La storia artistica di STRE parte da lontano: dagli inizi con la band Gruppo Sanguigno, passando poi alla scelta del percorso solista nel 2018. Da allora non ha mai smesso di ibridare linguaggi e sperimentare.
Ma ciò che lo distingue non è solo la tecnica, né la qualità dei suoi videoclip, quanto la volontà di raccontare sempre ciò che è umano, fragile e universale: “La sensibilità è un dono e una ferita insieme. Io semplicemente provo a non nasconderla”
IL VIDEO DI SPAVENTAPASSERI DI STRE